
di Alessia F.
Alessia è una ragazza poco più giovane di Ciro Grillo, una studentessa – di una mia classe, che ringrazio – attenta alle tematiche femminili, con uno stile e una penna bella e delicata. Le ho chiesto il suo punto di vista sul video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro.
È difficile trovare la voce per parlare, quando si è circondati da una folla di persone sorde, il cui udito va e viene, si nasconde, come se giocasse a nascondino ogni volta che un grido d’aiuto squarcia l’aria, e restasse allo scoperto ogni volta che parole leggere volano tra quelle teste basse per la codardia e la vergogna. Più difficile ancora però è dare voce ai propri incubi, riflesso notturno di una storia dell’orrore davvero accaduta, vederli uditi dal mondo intero e poi vederli derisi e manipolati dai più sciocchi degli interpreti, che riescono a rendere verità disumane e scomode, bugie leggere e felici. Bugie non in grado di sconfiggere l’incubo, ma capaci di annientare la speranza che da esso ci si possa salvare. È difficile trovare il coraggio per dire che si è stati violentati se nessuno ascolta e le parole si perdono tra l’indifferenza della gente, ma ancora più difficile è dirlo a chi ascolta e non ti crede. Non ci sono né vittime né colpevoli, solo donne bramose di visibilità. Donne che dicono bugie, che inventano storielle poco credibili. Donne che non ridono più, non piangono più, non mangiano e se potessero smetterebbero persino di respirare. Donne che camminano eleganti per le strade, ma in realtà non hanno gambe, non hanno corpo. Donne che non hanno più un corpo perché un uomo glielo ha strappato via. Donne senza corpo e senza più vitalità nelle loro anime che per il mondo raccontano bugie. È il caso di S.J. una ragazza all’epoca di soli diciannovenne anni, che in due anni ha visto l’Italia ridicolizzare il suo dolore e i suoi “assassini” vagare liberi per le strade, indisturbati. È successo durante l’estate del 2019 in Costa Smeralda (Sardegna). Dopo essere stata con i suoi amici nella famosa discoteca del “Billionaire”, S.J. andò nella villetta di un suo amico, Ciro Grillo, a Porto Cervo insieme ad altri tre ragazzi e un’altra ragazza salvata fortunatamente dalla sua stanchezza, che la portò a sistemarsi nella sua stanza per poter riposare. S.J non andò a dormire, decise di restare con i suoi amici e di continuare a divertirsi come una normale ragazza di 19 anni. I quattro ragazzi avevano però una diversa concezione di divertimento. Per loro significava prendere S.J. per i capelli, costringerla a bere un litro di vodka, e abusare di lei, a turno, come fosse un nuovo gioco da provare, per cinque o sei volte, in bagno, poi nella doccia, nella camera da letto e nel soggiorno. Il giorno seguente, cercando di cancellare dalla propria mente quello che le era successo, andò a fare kitesurf, tenne aggiornato il proprio profilo Instagram con delle “storie” e continuò la sua vacanza. Dopo otto giorni ritrovò la sua voce e denunciò, con lo stesso coraggio che dovrebbero avere tutte le donne. Un fatto comune, non molto diverso da quello di tante ragazze, a cui al massimo si sarebbe dedicato un paragrafo di giornale, ma che è passato sotto i riflettori a causa dell’unico nome citato nel testo: Ciro Grillo, figlio diciannovenne del politico italiano Beppe Grillo, accusato di essere, insieme ai suoi amici, uno stupratore. A distanza di due anni e mezzi dal fatto ancora nessuno è stato condannato dalla Procura di Tempio Pausania che sta seguendo il caso. Alcune foto, video e messaggi proverebbero che la ragazza era consenziente nell’ interpretazione di certi avvocati, per altri invece non sono altro che prove schiaccianti della loro orrenda colpa. E proprio pochi giorni prima della decisione fatidica che la procura prenderà a breve, indecisa se archiviare il caso o rinviare a giudizio i quattro indagati, Beppe Grillo rompe il suo silenzio e pubblica un video sui suoi social a difesa del figlio. Nelle immagini vediamo un padre, non più un politico, che lotta con tutte le sue forze per salvare la reputazione e la vita del figlio, senza pensare però a quell’altra vita che è stata strappata via dal suo amato Ciro e dai suoi amici per soddisfare uno spregevole istinto sessuale. Le parole dure usate dal politico hanno fatto il giro del web e sono state sottoposte all’attenzione dei più grandi telegiornali. Molti personaggi importanti si sono espressi potendo utilizzare solo parole di disgusto. Quanto può essere forte l’amore cieco di un padre per un figlio anche davanti a un crimine così disumano? Grillo ci da una dimostrazione.
