Via dalla pazza classe. Educare per vivere: intervista con Eraldo Affinati

di Daniele Madau

Eraldo Affinati è uno dei più importanti e amati scrittori italiani -è stato finalista al Premio Strega e al Premio Campiello -, è critico letterario – ha curato edizioni critiche di Milo De Angelis e Mario Rigoni Stern- ma, soprattutto, credo di poter dire, è un insegnante, un insegnante speciale: ha, infatti, fondato la “Penny Wirton”, una scuola gratuita di italiano per immigrati, di cui ci parlerà lui stesso. Con Eraldo, come si fa semplicemente chiamare e si firma, ho potuto discutere di scuola e di questo momento così difficile, aggiungendo, così, una voce autorevole alla riflessione avviata col precedente articolo.

Come state portando avanti, tu e tua moglie, la scuola Penny Wirton, in questo momento?

Le lezioni della Penny Wirton a Roma, Milano, Senigallia e tante altre sedi sparse per l’Italia (prima dell’interruzione erano 47), in questo momento di emergenza avvengono mediante video-chiamate al cellulare.Nel nostro sito, www.iquadernidellapennywirton.it, raccontiamo l’esperienza dei volontari. Raggiungiamo i ragazzi immigrati nei centri di pronta accoglienza. Facciamo resoconti giornalieri. E’ una cosa nuova che potrebbe aprire orizzonti inaspettati. Sempre nella speranza di tornare a riabbracciarci quando sarà possibile.

Come pensi dovrebbero comportarsi la scuola pubblica e i docenti?

La prima azione da realizzare dovrebbe essere quella di garantire a tutti l’accesso alle tecnologie digitali necessarie per fare didattica on line. In molte parti del Paese purtroppo ciò non sta avvenendo. E’ tuttavia innegabile che la grande maggioranza dei docenti sta affrontando questa sfida con forza e coraggio, insomma ci sta mettendo la testa e il cuore.

Come, invece, i ragazzi?

I ragazzi stanno subendo il danno maggiore perché non possono elaborare come dovrebbero il trauma delle mancate relazioni sociali. Ma hanno la capacità di ripartire. Molti di loro sapranno ricavare nella ferita di oggi le energie da usare domani.

Nel momento della rinascita e del nuovo anno scolastico, come dovrà essere cambiata la scuola?

La pandemia ci aiuta a scoprire gli ingranaggi, mostrando una comune fragilità. Professori e studenti possono paradossalmente trovare adesso, nella condizione straordinaria che sono costretti a vivere, un’autenticità di rapporto superiore a quella del passato ordinario. Quando tutto tornerà come prima, dovremo ricordare ciò che oggi ci manca. Questo non potrà che migliorare la qualità scolastica.

Quale libro consiglieresti – e che io assegnerò, a questo punto, su tuo…suggerimento – ai ragazzi per questi giorni?

Visto che ci avviciniamo al 25 aprile, direi Una questione privata di Beppe Fenoglio. Però, Daniele, dovrai essere bravo a presentare ai tuoi studenti questo romanzo spiegando loro che si tratta di un capolavoro d’amore, d’amicizia e d’avventura. Dovrai “contagiarli” di passione partecipativa. Senza obbligarli alla lettura. Se ne trovassi soltanto uno che restasse colpito dalla prosa fenogliana, potresti essere soddisfatto.

Pensi che la figura del docente uscirà rafforzata, agli occhi della società, dopo questo momento? Credi abbia bisogno di essere rafforzata e di avere una nuova credibilità? 

Penso che le famiglie, magari non tutte, ma alcune sì, si stanno rendendo conto in questi giorni, scrutando i loro figli seduti sul computer, di cosa significa insegnare. Spero che questo possa servire in futuro. Perché se il professore non ha il sostegno sociale, rischia di fallire.

Un tuo libro che mi sta particolarmente a cuore è “Peregrin d’amore”, nel quale racconti l’Italia letteraria: che Italia vedi, e hai visto, in questi tempi così difficili? Come la racconteresti?

E’ una bella Italia quella che, in prevalenza, vedo crescere adesso: come se la malattia  ci stesse fortificando. Si sta formando un sentimento corale al quale i partiti non hanno ancora avuto accesso, un patriottismo che viene dal basso, figlio dell’emozione nata dai morti, finora privo di strumentalizzazioni. Ma temo che presto qualcuno potrà calpestarlo. E invece dovremmo conservarlo come un moto interiore prezioso. Oggi siamo tutti assetati di relazioni umane. Cosa c’è di più bello?

Ci puoi parlare del tuo ultimo libro, del 2019, “Via dalla pazza classe” e della tua attività alla Penny Wirton? 

Via dalla pazza classe. Educare per vivere è un libro autobiografico e collettivo: la storia delle scuole Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati, ma anche un piccolo autoritratto: Eraldo da bambino, al tempo in cui non gli piaceva andare a scuola. Forse per questo adesso quando vedo quelli che sono com’ero io allora, mi viene voglia di aiutarli.

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