‘Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente’

di Marco Marini

Il 27 gennaio, come ben sappiamo, ricorre la ‘Giornata della Memoria’: insieme a Marco Marini, autorevole cultore e appassionato della materia, ripercorriamo le tappe dell’istituzione, i dolorosi dati della Shoah, le inquietanti avvisaglie, fino ad avere un quadro esaustivo per conoscere sempre più a fondo.

Mi accingo a fare alcune considerazioni sulla Giornata della Memoria, che verrà celebrata questo giovedi’, e che ricorda l’ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz, il 27 gennaio 1945.

Venne istituita, in Italia,  con la legge 20 luglio 2000 n.211, anticipando perfino l’ O.N.U. che solo nel 2005 decretò questo ricordo collettivo. L’assemblea delle Nazioni Unite decise di respingere l’idea di negare in tutto o in parte la Shoah, perché ciò non avvenisse più…… (se ne sono accorti  dopo 60 anni).

Perché dobbiamo ricordare un fatto storico quando nei secoli passati sono avvenuti e purtroppo avvengono stermini, genocidi spesso di natura etnica in ogni parte del globo ?

Perché con i problemi mondiali, con la pandemia, crisi economica, venti di guerra in Europa (Ucraina-Russia) dobbiamo ancora parlare di qualcosa avvenuta ottanta anni fa? Etc. Etc.

O perché non parlare delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, alla luce di nuovi documenti giapponesi che affermavano la necessità di arrendersi agli americani piuttosto che ai sovietici che, finita la guerra in Europa avevano spostato le truppe, mongole, verso oriente per invadere il Giappone. O meglio le affermazioni di Robert Mc Namara segretario di Stato americano negli anni ’60  e ’70, pianificatore dell’intervento atomico sul Giappone, il quale in un colloquio con un generale dell’aviazione, considerava quell’attacco meritevole di essere considerato come crimine di guerra se avesse fallito lo scopo (dal documentario The Fog of War su McNamara).

Domande tutte lecite alla quale è difficile rispondere senza cadere nella banalità.  Si banalità,perché in un epoca tecnologica come questa dove abbiamo sostituito i miti di una volta come le religioni, la stessa Morte, anche la Shoah rischia di essere banalizzata. Soprattutto NON va mitizzata, ma ragionata in modo da convincerci di una sua validità.

Da quello che si è visto recentemente, la Shoah non ci ha insegnato nulla, o forse come dice qualcuno, non ha trovato  gente che ha voglia di imparare.

Una delle tante obiezioni sulla Shoah riguarda poi la nascita dello Stato di Israele che non ha risolto il problema della Palestina, insieme al popolo Curdo altra questione  che si trascina dalla fine della Grande Guerra e che le potenze vincitrici di allora , Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, non hanno risolto, creando confusione nel Vicino Oriente.

Torniamo alla Shoah. Mi preme sottolineare la definizione etimologica della parola SHOAH, termine che nella Bibbia esprime diversi significati legati all’idea di DISTRUZIONE (tempesta devastante, annientamento etc.). Termine più appropriato rispetto ad OLOCAUSTO che ricorda un sacrificio inevitabile (esempio gli animali sugli altari per ingraziarsi Dio).

La Shoah è figlia dell’antisemitismo nato con l’avvento del Cristianesimo.  Grazie al Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII (Roncalli) si  è cercato di cambiare l’atteggiamento della Chiesa verso i “Fratelli Maggiori” come li ha definiti Papa Giovanni Paolo II.

Ecco alcuni esempi di leggi razziali prima di quelle di Norimberga in Germania nel 1933-1935 e della Difesa della Razza in Italia nel 1938.

PRECEDENTI STORICI (in Italia)

– Divieto di matrimoni misti, codice teodosiano (conforme ai dettami della Chiesa) anno 388 (restò in vigore a Roma fino al 1870).

– Divieto di appartenenza alle FF.AA., Imperatori Arcadio e Onorio, anno 404.

– Divieto di esercizio della professione di avvocato, imperatori Leone ed Antemio, 468.

– Eliminazione dagli Enti Pubblici e PP.AA. Legge 31/01/438 Teodosio e Valentiniano (imperatori) (norma poi passata nel codice di Giustiniano).

Limitazione alle proprietà immobiliari: Padova (1423), Firenze (1437, limite a 500 fiorini di proprietà), Roma obbligo di alienare proprietà immobiliari, Papa Paolo IV147/1955 (bolla Cum nimis absurdum) ancora in vigore nel 1870. Divieto di acquisto di beni immobili ed obbligo di alienare se ne avessero, 1706 Piemonte, Vittorio Amedeo II riconfermato nel 1770 e poi il 21/05/1814 in vigore fino all’anno 1848.

– PATRIA POTESTA’ LIMITATA: Piemonte 1770, duca di Modena 25/10/1951.

– Divieto per gli ebrei di tenere scuole per i non ebrei, Ducato di Modena 26/04/1771.

– Nei 1000 anni di storia italiana solo per 67 anni dal 1870 al 1938 gli ebrei in Italia erano riconosciuti con eguali diritti agli altri cittadini.

