di Daniele Madau
Come parlare di una figura così ingombrante, complessa, stratificata e divisiva come Berlusconi? Seppur il Berlusconi dall’aria più mite e riflessiva – forse dono dell’età – di questi tempi? E se questo non bastasse, come unire la riflessione sull’ex premier a quella sulla, a volte folle, giustizia italiana, soprattutto quella che emerge anche dalle quasi adolescenziali – ma non per questo meno gravi- chat di Luca Palamara?
Per questo, non ne scriverò ma scriverò di una categoria, a mio parere, meno complessa e sfuggente: i berlusconiani per lavoro, politici e giornalisti.
Il fatto che, in un audio, un giudice abbia parlato di una guida dall’alto per pilotare la sentenza sull’evasione fiscale del 2013 verso la condanna di Berlusconi è oggettivamente grave e rientrerebbe in quel tragico vizio italiano del depistaggio e dell’inquinamento.
Ho visto, però, parlamentari di Forza Italia esporre in parlamento striscioni in cui si chiedeva ‘verità e giustizia per Berlusconi’, richiamando la lotta per Giulio Regeni; ho sentito, poi, giornalisti del Tg5 parlare di ‘menti raffinatissime’, usando parole di Falcone, che si riferiva a un attentato contro se stesso.
La logica è la stessa che ha portato ai ‘gilet azzurri’ o a slogan come ‘prima gli italiani’ e mostra una carenza di fantasia e di iniziativa. Però è chiaro come i rimandi, in questo caso, siano fuori luogo, se non di cattivo gusto.
Come ogni cosa riguardante Berlusconi, tutto deve eseere esagerato, ipertrofico, smisurato: ma se lui, ora, sembra più mite e saggio, non sempre lo sono i berlusconiani.