‘Non lasciateci soli proprio ora’

di Daniele Madau

Le notizie che arrivano dall’Afghanistan turbano i nostri giorni e, con le immagini degli assalti all’aeroporto per trovare una fuga di speranza -che hanno fatto parlare di ‘fallimento occidentale’ -, ci fanno riflettere su quanto valgano i diritti e su quanto è prezioso l’aiuto di chi, come l’organizzazione Pangea, spende la vita per l’emancipazione delle afghane e per la salvezza dei bambini. Ho potuto intervistare il fondatore della onlus Luca Lo Presti

“Pangea è una fondazione che opera a Kabul dal 2003 e quello che abbiamo in Afghanistan non è un progetto ma famiglia.
Abbiamo a cuore tutte le ragazze dello staff e conosciamo una per una tutte le nostre beneficiarie e i loro bambini.
Ovviamente il progetto cambierà nelle prossime settimane, non abbiamo scelta.
Non sappiamo ancora come. Dovremo agire di nascosto e nel silenzio ma Pangea non abbandonerà l’Afghanistan: continuerà a lavorare per le donne e i loro bambini.
Al momento la nostra priorità è mettere in salvo lo staff afghano, donne che in questi anni hanno lavorato con coraggio per aiutare le donne. E che ora rischiano violenze, stupri e di essere uccise.
Dobbiamo metterle in sicurezza per poter ricominciare presto ad aiutare le donne e i bambini a Kabul.

Quello di Pangea a Kabul è un progetto fastidioso per i talebani.
Non è un progetto sanitario utile anche ai talebani.
Ma è un progetto di vitale importanza per le donne e i bambini di Kabul e non possiamo lasciarli soli.

Come fa sempre Pangea, saremo trasparenti e onesti e rendiconteremo al centesimo quanto raccolto.
Vi racconteremo le storie delle donne aiutate e dei loro bambini.
E speriamo di tornare presto a mostrarvi foto e video con i loro sorrisi e i loro occhi felici”

Questo si legge nella pagina della onlus ‘Pangea’ e ho voluto subito metterlo in evidenza, affinché, chi può, attraverso il sito, li aiuti.

Nostante le ore drammatiche e i continui squilli del telofono, soprattutto da Kabul, Luca trova il tempo per l’intervista:

Qual è la situazione ora a Kabul dato che, dopo qualche giorno di apparente calma, cominciano ad arrivare notizie delle prime violenze?

Notizie negative ce ne sono tantissime ogni giorno. Noi sappiamo di rastrellamenti , perquisizioni nelle case delle attiviste e dei loro parenti. Sono entrati e hanno spaccato tutto. In più proprio ora ho potuto sentire da Kabul spari dall’aeroporto: la situazione sta precipitando, arrivano messaggi in continuazione dalle nostre collaboratrici che hanno paura. Siamo tutti agitati perché nonostante quello che i talebani vogliono mostrare di loro, le violenze ci sono.

A parlato delle collaboratrici e delle attiviste di Pangea: con voi riuscivano ad avere autocoscienza e a emanciparsi

In vent’anni in Afghanistan abbiamo coinvolto tre generazioni di donne che avevano davanti a loro una visione di vita totalmente occidentale, facevano qualsiasi tipo di lavoro e molte di loro andavano in giro a malapena con un velo. Le prospettive che abbiamo creato erano davvero belle. La tristezza grande è leggere frasi come quelle di un messaggio che mi è arrivato, ieri, in cui c’era scritto: ‘i nostri sogni sono andati in fumo, sono frantumati ‘ . Le ragazze che son cresciute con noi i talebani non li avevano mai visti – al contrario delle donne più grandi – e , soprattutto con loro, stavamo costruendo un cambiamento.

Cosa potete fare in questi giorni e come state agendo?

La priorità assoluta ora è mettere in sicurezza le ragazze, le collaboratrici e le loro famiglie perchè, quando sparisce una di loro, le rappresaglie ricadono sulle famiglie. Il nostro intento è portarle in Italia e continuare qui il percorso con loro e continuare ad agire in Afghanistan con chi decide di restare per operare da lì in maniera clandestina. Il nostro lavoro, infatti, non è come quello degli ospedali, che possono mostrare una loro bandiera di neutralità e sono accettati perché servono a tutti. Un lavoro di consapevolezza e diritti umani oggi, invece, è il nemico pubblico numero uno. Però non possiamo pensare di smettere, soprattutto coi processi di microcredito perché, in un momento di crisi come questo, quello che crolla è l’economia e la microeconomia che riusciamo a creare diventa fondamentale per le famiglie.

In passato siete riusciti mai a collaborare con l’autorità politica?

Mai, siamo sempre rimasti il più lontano possibile dall’autorità, perché non ci si poteva fidare di nessuno, erano governi di faccendieri, mafiosi che, senza tornaconto, non ci avrebbero fatto lavorare. Noi agiamo casa per casa, quartiere per quartiere, in maniera molto anonima.

Quale tipologia di ragazze vi segue? Sono, a esempio, religiose?

La religione è alla base di chiunque la voglia abbracciare, come da noi. Alcune sono praticanti, altre meno: tutte però credenti. La religione dei talebani, però, è tutta loro, molto integralista e radicalizzata. L’interlocutore diretto è Dio e l’unica antenna con Dio è il mullah: questo mullah può dire qualsiasi cosa e chi osa appena contraddirlo è considerato come un bestemmiatore e quindi è degno della morte. In una fase di dittatura chi comanda può interpretare soggettivamente la scrittura e ha potere assoluto. Ma mi sento di dire che Dio non c’entra: ci sono poteri personali, internazionali, i soldi, il controllo di una zona che strategicamente, geopoliticamente ed economicamente è importantissima. La Cina, che oggi sta stringendo un accordo di ferro coi talebani, ha interessi nell’estrazione del petrolio per tre miliardi di dollari. Dio, in tutto questo, non c’entra niente. La religione è uno strumento per imbonire le masse e diventa viatico di dittatura e massacri.

‘Pangea’ è una creatura sua, ora più che mai immagino che la sua missione continui

Non ho mai dubitato e oggi ci si sente addosso una responsabilità grande perché più che mai, oggi, è tangibile il fatto che se riusciamo nella nostra missione stiamo salvando vite umane. C’è tristezza perché abbiamo una promessa verso tante persone che non può venire tradita, perché contano su di noi. Se posso lanciare un appello, dico che abbiamo bisogno di tutti, di risorse economiche per far fronte agli impegni, per salvare la vita a tante gente. Non lasciate sola ‘Pangea’.

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