UNGHERIA

L’ungheria moderna fu istituita nel 1918 dai trattati che seguirono la fine della 1^ G.M. Lo stato fu subito turbato da instabilità politica e da problemi economici ed un’ondata di antisemitismo trovò spazio in un contesto di povertà e scontento popolare. Il governo ungherese fu uno dei primi e più fedeli alleati europei della Germania nazista e venne ricompensato con territori, tra cui nel marzo 1939, parte della Cecoslovacchia. Negli anni trenta l’Ungheria riconobbe la Germania come forza dominante emergente in Europa, e nel 1933, salita al potere di Hitler, garantì alleanza e molte sue risorse, diedero assistenza alle campagne militari tedesche e vennero ricompensati. Il governo ungherese era ufficialmente antisemita e fu il primo governo europeo a perseguitare ufficialmente gli ebrei negli anni precedenti alla 2 GM. Fin dal 1920 aveva emanato una legislazione che limitava i diritti ali ebrei (istruzione e restrizioni nella vita quotidiana) e nel 1941 avviati ad un programma di lavoro forzato obbligatorio riservato a loro. Nel frattempo aumentava il potere di un gruppo politico antisemita (LE CROCI FRECCIATE) e la violenza contro gli ebrei si diffuse in tutto il territorio. Molti ebrei soprattutto a Budapest reagirono formando gruppi di resistenza. Paradossalmente questo stato di persecuzione e terrore era preferibile alla situazione di morte certa degli ebrei nei paesi caduti sotto il controllo tedesco. Infatti nel 1941 a differenza di quello tedesco il governo ungherese non intendeva uccidere esplicitamente la popolazione ebraica composta da 700.000 uomini donne e bambini. Difronte alle richieste tedesche di deportazione degli ebrei nei campi di concentramento gli ungherese si opposero ripetutamente. Verso la fine della guerra con la chiarezza della prossima sconfitta dell’ASSE l’ungheria cercò di allentare i suoi legami con la germania e trovare un accordo di pace separata con gli alleati nel 1944 Hitler ordinò di invadere il suo vecchio alleato. Incominciò la deportazione.

GERMANIA

L’Antisemitismo innanzitutto,  era ripreso con vigore nella seconda metà del 19° secolo (1800) si ricordi l’Affare Dreyfus, l’ufficiale dell’esercito francese accusato di spionaggio a favore della Prussia nella guerra 1870-1871, dichiarato poi innocente. Lo scrittore Emile Zola scrisse una lettera al Presidente della Repubblica francese con un editoriale che si intitolava “J’accuse” dove denunciava che le accuse all’ufficiale erano permeate da un violento antisemitismo.

Hitler, la prima guerra mondiale, il gas ed il suo comportamento

1) venne ferito due volte, durante la convalescenza matura il suo antisemitismo

2) li accusava di NON essere favorevoli alla guerra, che è stata per lui una possibilità.

3) durante la seconda convalescenza venne curato da un psichiatra  noto antisemita.

NB: durante la 1^ G.M. gli ebrei erano l’ 1% della popolazione tedesca, 100,000 andarono in guerra e 30,000 vennero decorati.

Gli ebrei spesso nella storia sono stati considerati dei capri espiatori per i mali del mondo, era più facile scaricare su loro gli errori commessi dai vari governi che non riuscivano a mantenere fede alle promesse fatte al popolo, inventando dei complotti ebraici per dominare il mondo (Russia Zarista pubblicò un testo  I PROTOCOLLI DEGLI ANZIANI SAVI DI SION, che nonostante venisse smentito dallo Zar stesso alla caduta dell’impero russo, confermandolo come inventato dalla polizia segreta russa, viene ancora oggi considerato valido).

Era ancora valida l’accusa di DEICIDIO, la preghiera pasquale recitava ” preghiamo per i PERFIDI EBREI”  che in latino aveva un significato diverso che in italiano (abolita col Vaticano II di Papa Roncalli).

Perché c’è  anche un motivo economico, banale se vogliamo, la 2 G.M. proseguiva e costava, in un solo colpo si liberavano posti di lavoro, non ci sarebbero state bocche da sfamare, si sequestravano i beni che venivano incamerati dai governi, si otteneva della manodopera a buon mercato ( si pensi che il salario degli schiavi dei campi di lavoro e sterminio venivano versati dalle industrie tedesche direttamente nelle tasche delle SS nei campi).

Nel 1944 in Germania su una totalità di 45 milioni di lavoratori, 18 erano stranieri deportati soprattutto ebrei e polacchi.

Non solo, ma l’oro ricavato da gli anelli, dalle montature degli occhiali e anche dai denti recuperati dai cadaveri venivano depositati dalle SS nella Banca Centrale Tedesca.

La ditta di Assicurazioni ALLIANZ AS assicurava i campi di Dachau e Buchenwald.

La svizzera venne accusata di aver incamerato i depositi degli ebrei nonché l’oro che Il Reich depositava punzonandolo con retrodata.

Eliminazione di un qualsiasi dopoguerra per l’avversario, nessuna catechizzazione, nessun esilio, semplicemente perché non era previsto alcun sopravvissuto.

La persecuzione e lo sterminio degli ebrei, in Germania,  è avvenuto in varie fasi:

1° provvedimento rimozione dai pubblici uffici (1933)

2° provvedimento pena di morte per chi trasferiva capitali all’estero (1936)

3° provvedimento tutti i danni provocati dalle sommosse anti-ebraiche dovevano essere pagate dagli

ebrei stessi a loro spese (1933) indennizzi forfettari, avrebbe preferito 200 ebrei morti.

4° provvedimento confisca ebrei polacchi settembre 1940

5° provvedimento nessum rimborso agli ebrei per danni da attacco nemico od occupazione tedesca.

