di Daniele Madau

Un giorno di tanti secoli fa, su una spiaggia di Sidone, in Libano, una bellissima ragazza giocava con le sue amiche. Era figlia di Agenore e Telefassa. Era mattina e l’incanto della natura rallegrava i cuori. La meraviglia, però, durò poco, perché la ragazza venne rapita e, dopo un lungo e penoso viaggio, portata a Creta, dove subì violenza.
La ragazza si chiamava Europa, il rapitore Zeus.
Ce lo racconta Erodoto, il ‘padre della storia’ , che vuole spiegare le origini ancestrali dello scontro tra greci e barbari-persiani. I rapimenti reciproci di fanciulle porteranno, poi, alle cause più recenti e verosimili degli scontri che culmineranno con le guerre persiane. Tramite dialoghi sulla saggezza e sulla felicità, riflessioni sul senso della vita e sugli dei, condanna del denaro e della superbia, pur senza mai avere sentimenti di superiorità o razzisti, Erodoto comincia a delineare quei valori ‘occidentali’ di libertà, democrazia e misura a cui, più che mai, oggi dovremmo guardare come a un’ancora di salvezza, un barlume di luce, una brezza nella desolata calura.
Come per l’atto brutale di un rapimento, l’Europa nasce tra i conflitti, come utopia e tensione verso una convivenza di libere molteplicità, nella pace dei diritti e dell’uguaglianza, sotto la tutela delle leggi e in una prosperità misurata- non abnorme- tale da poter accogliere chi ha bisogno.
Proprio l’estrema attenzione verso le leggi e le molteplicità ha creato qualche intoppo burocratico e qualche attrito all’interno dei 27 Stati che, occorre ricordarlo, hanno aderito volontariamente all’Unione Europea .
Ora, però, questi difetti, naturalmente, passano in secondo piano, davanti al nuovo compito di baluardo che l’Europa sta cercando di assumere, pur con tutte le difficoltà.
L’aver difeso l’Ucraina e il diritto internazionale sino a oggi, davanti alle prove di forza delle nuove superbie e violenze americane e russe, è una rinfrancante – e forse inaspettata – prova che quei valori ancora vivono. Il tentativo degli Stati storici fondatori, insieme alla Gran Bretagna, di cercare vie di pace senza abbandonare l’Ucraina è necessario, corretto, coraggioso e utopistico, nel senso migliore del termine. C’è ancora speranza, c’è vita e futuro in questo dare il bentornato all’Europa.
E, dobbiamo dirlo, l’Italia, pur con tutte le fragilità e i dubbi dei tre maggiori leader – Meloni, Schlein e Conte- , non ha indietreggiato. Anche perché in prima fila c’è sempre stato il suo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. I suoi discorsi a Marsiglia e in Montenegro, coraggiosi e lucidi, sono il manifesto più bello e in purezza dei valori europei: nati con Erodoto e ancora vivi.
Ahimè, la situazione è invece molto grave. Le manifestazioni a Zelensky da parte dei leader europei, dovute in seguito allo scempio dell’incontro-imboscata di Trump, non sono (soltanto) di solidarietà fine a se stessa: se gli USA si disimpegnano da questo fronte la responsabilità di difendere l’Ucraina dalla Russia ricadrà tutta sull’Europa, e alcuni leader hanno già capito che bisogna bloccare Putin in Ucraina, altrimenti saremo tutti a rischio. Ma l’Unione Europea, lungi dallo spiccare il volo e diventare l’entità che doveva esser fin dall’inizio, si ritrova in realtà divisa, debole, disorganizzata se non per le questioni da ragionieri o da legulei, ogni nazione guarda con diffidenza alle altre, non come a fratelli – dovrebbe essere così – ma a vicini petulanti e impiccioni. Inoltre, ogni governo nazionale europeo è infarcito di forze politiche scettiche o apertamente ostili all’ Europa unita. Bisognerebbe mettere da parte le divergenze ed agire in coordinamento verso uno scopo comune, ma onestamente faccio fatica a vedere un futuro di intese su questi temi polarizzanti quando nell’unione ci sono alcuni partiti di governo con posizioni più morbide o anche apertamente amichevoli verso Putin. Temo che, tra dazi e rinnovata spesa per gli armamenti, sarà un periodo difficile per tutti noi, e saremo costretti a tagliare sul welfare, sulla sanità e sull’istruzione, da noi già molto sotto pressione. Se non ci pensiamo noi, l’Ucraina verrà spartita tra Russia e Stati Uniti.
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Grazie dell’approfondito e accorato commento
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