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Scuola, luogo di amore e miracoli

di Daniele Madau

Titolo forte, superficiale, impegnativo, ottimista. Ma è la verità, accade.

Accade perché la scuola, come da ultimo contratto collettivo degli insegnanti, è una ‘comunità educante’. Accade perché è un luogo in cui convergono lo studio dei ragazzi – e ‘studio’ etimologicamente significa, in primis, ‘passione’, ‘zelo’, ‘ardore’, ‘desiderio forte’ -, il lavoro degli insegnanti – anch’esso lavoro di ‘studio’, di passione -, le professionalità dei dirigenti, degli amministratori, degli educatori, dei collaboratori, e le aspirazioni delle famiglie.

Tutti con uno scopo: il bene dei ragazzi.

Certo, è un’alchimia che, spesso, non riesce: gli ingredienti non sempre sono della qualità richiesta per l’esperimento. Quando lo sono, però, il risultato è unico, che fa della scuola un luogo unico.

Quale altro luogo, infatti, ha queste caratteristiche? Forse il parlamento? Lo cito perché dovrebbe essere la sede delle discussioni e delle decisioni, per eccellenza, volte al bene comune. Gli interessi di parte, partitici, tuttavia, non lo permettono. Lo scrivo da amante della politica e militante; non cieco, però, soprattutto in questi tempi di politica strana, lontana dai valori che, protetti dalle mura di un liceo, sembrano lì ancora sacrosanti.

La scuola non ha interessi di parte, ma parti che sanno di dover agire per il solo bene dei ragazzi, e questo è il fine più nobile, alto, doveroso di ogni attività umana.

Perciò penso ancora che l’insegnamento sia il mestiere più bello. Anche questa affermazione può essere banale: io, però, la reputo vera.

Esistono mestieri più gratificanti – a cui penso- e che, a volte, mettono in crisi il mio essere docente per vocazione, o convinzione: giornalista, politico a tempo pieno, scrittore a tempo pieno. A parte l’elenco da bambino e fermo restando che non so se ne avrei avuto la capacità, gli insegnanti sanno che la meraviglia del seme che cade nella terra del cuore di un ragazzo, e di quel ragazzo che ringrazia per questo seme e per ciò che sente crescere, non ha eguali e paragoni, se la tua sensibilità sa coglierla. La immagino, amplificata, nei missionari o nei cooperanti, laddove manca tutto.

Certo, esistono le delusioni, le perdite di senso, le mancate gratificazioni economiche (vexata quaestio), ma sono le spine delle rose, i sassi sulla strada più bella, gli ostacoli verso il traguardo non di gloria ma di gioia contenuta e profonda, di pace. La pace che dà un luogo di giovani, pace di ottimismo, futuro, educazione.

Ecco perché vicende come quella di Cloe Bianco sono scandalose e niente hanno a che fare con la scuola: Cloe, sicuramente, era accettata dai suoi alunni. Oserei dire che il ‘potere’, deandreianamente parlando, l’ha portata al suicidio, non la scuola dei ragazzi, e dei miracoli.

Ma quali sono questi miracoli?

Sono semplici, non ci si aspetti chissà cosa. Ragazzi che, all’orale della maturità, ringraziano i prof., dimostrano entusiasmo, si commuovono.

Altri che ti dedicano una pagina ognuno di un diario e scrivono che non ti dimenticheranno mai.

Picccoli, ma veri, miracoli. Che ti portano a credere nel bene, nella giustizia, nella bontà, nell’amore: in una parola, nei valori, per cui un uomo vive.

E questo è un altro vero, grande, miracolo.

Scusate la banalità.

2 pensieri riguardo “Scuola, luogo di amore e miracoli

  1. Buongiorno

    Ringrazio Daniele per aver dedicato attenzione a questo argomento perché a mio avviso è dall’interesse che la società trova in esso che può aiutare la stessa a tentare di risolvere i problemi che attanagliano le famiglie in quest’epoca: l’educazione dei figli, le relazioni con chi, oltre a loro, si interessa alla loro crescita, la loro stessa preparazione ad essere cellula vera, responsabile, cosciente di avere un ruolo determinante nella società.
    Bisogna adottare, tutti noi, una visione collettiva tale che ci porti a sporcarci le mani, a rimboccarci le maniche, a sentirci coinvolti in un progetto educativo che vada aldilà dei piccoli recinti, degli interessi egoistici per cambiare rotta e aspirare ad una società migliore.
    Credo che in quelle “aspirazioni delle famiglie”, di cui tu Daniele parli, ci sia un contenuto talmente vasto che, a volerne parlare approfonditamente, ci sarebbe tanto da dire.
    Le Famiglie dovrebbero essere coinvolte per prime nel processo educativo, i genitori dovrebbero essere aiutati a svolgere il loro ruolo con la consapevolezza che proprio loro sono quell’anello insostituibile che “lega” i loro ragazzi alle due sponde: appunto la società e la famiglia stessa. Senza quest’anello la catena si spezza e proprio così avviene.
    Vorrei concludere con un’esortazione agli educatori, ai genitori, alle famiglie e a tutti coloro che si occupano di educazione: non fermiamoci a pretendere dai nostri ragazzi esclusivamente il raggiungimento di determinati obbiettivi che nella vita sono pur necessari. Spieghiamo loro e soprattutto testimoniamo che il percorso per raggiungere tali obbiettivi e poi il loro raggiungimento non potrà essere vissuto “da soli”, “isolati nel proprio successo” ma dovrà essere condiviso affinché per primi loro stessi ne gustino il sapore e di conseguenza la stessa società che li ospita.

    saluti

    Alberto

    7 Luglio 2022

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