6° provvedimento, soluzione finale della questione ebraica, ordine alle SS, Heidrich, Himmler, ordi-

ne a tutte le organizzazioni statali di collaborare con le SS, disse che questo non prova che le SS avessero a che fare con la soluzione ebraica, e che Hitler non sapesse niente. Hitler in un incontro con Ribbentrop, ministro degli esteri tedesco, nel 1943, disse che bisognava mettere gli ebrei o nei campi di concentramento o nei campi di sterminio (l’idea era già stata ribadita del suo libro MEIN KAMPF, nulla di nuovo quindi l’idea di eliminare gli avversari non era recente rispetto ai fatti)

Durante il processo svoltosi a Norimberga contro i gerarchi nazisti , svoltosi dal 20/11/1945 al 01/10/1946, Goering numero 2 del regime nazista, disse che era inutile negare la Shoah perché quella contro gli ebrei era una guerra da combattere per la sopravvivenza  della Germania.

La Sopravvivenza ha giustificato la necessità di trovare spazi vitali per il Reich, invadendo tutta la Europa e l’Unione Sovietica, e la Teoria della cospirazione ebraica ha fatto il resto.

Interessanti le altre testimonianza al processo, dove vennero raccolte prove, filmati e tale era l’immensità dei documenti (oltre 100.000 prove, tutte riconosciute autentiche dagli imputati), ne vennero presentati in aula solo poche migliaia (2 o 3000):

  • Dottor FUNK, presidente della REICHSBANK  accettava depositi dalle SS dei campi di concentramento, perfino i denti d’oro (filmato proiettato durante il processo), quante persone prima del 1939 depositavano i propri denti d’oro nelle banche ?
  • KALTERBRUNNER (che ha sostituito Heydrich dopo il suo assassinio) chiama a testimoniare in sua difesa Rudolf Hoss (comandante di Auschwitz) questi disse che Himmler confermò l’ordine di Hitler per la soluzione finale, visitò il campo di Treblinka (lo disse Eichmann) in 6 mesi 85.000 ebrei uccisi col monossido di carbonio.
  • Segue Hoss: il gas ZYKLON B serviva per i pidocchi, si moriva da 3 a 15 minuti), è stato testato prima sui prigionieri russi. Veniva considerato, dai nazisti, più umano non per dare meno sofferenza alle vittime MA PERCHE’ RISULTASSE MENO PROVANTE PER CHI COMPIVA LE ESECUZIONI,
  • Inizialmente morivano 1.000 al giorno, riuscirono ad ucciderne 2.000/giorno.
  • Ad Auschwitz 2.500.000 sottoposti al trattamento (Hoss non tollerava gli abusi sui prigionieri, i suoi 3.000 uomini erano lì per STERMINARE, non per torturare i prigionieri
  • Hoss dice che la sua vita era normale compresa quella familiare durante lo sterminio, non ha mai pensato che fosse sbagliato (UN GATTO PENSA CHE STA UCCIDENDO I TOPI?), la cieca obbedienza non li faceva pensare che quelli che uccidevano erano uomini.
  • Fritz Sauckel, plenipotenziario allo sfruttamento nel lavoro dei prigionieri, nel marzo 1941 organizzò il reperimento di forza lavoro per le industrie belliche (crimine secondo le  convenzioni internazionali) provenienti da altri paesi, 5.000.000 stranieri in Germania di cui 200.000 volontari, trattarli decentemente ordinava Speer.

Lo psicologo che ha seguito gli imputati durante il processo cerca di darsi una spiegazione su ciò che è accaduto e perché il popolo tedesco ha fatto tutto questo:

  •  1) SONO ABITUATI AD OBBEDIRE, NATURALE FARE CIO’ CHE HITLER DICEVA
  •  2) PROPAGANDA (gli ebrei non erano considerati dei veri esseri umani)
  •  3) natura del male, MANCANZA di empatia.

Vennero presentate le prove delle atrocità compiute in tutta Europa, anche se, ad onor del vero, dobbiamo dire che nel rastrellare gli ebrei, ai tedeschi corsero in aiuto dei volenterosi in Francia come in Ungheria, in Yugoslavia come in Russia….e in Italia.

E l’Italia?

Difesa della razza Italia 1938, REGIO DECRETO LEGGE 15/11/1938 n. 1779, integrazione norme difesa della razza.

IL MANIFESTO DELLA RAZZA

10 scienziati firmarono il manifesto sulla presunta esistenza della razza, dandone una spiegazione scientifica. Alla fine della guerra nel 1944 gli americani chiesero l’epurazione di 23 professori. Il governo provvisorio si fece carico della questione con un testo meno duro di quello alleato. Dopo alterne vicende nel 1946 si arrivò alla sede politica della decisione dove alcuni ministri votarono per il reinserimento (De Gasperi, tra gli innocentisti) altri per il pensionamento Lussu e Togliatti), dopodiché a causa di un vizio di forma procedurale nel giugno 1947 , i ricorsi degli accusati vennero accolti dal Consiglio di Stato. Fu così che la politica razziale del regime risultò senza RAZZISTI.

Alla caduta del fascismo il 25/07/1943 non furono revocate dal re ne da Badoglio, furono abrogate con RDL 20/01/44 n. 25 (reintegrazione diritti patrimoniali) obbligati dagli americani.