Paonazzo dalla rabbia e con un tono di volte troppo alto, urla in preda alla rabbia queste parole:” Mio figlio è su tutti i giornali come uno stupratore seriale insieme ad altri 3 ragazzi… io voglio chiedere, voglio chiedervi, voglio chiedere veramente perché un gruppo di stupratori seriali compreso mio figlio non sono stati arrestati? La legge dice che gli stupratori vengono presi e vengono messi in galera e interrogati in galera o ai domiciliari. Sono lasciati liberi da due anni, perché? Perché non li avete arrestati subito? Ce li avrei portati io in galera a calci nel culo. Perché? Perché vi siete resi conto che non è vero niente che c’è stato lo stupro, non c’entrano niente. Perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf, e dopo 8 giorni fa una denuncia, vi è sembrato strano. È strano». Parla poi di un video che testimonia il consenso della ragazza nei rapporti sessuali e conclude con una frase ad effetto, che mostra tutta la disperazione di un genitore:” Se dovete arrestare mio figlio che non ha fatto niente, allora arrestate anche me, perché ci vado io in galera». Sono parole dure che fanno riflettere. Portano i nostri pensieri sulla vittima e ci fanno domandare se le parole di una donna uccisa nell’anima saranno mai ascoltate e capite davvero. Si fa leva sugli otto giorni passati prima della denuncia. La domanda che sorge spontanea è chiara: ha Beppe Grillo, o chiunque sostenga questa tesi,
idea di cosa significhi essere stuprati? Hanno idea di cosa significhi vedere il proprio corpo rubato, violato in tutti i modi possibili e poi buttato via come un oggetto? Hanno idea di cosa significhi svegliarsi la mattina seguente e guardarsi allo specchio? Non si vede la propria immagine, ma solo una pelle sporca che neanche l’acqua potrà pulire e si prega di essere un serpente per poter fare la muta e liberarsi della sensazione di quelle sudice mani che non conoscono limiti. Ci si sente in colpa e ci si chiede se in fondo la colpa non sia la propria. Si vuole dimenticare l’accaduto e si prova ad andare avanti con la propria vita, ma ormai quella vita è stata spezzata. Ci vuole tempo per elaborare e tempo per trovare il coraggio di indicare i colpevoli, soprattutto se si sa che la propria situazione si trasformerà in una guerra per la giustizia. Otto, dieci, venti giorni, potranno passare persino anni e la testimonianza della vittima sarà sempre valida e una tale dimostrazione l’abbiamo avuta anche gli anni passati con il movimento “me too” nato tra le attrici di Hollywood vittime di violenza che dopo anni hanno dato voce ai loro stupri, facendo condannare importanti personaggi famosi.
Non ci possono essere dunque altre interpretazioni e nulla può scusare le parole rabbiose di Beppe Grillo, che nell’intento di difendere il figlio ha commesso un crimine peggiore: ha zittito un’altra voce femminile. Solo su una cosa bisogna dargli ragione, chiede perché un gruppo di stupratori seriali, compreso suo figlio, non siano stati arrestati. Non possiamo che ripetere la sua domanda: perché?