Alcune considerazioni sul ‘Green Pass’: opinioni a confronto

di Luigi Olla

Dopo l’approvazione, in Consiglio dei Ministri, dell’obbligo -dal 15 ottobre – della ‘Certificazione Verde’ per tutti gli ambiti lavorativi, ricevo e volentieri pubblico una riflessione, sul dibattito suscitato dal ‘Green Pass’, di Luigi Olla, docente di Storia e Filosofia, che fornisce spunti preziosi, anche normativi, per orientarci all’interno del dibattitto stesso.

Non capita tanto spesso di vedere i cittadini di uno Stato così pesantemente spaccati su un tema di interesse pubblico ma è normale che su questioni di tale rilevanza, come quella relativa al Covid 19, le prese di posizione siano talvolta anche piuttosto dure. Le tensioni che in questi ultimi giorni si stanno verificando sul ‘Green Pass’ sono solo il punto di arrivo di una situazione che è divenuta critica ad oltre un anno dall’inizio della pandemia e che rischia di surriscaldarsi nelle prossime settimane quando le misure che verranno adottate dal Governo entreranno a pieno regime. Il parlamento sta infatti convertendo in legge il decreto approvato il 6 agosto che ha già superato lo scoglio della Camera e che in questi giorni verrà discusso in Senato, dove, con tutta probabilità, verrà posta la questione di fiducia.
Ma cos’è il ‘Green Pass’, qual è il quadro normativo di riferimento che lo legittima e soprattutto perché sta generando così tanti malumori anche all’interno di alcune cerchie di intellettuali ed esponenti del mondo universitario che si sono schierati apertamente contro?
Tra i primi ad aver preso posizione spiccano Massimo Cacciari e Giorgio Agamben con un
articolo pubblicato sul sito dell’Istituto italiano per gli studi filosofici nella sezione “Diario della crisi”, inaugurata nel febbraio del 2020, proprio all’inizio di questa epidemia. L’impianto argomentativo appare piuttosto debole e di scarso effetto. Il primo elemento che emerge è quello della “discriminazione”: il decreto sul ‘Green Pass’ creerebbe “automaticamente” una categoria di “cittadini di serie B”. Affermare ciò è un’esagerazione per il semplice fatto che un provvedimento, per essere considerato tale, deve avere un chiaro e deliberato obiettivo discriminante. Allora anche la patente di guida sarebbe discriminante perché esclude, ad esempio, i quattordicenni, diverse categorie di disabili, persone anziane con gravi problemi fisici.
Alcune formazioni politiche hanno tirato in ballo le leggi razziali promulgate ai tempi dei
totalitarismi nazista e fascista. Il confronto non regge per il semplice fatto che tali provvedimenti avevano il chiaro intento di escludere gli ebrei dalla vita sociale, economica e politica dello Stato mentre il ‘Green Pass’ è, al contrario, un dispositivo sanitario. La cosa più curiosa è che tali considerazioni provengono, in larga parte, da partiti che si ispirano in maniera più o meno diretta alla medesima tradizione culturale.
Spesso però la propaganda politica procede per slogan per cui certi problemi su cui
occorrerebbe una riflessione accurata vengono invece estremamente banalizzati.
Ma torniamo all’articolo di Cacciari e Agamben. Secondo i due professori i decreti governativi potrebbero essere assimilati a quelli emanati da “regimi dispotici” come quello cinese, l’Unione sovietica o il Fascismo. Anche in questo caso l’analisi pare grossolana e superficiale. Non basta una legge che prescrive un obbligo a metterci di fronte ad una dittatura: in questo caso si snaturerebbe la stessa categoria generale e qualsiasi Stato potrebbe essere definito autoritario ogni volta che adotta misure coercitive.
Una considerazione sui due professori però va fatta: la loro presa di posizione risale certamente a tempi non sospetti, quando ancora non si parlava del coinvolgimento del mondo universitario.
Diversa è la posizione del prof. Barbero che ha esposto il suo punto di vista sulle pagine del ‘Corriere’ sottoscrivendo, insieme a qualche centinaio di docenti, un appello di protesta. Il suo intervento ha suscitato forti critiche, forse anche perché è arrivato fuori tempo massimo, quando ormai il decisore politico aveva esteso il provvedimento alle istituzioni universitarie. Per questo motivo alcuni hanno parlato di “difesa corporativa”, come a dire che mi muovo solo quando la mia categoria viene coinvolta.
Ed effettivamente il prof. Barbero non ha proferito parola quando il mondo della scuola subiva i pesanti attacchi del generale Figliuolo che citando dati errati parlava di alte percentuali di non vaccinati nel mondo della scuola. Nessuna presa di posizione quando si predisponevano le sospensioni per tutti quei docenti e collaboratori scolastici che non si sarebbero messi in regola con i certificati.