Conseguenze delle leggi antiebraiche emesse dal regime fascista nel 1938

  • Espulsione degli ebrei dalle scuole (sia come allievi che come insegnanti)
  • Espulsione degli ebrei stranieri, con cittadinanza italiana ottenuta dopo il 01/01/1919 (altoatesini, dalmati, triestini, giuliani)
  • Divieto di matrimoni misti
  • Eliminazione dalle FF.AA., dalle industrie, dai commerci e dalle professioni (sia come lavoratori autonomi che dipendenti), dalla PP.AA., enti pubblici e dello spettacolo
  • Limitazioni alla proprietà immobiliare

Disposizioni Amministrative

  • Divieto di commercio oggetti antichi, d’arte, libri usati
  • Divieto di fare l’amministratore di case e condomini
  • Esercitare industria tipografica
  • Tenere radio in casa superiori a 5 valvole
  • Pubblicare necrologi
  • Inserire il nome nell’elenco telefonico
  • Divieto di esercitare il commercio ambulante

(è pur vero che vi erano diversi gradi di limitazioni in base ai meriti patriottici combattentistici o fascisti)

Manifesto di verona, congresso del partito fascista repubblicano 14/11/1943

Punto 7 gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri durante questa guerra, appartengono a nazionalità NEMICA.

Il 13/12/1943 venne emesso un decreto del Duce (Salò) con l’ordine di internamento e confisca dei beni degli ebrei considerati come NEMICI (vedi sopra)

Gli Ebrei come entità giuridica cessano di esistere dal 9/1943 al 4/1945 (stranieri in casa propria)

CHI SAPEVA?

GLI ALLEATI

  • Ebbero notizie dal governo polacco in esilio a Londra, attraverso contatti tra partigiani e prigionieri ad Auschwitz
  • Si preferì dare la precedenza alla sconfitta militare della Germania
  • Non vennero creduti i racconti dei prigionieri sfuggiti ai campi, ne a testimonianze di tedeschi disgustati ne a diplomatici (ebreo di Salonicco 1944)
  • Le notizie sullo sterminio vennero inizialmente considerate delle bugie, come quelle diffuse dalla propaganda antigermanica, durante la 1^ GM secondo il quale l’esercito tedesco avrebbe commesso presunte violenze su civili in francia e belgio.
  • Non si voleva svelare il segreto della macchina de codificatrice alleata ULTRA.
  • Gli ebrei ad Auschwitz chiesero a più riprese di bombardare il campo, preferendo morire così, la ferrovia sarebbe stata ricostruita e avrebbe ricominciato a deportare altre vittime, ma avrebbero rallentato l’operazione di sterminio e avrebbero fatto capire ai tedeschi che si sapeva . Venne bombardato solo nell’agosto 1944 quando divenne obiettivo strategico.
  • Il 13 gennaio 1942 i rappresentanti dei nove Paesi occupati adottarono la cosiddetta “Dichiarazione di Saint James” in cui si legge la volontà di punire i colpevoli dei crimini attraverso il canale della giustizia organizzata, mentre il 3 ottobre dello stesso anno venne istituita la “United Nations Commission for the Investigation of War Crimes”. Quest’ultima fu incaricata, in particolare, di studiare la creazione di un tribunale che giudicasse i crimini di guerra.
  • Verso la fine del 1943 i Tre Grandi, Roosevelt, Stalin e Churchill, emisero una dichiarazione congiunta nella quale decisero che i militari tedeschi e i membri del partito nazista sarebbero stati portati nei Paesi in cui avevano commesso i crimini ad essi attribuiti e sarebbero stati puniti secondo la legge di questi; per quanto riguarda invece i maggiori responsabili, i cui crimini non erano riconducibili ad un territorio preciso, la pena sarebbe stata decisa in modo congiunto da parte degli Alleati.

I capi di stato stranieri conoscevano (Gabinetto Churchill, primi processi luglio 1943,

intercettazione nel 1941, poco dopo la razzia di Roma 16/10/1943, e prima della

conferenza di Teheran (URSS, USA, GB) si decise di punire i criminali di guerra.

IL VATICANO (secondo quanto da loro dichiarato)

  • Il Papa si preoccupava di alleviare i mali della guerra per tutti
  • Montini e Roncalli mandavano messaggi a Roma così come Monsignor BOSIO da Bratislava denunciando che per 80.000 ebrei ci sarebbe stata la morte senza però specificare altro
  • Gli ebrei volevano azioni e non parole , volevano scappare dai tedeschi. Molti preti aiutarono gli ebrei
  • Il Vaticano ritenne che l’enciclica contro il razzismo che il Papa voleva pubblicare sarebbe stata controproducente per gli ebrei.

CROCE ROSSA

  • Nel 1941 visitarono i campi e seppero delle deportazioni
  • Il 14/10/1942 riunione del Comitato Direttivo, non fecero appelli ne denunce ne proteste per la Shoah
  • Non si esposero per non pregiudicare l’attività a favore dei prigionieri militari

