di Daniele Madau
Poiché sarà l’ora di opere nuove, sarà anche l’ora di uomini nuovi: del MOVIMENTO PERL’EUROPA LIBERA ED UNITA.
In questo modo si esprimeva Altiero Spinelli, nel suo Manifesto di Ventotene, nel 1941. Ricordato, nei giorni scorsi, dalla Presidente Von der Leyne, Spinelli incarna, al contempo, le fondamenta e la meta dell’Europa, la ragione e l’atto, nel senso del compimento.
Sicuramente è ora, anche oggi, di opere nuove, perché il momento è propizio: è il momento degli ideali, della solidarietà, della lotta comune, qualcosa di cui, se non fosse che scaturiscono da una tragedia, si sentiva la mancanza, come di una parte preziosa della nostra esistenza comune.
Date queste premesse, si può forse tentare di approfondire l’ambito economico del discorso, pur essendo qualcosa di molto complesso e settoriale.
L’Italia ha sempre, negli ultimi anni, avuto il benestare da parte dell’Europa al suo Documento Economico e Finanziario, pur con precisazioni, raccomandazioni, clausole di salvaguradia. Ha sempre versato quanto dovuto, non ha mai manifestato -tranne un breve, recente, momento- tendenze isolazioniste o autoritarie. E’ stata in prima linea nella gestione dei flussi migratori: le hanno chiesto scusa e l’hanno lodata.
Considerato questo, la richiesta dei bond europei non appare fuori luogo: lo sembrano, invece, le spiegazioni delle parti avverse, pur rassicurate su una non condivisione del debito pregresso.
Davvero può essere, la via del Coronabond, una nuova via spinelliana: legarsi in solido in ambito economico, fara sì che tutti avvertano sempre maggiore responsabilità gli uni verso gli altri, e se quel giuridico in solido diventerà solidarietà allora l’Europa potrà, a ben diritto, rivendicare verso l’Italia il suo appoggio, e non, com ora, giudicarla da lontano.
E allora, finalmente, l’Italia non avrà più scuse nel cercare di diventare sempre più europea.