Ma analizziamo il contenuto del documento di protesta. Oltre alle ormai classiche
argomentazioni della “discriminazione” e della coercizione (quindi roba da dittatura) si aggiunge quella dell’incostituzionalità (il riferimento è all’articolo 32) e della non conformità alla normativa europea (Regolamento UE 953/2021): “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate” per diversi motivi o “che hanno scelto di non essere vaccinate” . Ora, in riferimento all’art. 32 della Costituzione è vero che non si possono obbligare i cittadini
“ad un determinato trattamento sanitario” però, seguendo a leggere, si specifica: “se non per disposizione di legge” e la nostra situazione è caratterizzata da una grave emergenza. Lo stesso Zagrebelsky ha espresso forti riserve a proposito.
Sul riferimento al Regolamento Ue si rischiano ulteriori scivoloni. E’ infatti lo stesso dispositivo che da agli Stati membri la possibilità di rilasciare certificati alle “persone vaccinate o che hanno avuto di recente un risultato negativo a un test per la COVID-
19 e le persone che sono guarite dalla COVID-19 nei sei mesi precedenti” perchè queste “sembrano comportare un rischio ridotto di contagiare altre persone con il SARS-CoV-2” e quindi non costituiscono “un rischio significativo per la salute pubblica”.
Inoltre dato che il ‘Green Pass’ è un certificato che vale per tutti, dove sta la “discriminazione”?
Sempre nell’Appello si evidenzia che il dispositivo approvato:
“è una misura straordinaria […] che comporta rischi evidenti, soprattutto se dovesse essere prorogata oltre il 31 dicembre, facendo affiorare alla mente altri precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere.”
A quali eventi storici si fa riferimento? Leggi di Norimberga? Leggi razziali? Non si capisce perché non si scriva esplicitamente e nel caso il paragone non reggerebbe. E’ un dato di fatto che il ‘Certificato verde’ sia fondato sul principio della tutela della salute e non sull’esclusione di determinate categorie di persone come erano, ad esempio, sia i provvedimenti che abbiamo citato che il regime di white supremacy negli Usa o l’apartheid in Sudafrica. Desta meraviglia, quindi, che tra i sottoscrittori di questo documento figurino anche degli storici.
Dopo Barbero cade pure Canfora:
“Gentile Colantoni, la guerra dei vaccini è uno dei peggiori capitoli
della storia del profitto capitalistico. Perciò è vergognoso il
tentativo coercitivo in atto. Per giunta si tratta per ora di prodotti
sperimentali. Il che rende ridicolo il paragone con altri episodi
(obbligo di vaccinazione contro il vaiolo). Ma l’orchestra
giornalistica è tutta addomesticata o attonita.
Buon lavoro”
Questo è quanto scritto in una breve mail spedita a David Colantoni della redazione di YOUng.
La posizione portata avanti dal professore appare del tutto incomprensibile. Parla di “guerra dei vaccini”, “profitto capitalistico”, “sperimentazione”, “orchestra giornalistica […] addomesticata”.
La prima espressione non ha proprio senso ed è degna del peggior populismo: guerra di chi contro chi? Quali sarebbero gli schieramenti? La seconda appare totalmente fuori bersaglio visto che nella nostra società tutto ha a che fare con le logiche di mercato: utilizzare un pc o uno smartphone, guidare una macchina, avere un profilo su Fb; le ultime due sono proprio false: sanno ormai tutti infatti che il vaccino non è sperimentale e non mi pare proprio che la stampa metta il bavaglio alle posizioni contrarie ai vaccini.
Ovviamente lungi da me la volontà di difendere a spada tratta il ‘Green Pass’. Si tratta di un dispositivo limitato ed imperfetto, criticarlo sarebbe come sparare sulla Croce rossa. Siamo di fronte ad un provvedimento emanato da un governo debolissimo e privo dell’autorità necessaria per imporre l’obbligo vaccinale, unica soluzione possibile per limitare (e si spera bloccare) la circolazione del virus.

Una opinione su "Alcune considerazioni sul ‘Green Pass’: opinioni a confronto"

  1. Complimenti per l’articolo chiaro ed esaustivo che condivido in toto. In un momento di grande confusione che, ahimè, ha coinvolto anche figure di intellettuali di spessore, leggere la riflessione del prof. Olla aiuta a riportare la discussione su vaccini e G.P. ad un livello di concretezza privo di sfumature ideologiche decisamente fuori luogo in un contesto di emergenza sanitaria.

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