BEN GURION

  • Il congresso mondiale ebraico rimase incredulo di fronte alle notizie che pervenivano sulla shoah
  • Non credettero nenache alla conferenza di Wansee
  • Ben Gurion era una persona dalle grandi operazioni, salvare 1000 ebrei sarebbe stata poca cosa, la priorità era la creazione dello Stato di Israele.
50 KG. D’ORO RACCOLTI  
16/10/1943 quest’anno 70 Portico d’Ottavia il vecchio ghetto di Roma
razziati, rastrellati 1022 ebrei romani nel ghetto e in 26 zone della città,
selezionate dal comando tedesco. 
per lungo tempo non si seppe nulla della sorte di questi 1022
treno partito alle 14,05 da tiburtina il 18/10/1943
arrivato ad Auschwitz dopo 6 gg e 6 notti di viaggio (18 vagoni piombati)
1022 ebrei di cui 200 bambini, 16 sopravvissuti (15 uomini 1 donna Settimia Spizzichino)
82% subito avviati alle camere a gas (839) (184 validi)
il loro reinserimento nella società civile fu difficile, alcuni si suicidarono subito dopo, altri più tardi perché sgomenti dalla libertà dopo tante persecuzioni. Marce della Morte La BBC, il NY Times, il Times di Londra, Il Generale Molotov, il Daily Telegraph, il Manchester Guardian parlavano delle stragi nei ghetti di Lodz e Vilna e che nei campi di concentramento la strage degli ebrei cresceva. Sia Churchill che Molotov inviavano messaggi, sulla questione, a tutte le cancellerie del mondo. Perché Ignorati ? una piccola spiegazione da un testo dell’Intelligence Service Inglese riferito ad un volantino che spiegava al mondo cosa succedeva agli ebrei, diceva: “Va censurato perché per spiegare gli orrori compiuti dai tedeschi non bisogna mai usare degli esempi che riguardino persone che non vengano ritenute universalmente innocenti (oppositori politici o ebrei). Ente gestione e liquidazione immobiliare – EGELI (1939 – 1977) L’ente era stato istituito nell’ambito dei provvedimenti razziali del 1938 per curare la gestione e la liquidazione dei beni ebraici espropriati in applicazione del rdl 9 febbraio 1939, n. 126. Successivamente la legge 16 giugno 1939, n. 942, aveva affidato al nuovo organismo gli immobili divenuti di proprietà statale dopo che era andato deserto il secondo esperimento d’asta, effettuato a seguito di procedura esecutiva esattoriale. Lo scoppio della guerra aveva aggiunto come ulteriori competenze, la gestione dei beni dei cittadini di nazionalità nemica sottoposti a provvedimenti di sequestro in applicazione dell’art. 20 della legge 19 dicembre 1940, n. 1994. Dopo l’8 settembre, sorta la Repubblica sociale italiana, l’Egeli era stato trasferito al Nord e incaricato di ulteriori attribuzioni. Col decreto legislativo 4 gennaio 1944, n. 1, passavano all’ente le aziende industriali e commerciali già dichiarate nemiche dal governo e fino ad allora di spettanza del Ministero delle corporazioni. Il decreto n. 2 della stessa data, inaspriva le misure contro gli ebrei sancendo la confisca totale di tutte le proprietà ebraiche italiane e straniere che entravano pertanto nell’ambito dell’attività dell’Egeli. La spaccatura militare e istituzionale dell’Italia vedeva la contemporanea emanazione da parte del governo del Sud di provvedimenti di tenore opposto quale il rdl 20 gennaio 1944, n. 26, contenente disposizioni per la reintegrazione nei diritti patrimoniali dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati o considerati di “razza ebraica”. La previsione di un rapido scioglimento dell’Egeli verrà presto smentita dall’evolversi degli avvenimenti. Se, infatti, il dllg 5 ottobre 1944, n. 252, ordinava la pubblicazione del decreto n. 26 del 20 gennaio rendendo operative le prime retrocessioni di beni sequestrati in base alla normativa del 1939, più complesso per l’Egeli fu provvedere, dopo la Liberazione, alla restituzione delle proprietà confiscate nella Repubblica sociale italiana non solo per la mole e il numero, ma anche per la difficoltà di tracciare un quadro esatto della situazione patrimoniale dovendosi lamentare disordini, dispersioni di documentazione, soprusi. Allo scioglimento dell’Egeli si arriverà con dpr 22 marzo 1957 emesso in applicazione della l 4 dicembre 1956, n. 1404, approvata per disciplinare la soppressione e messa in liquidazione di enti, società, organismi interessanti la finanza statale, i cui scopi erano cessati o comunque costituenti un onere per il bilancio dello Stato. La riforma, che si inseriva in un più vasto progetto di razionalizzazione della pubblica amministrazione, era stata sollecitata dalla necessità di chiudere numerose istituzioni sorte durante il fascismo per realizzare i suoi scopi soprattutto nei settori economici e coloniali ed ormai del tutto superati. Per provvedere a tale compito era stato organizzato dal gennaio 1957 un apposito Ufficio liquidazioni inserito nell’Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale dello Stato. A tale struttura con dm 13 novembre 1957 furono affidate le operazioni di chiusura dell’Egeli quando fu esaurito l’incarico di commissario liquidatore dato ad Ercole Marazza. Responsabile della gestione dell’ente venne nominato l’avvocato Giuseppe Vania già direttore generale dell’Egeli. Al momento delle consegne al Tesoro, la relazione sulla attività e la documentazione allegata rivelano che l’ente aveva mantenuto distinte cinque gestioni: “gestione beni ebraici espropriati 