Ennio Morricone: la bellezza della melodia, la spiritualità e la musica come esperienza di vita. Dialogo col compositore Cristian Carrara

di Daniele Madau

Tutto il mondo piange e ricorda Ennio Morricone, artigiano di emozioni che ha saputo vestire la nostra quotidianità con la sua musica, impreziosendo i nostri ricordi. Lo ricordiamo con Cristian Carrara, direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini, compositore di musica sinfonica e cameristica, ma anche di opere destinate al teatro musicale e alla televisione, considerato tra i più originali della sua generazione.

Può spiegarci, da compositore, la musica di Ennio Morricone e presentarci quella che, secondo lei, era la sua idea di musica? Lei ha la stessa idea?

Ennio Morricone era un artista completo, e lo possiamo capire dalla sua produzione: la musica per il cinema – la più conosciuta – la musica cosiddetta “assoluta”, la musica leggera, le canzoni. Caratteristica fondamentale della sua musica, a mio avviso, è l’estrema cantabilità, tipicamente italiana. L’idea della cantabilità non deve, però, portare a sminuire la sua musica, che sapeva essere alta e, proprio perché caratterizzata dalla cantabilità, popolare insieme. Questa attenzione alla melodia, e la sua facilità a scriverne di memorabili, si inserisce pienamente nella tradizione italiana, quella di cui fanno parte Vivaldi, Rossini, Verdi e Puccini. Ennio Morricone stesso, inoltre, ripeteva spesso che la sua musica era frutto di un lavoro artigianale, meticoloso, costante; quasi a voler ridimensionare l’idea dell’ispirazione, “che viene da non si sa dove”, come unica via per scrivere musica. Il lavoro del compositore, contrariamente a quanto si possa pensare, è un lavoro umile, quotidiano, simile, proprio, a quello dell’artigiano. In ultimo, la sua musica credo fosse molto legata alla sua esperienza di vita: pensiamo al suo rapporto con la moglie, così lungo e forte, che ha avuto una ricaduta importante nella sua produzione. Trovo questo modo di vivere l’esperienza del compositore, estremamente condivisibile.

Anche lei, come Morricone, ha scritto musiche per la narrazione, anche se prevalentemente per il teatro musicale.

Ho scritto prevalentemente musica per il teatro musicale, opera lirica, che è qualcosa di diverso rispetto alla musica per il cinema, anche se, in qualche modo hanno entrambe una forte valenza narrativa. La musica per il cinema, a cui si sono avvicinati nel ‘900 grandissimi compositori “classici” come Prokofiev, Vaughan Williams o William Walton, ha come fine primo quello di valorizzare, dando profondità psicologica ed emotiva, la narrazione descritta dalle immagini. E’ un lavoro complesso, non inferiore alle altre composizioni musicali. Una grande colonna sonora, come quelle di Morricone, riuscirà a far ricordare la sua musica più del film stesso, a vivere al di là del successo del film per cui è stata scritta, a diventare musica a sé stante. Ma nasce al servizio dell’immagine, e per questo è concepita. Nella opere liriche, invece, la narrazione, con i suoi tempi e le sue modalità, è totalmente affidata alla musica. Il compositore, nello scrivere, immagina come si svilupperà la vicenda attraverso la partitura. E’ lui che sviluppa (mettendo in musica le parole del libretto) che, in qualche modo, sviluppa la drammaturgia musicale del suo lavoro.

Ennio Morricone è stato Accademico di Santa Cecilia, un’istituzione che ha eseguito alcune delle musiche che lei ha composto

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, a Roma, ha eseguito, tanto tempo fa, una mia musica giovanile, e devo ammettere che, come per tutte le prime volte – come per il Maggio Fiorentino e la Berliner Hall, è stato molto emozionante. Un’emozione a cui si unisce, per quanto mi riguarda, anche una certa paura puerile, quella cioè che nelle parti orchestrali, o in partitura, vi siano refusi, note sbagliate, piccoli errori che, se non si correggono subito, rischiano di alterare il risultato che avevi in mente. In una prima esecuzione si svela la musica per come l’hai scritta e puoi verificare se quanto hai scritto corrisponde a quello che effettivamente volevi comunicare. Ennio Morricone, però, è stato un accademico di Santa Cecilia, e cioè un membro dell’Accademia eletto dagli altri Accademici per la sua carriera e la sua rilevanza. Una cosa molto diversa dalla mia, più piccola, esperienza.  

La fede è qualcosa che vi accomuna anche se, nella sua produzione, vi sono titoli che rimandano espressamente al tema religioso, mentre di Morricone ho in mente solo sue dichiarazioni e non titoli di chiara matrice religiosa

Anche Ennio Morricone ha scritto composizioni espressamente religiose, penso alla ‘Missa papae Francisci’; però, io trovo si possa rintracciare una sua “visione” spirituale anche nella sua musica “applicata”. Come dicevo prima, la musica che scrivi è diretta conseguenza dall’esperienza di vita che hai. Del resto, la fede ha tratti simili all’atto creativo: sgorga, in qualche modo, dalla propria interiorità. Io non ho mai scritto musica propriamente sacra – come una messa o un requiem – però la mia musica ne è imperniata in quanto esperienza di riflessione e meditazione. Penso a ‘Machpelah’ ( termine ebraico che indica “la coppia” e che identifica la Tomba dei Patriarchi ad Hebron) che mi ha permesso di riflettere sull’amore, o a ‘Liber Mundi’: il ‘Libro del Mondo’ è la Bibbia; o, ancora, a ‘Luci danzanti nella notte’, sulla tragedia dell’olocausto.

Qual è la sua composizione di Morricone preferita?

Certamente può venire in mente la colonna sonora di ‘Mission’, però io direi le musiche per ‘Canone inverso’ e ‘La leggenda del pianista sull’oceano’.

Qual è la funzione della musica nel valorizzare e interpretare il presente? Come si deve essere per essere contemporanei e, in futuro, classici?

Saper interpretare il presente significa portare sé stessi, la propria esperienza di vita nel mondo e cioè essere autentici. La ricerca di una corrispondenza autentica tra ciò che si scrive e ciò che si è. In questo consiste, a mio avviso, una parte importante della qualità della musica di Morricone.

One thought on “Ennio Morricone: la bellezza della melodia, la spiritualità e la musica come esperienza di vita. Dialogo col compositore Cristian Carrara

  1. Le colonne sonore di Morricone sono speciali per due motivi: da un lato sono bellissime se ascoltate da sole, dall’altro sono così intimamente fuse con il film insieme al quale sono nate da essere un elemento che quasi non ti accorgi che ci sia mentre lo guardi, ma che se viene a mancare peggiora nettamente la visione

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