
di Daniele Madau
Ogni religione, ogni filosofia, ogni meditazione che ci abbia saputo riflettere, è concorde in una sola risposta nel riconoscere ciò che può superare i limiti materiali di una vita , trascenderla: offrirla per gli altri.
Chiunque – laico, non credente, agnostico, credente – basta che sia portato a riflettere, può arrivare a cogliere la bellezza di chi usa la propria vita per difendere, arricchire, rendere degna quella degli altri. E’ uno di quei misteri facilmente intuibili, comprensibili e spiegabili, anche se non, magari, a parole, ma nel proprio cuore e in un dialogo tra cuori.
Pensiamo a Giovanni Falcone, ucciso alle 17.57 e 48 secondi del 23 maggio 1992, al fatto che avesse fatto tutto questo – e cioè difeso, arricchitto, reso più degna la vita di tutti noi -dopo essere stato calunniato, isolato, offeso in modalità diverse, tutte, però, abili a lederne il valore e minare la sua statura.
Pensiamo al fatto che per più di dieci anni ha camminato, circondato dalla sua scorta come in una gabbia, con a fianco l’ombra degli attentati, delle minacce, dei sui collaboratori che cadevano uno dopo l’altro, del peso di ciò che scopriva, della paura.
Ha camminato, senza farsene travolgere – “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa”, diceva – o, forse, nel suo cuore era travolto come da un vento impetuoso, ma restava in piedi-: non potremo saperlo.
Pensiamo a tutto quello che è nato dopo, nonostante tutto: le migliaia di ragazzi che ogni anno vanno da Civitavecchia a Palermo con la nave della legalità, lo Stato che rialza la testa e reagisce, l’albero della legalità che cresce nel cuore di Palermo, le scuole intitolate a Giovanni – intitolazione più bella, in Italia, non può esistere -, le stragi degli anni ’90 che terminano, le nuove generazioni che non conosceranno le guerre di mafia, le stesse guerre che, per noi più grandi, sono un ricordo.
Pensiamo che tutto questo è stato possibile anche grazie a Terranova, La Torre, Chinnici, Dalla Chiesa, Cassarà, Giuliano e centinaia di altri.
Pensiamo che potremmo essere chiamati noi a farlo. Se saremo pronti a non scappare, avremo capito cosa significa dare la vita.