1939”; “gestione beni esattoriali”; “gestione beni alleati”; “gestione beni ebraici confiscati o sequestrati 1944”; “gestione beni germanici”. Risultava che erano ancora da definire sei pratiche di beni ebraici espropriati; 66 erano gli immobili da alienare provenienti da esecuzioni esattoriali; 90 erano le posizioni aperte tra i beni alleati e 32 tra i beni germanici. Tra i beni ebraici confiscati rimanevano a carico dell’ente oggetti, fra cui alcuni preziosi non rivendicati dagli aventi diritto e titoli vari consegnati all’Egeli dall’Arar in quanto appartenenti ad israeliti. Il numero delle pratiche da chiudere, quindi, era sostanzialmente limitato e decisamente ridotto rispetto alla quantità di fascicoli prodotti durante la sua esistenza a giudicare dalla nota di consegna dell’archivio che nel dicembre 1957 consisteva oltre che di carteggi di carattere generale, di più di 13.000 unità intestate ad altrettanti titolari e organizzate secondo questa ripartizione: beni ebraici, fascicoli numerati da 1 a 200; beni esattoriali, da 1 a 186; beni alleati, da 1 a 4005; beni ebraici confiscati, da 1 a 8112; beni germanici, da 1 a 535. Di questo cospicuo archivio restano purtroppo solo esigui nuclei di documentazione. Quando, dopo un anno dalla chiusura dell’ente effettuata nel 1997 dall’Ispettorato generale per gli affari e per la gestione del patrimonio degli enti disciolti, erede dell’originario Ufficio liquidazioni, fu predisposto il versamento all’Archivio centrale dello Stato del carteggio Egeli, veniva acquisito un complesso documentario di dimensioni decisamente modeste, poco più di 200 cartelle al cui interno il personale del Tesoro aveva inserito i fascicoli con un ordine più o meno curato, probabilmente funzionale alle esigenze di natura essenzialmente contabile che interessavano. [tratto da PCM, Rapporto generale della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati, pp.253-254] Il negazionismo ha approfittato di questo lungo periodo di silenzio a cui sono state sottoposte le vittime perché: Necessità politiche, Stati Uniti ed alleati dovevavo trovare un punto di appoggio in Europa e la Germania serviva in funzione anti-sovietica, quindi non parlare di Germania connivente col regime nazista.Gli stessi ebrei sopravvissuti hanno cercato di rimuovere quell’esperienza perché o non volevano rivivere il dramma o perché non venivano creduti, o criticati come è avvenuto in Israele da parte dei Sabra, cioè gli ebrei nati in Palestina. Diceva VOLTAIRE “calunniate, calunniate qualcosa resterà” ! Perché la Shoah è un evento unico? Dopo la Shoah è stato coniato il termine «genocidio». Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un adagio ebraico «Chi uccide una vita, uccide il mondo intero». Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed «efficaci», allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro. La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte.   Perché ricordare e commemorare? Il Giorno della Memoria non vuole disconoscere gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.   Quindi la shoah ha riguardato anche: SINTI, cioè zingari europa occidentale, stessa origine dei ROMROM, zingari/gitani europa centrale e orientale e BalcaniOmosessualiDisabili (eutanasia, Aktion T4, svolta dai medici tedeschi)Testimoni di Geova e anche preti cattoliciPolacchiPopoli Slavi E:\E.M.O (ex Il Medioriente)\VARIO MATERIALE (MIO)\MIEI INTERVENTI\APPUNTI PER IL 27.01.2013 GIORNATA DELLA MEMORIA\00234678.png E la Sardegna ? C:\Users\Marco\Desktop\BLOG DANIELE MADAU e RAI\2022-01-27 Giornata della Memoria\Questura Cagliari.jpg                              Sardi e la Shoah   Secondo la “STORIA DEGLI EBREI IN ITALIA” (Renzo De Felice), in Sardegna, all’introduzione delle leggi razziali del 1938, vivevano  67 ebrei in totale di cui: Cagliari 49 Sassari  11 Nuoro      7   Nonostante i recenti studi sull’argomento, ancora incerte sono le informazioni sui sardi deportati durante l’occupazione tedesca in Italia. Tra questi dobbiamo distinguere i soldati, dichiarati Internati Militari Italiani -IMI- che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiutarono di combattere per la Repubblica di Salò e vennero internati in appositi campi di lavoro (Stalag per le truppe e Oflag per gli ufficiali), e i resistenti, perseguitati politici e razziali che furono inviati nei campi di concentramento gestiti direttamente dal partito nazista. Fra i 700.000 militari italiani deportati dopo l’armistizio, circa 12.000 provenivano dalla Sardegna. Il numero così alto di internati sardi, era dovuto in maggior misura alla lontananza dell’isola dal fronte di guerra in cui si ritrovarono i militari dopo l’8 settembre.
Dopo il caos provocato dall’armistizio, mentre il re e il governo abbandonavano la capitale per riparare a Brindisi, i tedeschi procedevano a una sistematica occupazione di tutta l’Italia centro-settentrionale. Abbandonate a se stesse, con ordini contradditori, gran parte delle truppe sbandarono senza riuscire a opporre una tenace resistenza. Molti furono i soldati che tentarono di ritornare nelle proprie case, ma per i sardi che dovevano attraversare il mare, non c’era nessuna possibilità. In migliaia cercarono di raggiungere Civitavecchia attraversando l’Italia o i Balcani, ma imbarcarsi era impossibile. Nel porto laziale si assisteva così al dramma dei soldati sardi, affamati, abbandonati e privati della speranza di raggiungere l’isola. Tanti cercarono la via delle montagne, unendosi ai partigiani, solo una piccola parte scelse di arruolarsi nella Repubblica Sociale, molti vennero catturati dai tedeschi e deportati.
