Un galantuomo alla gogna

di Ignazio Locci

E fin troppo facile iniziare con un siamo alle solite, ma quello che è accaduto in
Parlamento è la rappresentazione del cupio dissolvi che infesta la nostra politica.
Su 18 legislature, ad oggi ben 10 si sono concluse anticipatamente.
Questo scioglimento rappresenta comunque un unicum perché per la prima volta
verremmo chiamati alle urne nel primo autunno. È stata infatti abbandonata la
consuetudine da prima repubblica dei governi balneari che trovavano ragione sia nei
tentativi di calmare i pruriti estivi di alcune forze politiche, sia nella responsabile attenzione a porre in sicurezza la macchina Italia con un governo che seppure balneare operava con pienezza di poteri per portare a compimento importanti e necessari obiettivi di governo, primo fa tutti il bilancio pubblico. Ma questa volta non sarà così. Forze politiche , anzi rappresentanti di schieramenti politici, poco adusi non solo alle buone maniere, ma anche e soprattutto alla conoscenza delle regole e leggi che scaturiscono dalla nostra Costituzione hanno ben pensato di sfiduciare il governo in carica per lascarlo comunque all’opera per tentare di levare le cosidette castagne dal fuoco. Le indicazioni del Presidente della Repubblica ci hanno chiarito inequivocabilmente quello che accadrà in questi prossimi pochi mesi.
Ma non è solo una questione di tecnicismi o di regolamenti.
Quello che è avvenuto ha dell’incredibile, perché da una parte a causa dei pruriti del populismo (il M5S) e d’altra parte dal disperato tentativo (del resto) di Forza Italia e del fantasma della Lega di mettere le mani sul governo della nazione e anche di primeggiare sul partito della Meloni, è stato sacrificato uno dei migliori governi che in questi ultimi 17 mesi ha ben operato per riportare l’Italia sullo scenario Europeo e mondiale, guidando la nazione in una serie di riforme che silenziosamente ed incisivamente ci aprivano le porte ad uno sviluppo sociale ed economico condiviso con gli altri grandi stati dell’Europa.
Non sarà facile da adesso in poi raggiungere questi obiettivi e anzi se non poniamo la
massima attenzione alla ricerca di alleanze politiche mature ed equilibrate, rischiamo
veramente di fare un passo indietro, nell’economia, nei diritti, nella libertà e nella
democrazia. E quel galantuomo che ha contribuito a salvare anche l’economia italiana ,
non dimentichiamo la sua intuizione del whatever it takes, e l’impegno profuso nel guidare il governo in questi difficili ed inaspettati ultimi tempi, non meritava e non merita la gogna politica alla quale dei perfetti ignoranti della “res pubblica” lo hanno sottoposto.
Grazie Prof. Mario Draghi, uno dei pochi galantuomini prestati alla politica.

2 pensieri riguardo “Un galantuomo alla gogna

  1. In primis, ringrazio per il rispettabile contributo. In mio commento è espresso ai fini di un rispettoso dibattito, e non vuole in alcun modo essere un contraddittorio. Personalmente, ritengo l’operato del governo Draghi più suggestivo che sostanziale. Sul contenimento della pandemia (compito primario del primo momento di nomina) sono state fatte scelte assai sbagliate, che hanno ricondotto l’Italia in una condizione di nuova debolezza e minaccia ingravescente. L’invio delle armi in Ucraina ha assai diviso l’opinione pubblica, ed è stato senz’altro compiuto un atto quantomeno poco lungimirante e scarsamente fondato da evidenze analitiche sugli scenari possibili. Come noto, il PNRR è stato accordato e attivato, nei modi correnti e nel divenire pianificato, dal governo precedente. Infine, in costanza del governo Draghi, abbiamo avuto momenti di aumento dello spread – a fine aprile abbiamo sfiorato i 200 bp – nonostante sussistesse già l’ “ombrello” BCE. Non mi intrattengo oltre con gli esempi di claudicante gestione del Paese, ma potrei parlare dell’inflazione, dell’energia, del caro carburanti e delle risposte (ancora) poco convincenti a riguardo. Alla guida della Banca Centrale Europea è stato certamente un uomo efficace e determinato, ma ricopriva un ruolo e gli era riconosciuta un’autorità di altra natura: come capo dell’esecutivo, pur nelle larghe intese, non è a mio avviso riuscito a creare un gruppo coeso e partecipato coi gruppi parlamentari di maggioranza, risultando spesso decisionista e poco politico (nella nobiltà che, col massimo sforzo, riusciamo ancora a vedere in chiaroscuro nell’accezione della parola). Sono convinto che le elezioni sarebbero state necessarie già da qualche tempo, e sono favorevole alla chiamata al voto. La condizione degli ultimi mesi era temporanea e in qualche modo “patologica” per una democrazia parlamentare. Quello che occorrerebbe, in tutti i casi, è un riscatto della classe politica italiana, un ritorno all’autenticità, ai valori, alle competenze, al rinnovamento. I tecnici non sono politici, e – a mio avviso – ne abbiamo avuto un ulteriore dimostrazione. Ringrazio l’autore e il blog per l’opportunità di questa mia breve riflessione.

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