Il conflitto in Ucraina: storia e informazione

Pubblico, molto volentieri, un editoriale nato da un momento di studio e approfondimento che abbiamo dedicato al tragico conflitto in Ucraina in una quinta liceo classico

Il 21 febbraio 2022 Vladimir Putin, capo di stato russo, ha dichiarato durante un discorso tenutosi presso la tv di Stato, l’intenzione di “smilitarizzare” la regione ucraina del Donbass. Da quel giorno si sono verificati gli eventi che hanno portato al conflitto odierno e per i quali si è costretti oggi a discutere di guerra. Per comprendere meglio ciò che è successo, è necessario fare un passo indietro e ripercorrere gli avvenimenti storici precedenti, a partire dalla questione del Donbass. La suddetta regione faceva già parte dell’Ucraina nel 1917, prima ancora che l’Unione Sovietica (URSS) nascesse. Dal 1922 al 1991 fece parte dell’URSS, da cui tornò a separarsi formalmente in seguito alla sua caduta. Da quel momento in poi il Donbass tornò ad essere una regione geografica dell’Ucraina, Repubblica ora di nuovo indipendente. Tuttavia il territorio del “bacino del Donec” si rivelò da subito essere a maggioranza filorussa e di fatto la situazione non è cambiata: basti pensare al fatto che circa l’80% della popolazione sia russofona. Naturalmente ciò è sempre stato fonte di disordini sociali, causati dall’evidente scontento della popolazione filorussa e che portarono, nel 2014, allo scoppio di quella chiamata “guerra del Donbass”. Questa ebbe inizio, ufficialmente parlando, il 6 aprile 2014, quando alcuni manifestanti armati si impadronirono dei palazzi governativi delle regioni di Donetsk e Lugansk. La causa scatenante fu l’avvicinamento da parte dell’Ucraina all’Unione Europea. È interessante notare il fatto che, solo un mese prima, la Crimea aveva dichiarato la sua indipendenza dall’Ucraina, per poi essere annessa alla Russia, ma con un trattato non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Risulta essere chiaro, dunque, che la crisi russo-ucraina non ha avuto inizio nel febbraio del 2022, ma ben otto anni prima, e che affonda le sue radici nella storia di quasi un secolo fa. Quella che Putin aveva chiamato “smilitarizzazione” e che, secondo quanto da lui dichiarato, avrebbe dovuto interessare la sola regione del Donbass, oggi viene definita e considerata come vera e propria invasione russa dell’Ucraina (iniziata il 24 febbraio). Infatti il conflitto, con un’escalation militare a dir poco rapida, si è diffuso in quasi tutto il territorio ucraino. Allora appare evidente che, oltre alla questione del Donbass, ci debbano essere altre motivazioni dietro alla mossa politico-militare attuata da Putin. Negli ultimi tempi l’Ucraina si era mostrata sempre più vicina all’Unione Europea e aveva espresso la volontà di voler entrare a far parte della NATO. Quest’ultima nacque nel 1949, dopo la Seconda guerra mondiale, con il fine di difendersi da un eventuale attacco militare da parte dell’URSS. Era inizialmente costituita da buona parte dei paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti d’America, sicuramente il più influente tra tutti quelli interessati. Ad oggi l’URSS non esiste più, ma la NATO continua a esistere; Stati Uniti e Russia sono due delle potenze mondiali più grandi, in competizione tra loro e con ideali politici, sociali e economici differenti. É dunque probabile che anche ciò abbia spinto il governo russo all’azione militare; infatti, l’eventuale entrata dell’Ucraina nella NATO avrebbe comportato ritrovarsi le forze statunitensi al confine e con in mano i punti strategici (militari e non) del territorio ucraino.