Anche in questi campi di prigionia le condizioni di vita erano difficilissime, si moriva per il freddo e la fame, e tanti non riuscirono a sopravvivere agli anni di reclusione forzata. I sardi internati per motivi razziali e politici furono, secondo gli ultimi studi, circa 250.
A loro toccò la sorte peggiore, inviati nei campi di concentramento, almeno 91 morirono nei campi di Mauthausen, Buchenwald, Dachau  e Flossenburg.
Importante ricordare che numerosi sardi diventeranno anche “Giusti tra le nazioni” per aver salvato anche solo un ebreo dalle deportazioni. Furono solo tre gli ebrei deportati, tutte e tre donne: Elisa Fargion, nata a Cagliari il 7 maggio 1891, coniugata con Gastone Levi, fu arrestata a Ferrara tra il 1943 e il 1944, e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Fu uccisa assieme al marito il giorno stesso del suo arrivo, a Bikernau. Si trovava sul convoglio di Primo Levi. Vittorina Mariani, nata a Porto Torres il 17 maggio 1904. Arrestata a Milano nell’aprile del 1944 assieme a tre sorelle e a un fratello, riusciranno a sopravvivere al campo di concentramento di Bergen Belsen. Zaira Coen, nata a Mantova il 4 ottobre 1879, nel 1919 aveva sposato il medico sassarese Italo Giuseppe Righi. Giunta a Sassari insegnò scienze alla Scuola normale femminile, all’Istituto Tecnico Lamarmora e al Liceo Azuni. Nonostante si fosse iscritta al partito e all’Associazione fascista della scuola, a seguito dei provvedimenti per la difesa della razza, fu dapprima sospesa e poi dispensata dall’insegnamento. Rimasta sola dopo la morte del marito, con l’armistizio la situazione si complicò. Nonostante le insistenze dei parenti sardi affinchè si nascondesse nell’isola, preferì raggiungere la sorella Ione, rimasta vedova, a Firenze. Nella città toscana vennero denunciate dal portinaio del loro stabile, arrestate, passarono per il campo di Fossoli prima di arrivare a Bikernau. Giudicate troppo anziane e quindi inabili per il lavoro, vennero immediatamente mandate nelle camere a gas. Molto numerosi furono i partigiani e gli antifascisti che finirono nei lager nazisti. Tra questi ricordiamo: Bartolomeo Meloni, nato a Cagliari nel 1900, ingegnere ferroviario a guida del CLN veneto, si rese protagonista di importantissime azioni di sabotaggio che ostacolarono le deportazioni dei soldati italiani. Arrestato, morirà a Dachau nel 1944. Pietro Meloni, nato a Sestu nel 1899, con la moglie Rosa Tosoni diventa Membro del comitato clandestino del PCI. Partigiano comandante nel veronese, verrà arrestato assieme alla moglie. Trasferito nei campi di concentramento, morirà nel lager di Gusen nel marzo del 1945. Gavino Gavini, nato a Sassari il 5 febbraio 1904, fu arrestato a Verona per aver danneggiato in modo irreparabile le biciclette e i pianoforti che doveva caricare su un treno diretto in Germania. Giunto a Mauthausen il 19 dicembre 1944, morirà a Gusen l’11 aprile 1945. Antonio Cabras, nato a Cagliari, aveva 38 anni quando venne deportato a Mauthausen, il 13 gennaio 1944. Morirà nel campo di sterminio il 19 aprile 1945. Era un detenuto politico, probabilmente già schedato dai fascisti come oppositore. Cosimo Orrù, di San Vero Milis, magistrato a Busto Arsizio e membro del CLN. Prima internato nel campo di Flossemburg, morirà nel lager di Litomerice tra il 1944 e il 1945, dopo aver subito innumerevoli atrocità da parte del capo-baracca. Medaglia d’oro della Resistenza. Mario Ardu, nato a Lanusei il 4 dicembre 1905, maresciallo nel Reggimento di Artiglieria pesante, dopo l’armistizio abbandonò la divisa e si arruolò nella Brigata Manara, nel veronese. Durante un’azione di sabotaggio nel deposito del Lazzaretto, venne arrestato dalle Brigate Nere. Dapprima deportato nel campo di concentramento di Flossenburg, venne trasferito in quello di Hersbruck, dove fu oggetto di esperimenti da parte di medici nazisti. Muore il 2 dicembre 1944 all’interno del lager.Fu insignito della medaglia d’argento. Altri riusciranno a salvarsi e a tenere viva la memoria, come Vittorio Bocchetta, Luigi Rizzi, Giuseppe Fideli, Pietro Tola, solo per nominarne alcuni.
Chissà quante altre storie di coraggio, di sofferenza e di altruismo si celano dietro quei numeri ancora incerti. Racconti di vita che meritano di essere resi noti, per tenere vivo il ricordo di quanti hanno vissuto il lato più tragico della nostra storia recente. I Giusti sardi L’ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, lo Yad Vashem, ha riconosciuto 671 italiani “Giusti tra le nazioni”, numero aggiornato al 1 gennaio 2016. Con questo termine si vogliono indicare i non ebrei che, a rischio della propria vita e senza avere interessi personali, hanno salvato la vita anche a un solo ebreo dal genocidio nazista. Nel giardino di Israele, sul Muro d’Onore che ricorda i Giusti, sono scolpiti anche i nomi di 4 eroi sardi: Salvatore Corrias, Vittorio Tredici, Girolamo Sotgiu e la moglie Bianca Ripepi. salvatore-corrias-2 Salvatore Corrias, nat o a San Nicolò Gerrei il 18 novembre 1909, arruolatosi nella Guardia di Finanza nel 1929, dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte delle Brigate partigiane nella formazione “Giustizia e Libertà”. Corrias scelse di continuare a indossare la divisa per potersi muovere liberamente lungo la frontiera italo-svizzera, aiutando in questo modo centinaia di ebrei, oppositori politici e perseguitati a oltrepassare il confine per raggiungere la salvezza. Catturato dalle Brigate Nere il 28 gennaio 1945, mentre rientrava dal confine dopo aver aiutato un prigioniero inglese, venne fucilato dalla “Banda Tucci” nel recinto della sua caserma.
