Lo Stato siamo noi

di Daniele Madau

La recente uscita del Rettore della ‘Università per Stranieri’ di Perugia – famigerata accademia che prostra la cultura e la lingua italiana al primo calciatore di minimo successo (e noto, letteralmente, per i suoi morsi in campo, come Suarez) di passaggio, polemista e attivissimo sui social, Tomaso Montanari, sull’Italia Repubblica delle banane, così definita su ‘Twitter’ non appena Mattarella aveva iniziato il suo ultimo messaggio di fine anno, non deve essere dimenticata come ennesima caduta dello pseudo Sgarbi – è giusto un minimo meno volgare -di sinistra, ma considerata in alcune sue valenze.

Prima, e più immediata. L’Italia non è una Repubblica delle banane. Ha avuto, e ha, politici da repubblica delle banane, evasori fiscali da repubblica delle banane, numeri di libri letti per persona da repubblica delle banane, parentopoli varie da repubblica delle banane, una certa pancia antiscientifica da repubblica delle banane. Tutti, però, ci dimantichiamo di ciò che ha attraversato l’Italia una volta diventata Repubblica. Lo è diventata dopo una cruenta e tragica guerra civile, dando per la prima volta il voto alle donne; si è saputa rialzare, rinnovare nei diritti, uscire più forte da estremismi di destra e sinistra forieri di stragi e omicidi politici. Dalla mafia, dalla P2, da Tangentopoli, da terremoti. Sino all’epidemia in cui siamo immersi. Questa è una storia di successi; farà sorridere, lo immagino. E poi, successi sull’orlo del baratro, certo, ma successi. Perché in quella massa di adepti delle banane, molto numerosa e vistosa, difficile da combattere, c’è sempre stata una rosa di eroi, a volte conosciuti ma soli, come Ambrosoli, Falcone, Borsellino, Libero Grassi, a volte sconosciuti ma uniti, come i silenziosi lavoratori onesti o i ragazzi che scendono in piazza contro la mafia.

Seconda. Lo Stato siamo noi: è vero, ci dobbiamo credere. Luigi XIV, il grande assolutista, disse ‘lo Stato sono io’; tutti noi dobbiamo considerare che sono passati trecento anni da quel modo di vivere la poltica, mentre ancora pensiamo che lo Stato, e la politica, siano i parlamentari che tremano all’idea della fine della legislatura perché non hanno un lavoro. Tutti noi, poi, siamo rappresentati da una persona, che è il Presidente della Repubblica. Ecco perché Montanari ha offeso tutti noi. Ora, alla vigilia della nuova elezione presidenziale, dobbiamo capire che questa ci interessa tutti, dobbiamo vigilare -in qualche modo- sentirci partecipi, interessati, tifare perché ne venga eletto uno degno e di nostro piacimento, anche se voteranno solo i parlamentari. Ci riguarda tutti, perché il Presidente è simbolo dell’unità nazionale e, per Costituzione, potrebbe essere ognuno di noi.

Come mi disse una volta Claudia Loi, sorella di Emanuela della scorta di Paolo Borsellino: ‘Lo Stato siamo noi’.

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