Queste appena esposte sono possibili motivazioni legate al conflitto, ma di certo non possono essere giustificazioni. É possibile giustificare una guerra? Assolutamente no, soprattutto quando arriva a coinvolgere pure i civili, tra cui malati e bambini. In Europa si è già assistito alle atrocità legate alla guerra, nella Prima guerra mondiale quando furono coinvolti i civili e i soldati furono costretti a combattere e a vivere nelle trincee, nella Seconda guerra mondiale quando milioni di persone furono deportate. Ma non solo, un altro esempio è quello della guerra in Bosnia ed Erzegovina e, inoltre, si è a conoscenza di conflitti avvenuti al di fuori del territorio europeo. Non si tratta più di constatare chi abbia ragione o meno, se Putin, l’Ucraina o qualsiasi altra potenza. Si tratta di denunciare gli atti atroci e ingiustificabili che si stanno verificando durante lo svolgimento del conflitto. Un esempio lampante è quello di Odessa che, quando è stata bombardata nel mese di aprile, ha visto tra le sue vittime alcuni civili, di cui sia feriti che morti. É inevitabile che durante dei bombardamenti vengano coinvolti anche edifici adibiti ad abitazioni: molti di questi fortunatamente erano vuoti. Ciò, tuttavia, non conferisce un aspetto meno atroce ai bombardamenti, tutt’altro; un’enorme quantità di civili ha perso la propria casa e i rifugiati in paesi europei, quando torneranno nella loro terra, non troverano alcun resto della loro abitazione e saranno costretti a ricostruire tutto da capo. Non sono dunque solo la morte e gli atti violenti a preoccupare, ma tutto ciò che un conflitto militare di tale portata può provocare. Si pensi anche solo alle conseguenze psicologiche, come ai tanti bambini che si porteranno dietro per tutta la vita questi ricordi, o alle conseguenze economiche che tutti dovranno affrontare. Se qualcuno è ancora convinto che la crisi russo-ucraina non lo riguardi, in quanto persona che non abita i paesi interessati nel conflitto, si sbaglia. Non solo per una questione morale, che dovrebbe spingere chiunque a preoccuparsi della sofferenza dei suoi simili, ma anche solo per una questione economico-politica. Difatti è evidente che gli equilibri politici, sul piano mondiale, non saranno più gli stessi e che il conflitto sta portando e porterà ancora diverse conseguenze economiche. A partire dalla questione del gas, fino ad arrivare a qualsiasi altro accordo economico che l’Unione Europea, e in particolare l’Italia, ha stabilito con la Russia. É necessario perciò interessarsi sempre degli sviluppi del conflitto e avere spirito critico, saper analizzare e valutare le informazioni che si reperiscono tramite i vari mezzi di comunicazione. Così come è importante non incappare in fake news o articoli di pura e becera propaganda: non bisogna trovare un buono e un cattivo, ma cercare di comprendere.

L’unico dubbio che può sorgere a questo punto è per quale motivo nessuna potenza sia intervenuta prima, attraverso vie diplomatiche. Come già detto, la crisi è iniziata nel 2014, è perciò possibile che nessuno avesse previsto l’esplosione di un possibile conflitto? Non si può sapere con certezza, ma si deve fare il possibile affinché il tutto possa finire al più presto, attraverso vie diplomatiche e pacifiche. Dopotutto, attraverso lo studio e l’analisi della storia del secolo scorso, si dovrebbe aver già compreso come ricorrere alle armi per combattere altre armi, porti solo a un utilizzo sempre maggiore delle stesse.

A preoccupare, al momento, è la notizia secondo cui Putin, il 9 maggio, potrebbe dichiarare ufficialmente guerra all’Ucraina, abbandonando l’utilizzo del termine “operazione speciale” (fortunatamente, questa dichiarazione non è arrivata. Ndr). Lo stesso giorno in Russia si festeggia la “Giornata della Vittoria”, che celebra la sconfitta della Germania nazista: si tratterebbe ancora una volta di una strategia propagandistica attuata da parte del leader russo, che aveva già parlato di “denazificazione” dell’Ucraina.

A cura di

Corgiolu Sara,

Damasco Francesca,

Lecca Gaia,

Sannais Antonio

Una opinione su "Il conflitto in Ucraina: storia e informazione"

  1. Sono pienamente d’accordo con chi scrive che non bisogna cercare motivazioni a sostegno o contro. Credo che chi ama veramente la pace non possa far altro che questo: mettere una pietra sopra tutti gli errori che l’umanità ha compiuto da sempre, chiedere perdono a Dio e pregare affinché si riparta da zero a ricostruire una società nuova dove tutti si possa vivere concretamente e godere dei frutti del Creato. Mi rendo conto che non è facile percorrere questa strada ma almeno proviamoci, ognuno nel suo piccolo, così come ci hanno provato tutti coloro che ci hanno preceduto e sono diventati martiri. Sono certo che in questo percorso non avremo niente da perdere ma tutto da guadagnare.
    Concludo invitando tutti noi, ma proprio tutti, indipendentemente dal proprio credo, a trovare la pace dentro di noi prima ancora di cercarla negli altri e di invocarla quando oramai è troppo tardi. Le stalle vanno chiuse prima che i buoi scappino……
    Buona serata a tutti
    Alberto

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