di Daniele Madau
Da lunedì, tutti pronti a ritrovare i nostri affetti e congiunti e le pratiche di sempre, forse da portare avanti con un cuore un po’ più leggero: mascherina, distanza, mani lavate. Ma qualcos’altro dovrà essere nuovo, il cuore, e le parole, attraverso cui lo mostriamo alla gente: grazie, scusa, permesso, prego. Ci sarà bisogno, infatti, di una sensibilità nuova, per vincere la sgradevole sensazione -che tutti abbiamo provato le poche volte in cui,in questi mesi, siamo usciti, di essere guardati e trattati come portatori di contagio e malattia. Al contrario, la gentilezza sarà il valore aggiunto; quella gentilezza, solidarietà, che si ritrova all’uscita dai momenti difficili e che dà tutto un altro senso a ogni nostro giorno. Non è difficile – Madre Teresa avrebbe parlato di “cammino semplice” -, basta allenarsi: si è in fila al supermercato e, se ci si avvicina troppo a un’ altra persona, basta sorridere e dire ‘scusi’. La delicatezza della parola, allora, agirà, in primo luogo, anche su di noi. Ricordate? Papa Francesco le aveva indicate come le parole per l’armonia famigliare: permesso, grazie, scusa. Io ho aggiunto anche ‘prego’ perché, rispondendo a un ‘grazie’ si instaura un processo davvero virtuoso. E se qualcuno che leggerà vorrà indicare le sue parole della fase 2, ben venga, sarebbe bello le indicasse nei commenti. Pronti, quindi, a usarle nuovamente questa semplici parole: mi perdonerete la metafora forse fuori luogo ma si è sempre detto che la gentilezza è contagiosa, e allora…