Oggi riposa nel cimitero di Moltrasio. Medaglia d’Oro al Merito Civile, è dal 2006, il 10.957° “Giusto tra le Nazioni”. archivio20comunale20jpg5cserie20iii20iconografia_jpg5cfoto200079 Vittorio Tredici, nato a Iglesias nel 1892, ufficiale decorato nella Grande Guerra, fu, con Emilio Lussu, uno dei fondatori del Partito Sardo d’Azione. Dopo aver combattuto lo squadrismo con le Camicie Grigie (formazioni paramilitari del PSd’A), aderì al sardo-fascismo coprendo da prima il ruolo di segretario del Fascio cagliaritano e, dal 1927, quello di Podestà di Cagliari. Trasferitosi a Roma, partecipò attivamente durante l’occupazione tedesca alle operazioni di soccorso promosse dal parroco Ettore Cunial. Durante il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, nascose nel suo appartamento la famiglia Funaro, gli unici ebrei del suo edificio, e li aiutò a trovare una sistemazione sicura. Vittorio Tredici, insieme al parroco Cunial, aiutò altri perseguitati, sia ebrei che resistenti, salvandoli dalla furia nazi-fascista. E’ il 7.494° “Giusto tra le Nazioni”, riconoscimento ottenuto nel 1997. Questi sono i Giusti riconosciuti fino a oggi, ma tanti sono gli eroi ancora nell’ombra, che hanno voluto tener nascosto il loro passato e le cui storie riemergono lentamente a distanza di decenni. suor-de-muro-con-bimbo E’ il caso di Suor Giuseppina (Rosina) De Muro, nata a Lanusei il 2 novembre 1903. Suor Giuseppina durante l’occupazione di Torino riusci’ a far liberare tanti detenuti politici, a revocare la condanna a morte di un antifascista e a sottrarre alle SS un bimbo di soli 9 mesi tenuto in carcere, nascondendolo tra le lenzuola. Due coniugi ebrei arrestati e destinati alla deportazione, vennero da lei liberati, mentre una giovane ebrea riuscì a salvarsi perchè Suor Giuseppina bloccò la partenza facendo appello al Regolamento penitenziario, che impediva il trasferimento del detenuto se non fosse stata resa nota la destinazione. Aiutò i detenuti nascondendo delle uova sbriciolate tra i medicinali, scambiando referti medici per permettere il trasferimento in infermeria, e trasmise di nascosto notizie tra familiari e prigionieri. Per lei è in atto la pratica per essere riconosciuta “Giusta tra le Nazioni”.   image1 Un’altra storia è quella di Giovanni Gavino Tolisfrontiera di Chiasso. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, attraverso il valico trasportò i messaggi che le organizzazioni partigiane si scambiavano tra Italia e Svizzera, e aiutò tanti ebrei e antifascisti a rifugiarsi nel territorio elvetico, con la collaborazione della famiglia Panzica che risiedeva nei pressi del confine. Scoperto dai nazisti, venne arrestato insieme alla signora Panzica (che riuscirà a sopravvivere) e internato presso il campo di Mauthausen, dove morì il 28 dicembre 1944. Nel 2010 è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: «Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla lotta di liberazione con l’attività di postino delle organizzazioni partigiane e, con eccezionale coraggio, si prodigò in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito in un campo di concentramento austriaco, dove perse la giovane vita. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all’estremo sacrificio». Si noti bene che queste informazioni sono state raccolte nelle scuole sarde di ogni ordine e grado a riprova che i nostri giovani sono sensibili ai problemi sociali, storici ed ambientali come non si vedeva da moltissimo tempo.

Contro la banalità del male per fortuna c’è la normalità del bene rappresentato da coloro che hanno aiutato gli ebrei rischiando la propria vita (Schindler, Perlasca ma anche il nostro Vittorio Tredici)

12.000 soldati tedeschi disubbidirono e vennero giustiziati alla fine della guerra

“COMINCIARONO CON GLI ZINGARI

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare………”

(Bertold  Brecht , ispirato ad un sermone del pastore Martin Niemoller)

Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente

(Bertold Brecht).

accingo a fare alcune considerazioni sulla Giornata della Memoria che verrà celebrata questo giovedi’, che ricorda l’ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz il 27 gennaio 1945.

Venne istituita, in Italia,  con la legge 20 luglio 2000 n.211, anticipando perfino l’ O.N.U. che solo nel 2005 decretò questo ricordo collettivo. L’assemblea delle Nazioni Unite decise di respingere l’idea di negare in tutto o in parte la Shoah, perché ciò non avvenisse più…… (se ne sono accorti  dopo 60 anni).

Perché dobbiamo ricordare un fatto storico quando nei secoli passati sono avvenuti e purtroppo avvengono stermini, genocidi spesso di natura etnica in ogni parte del globo ?

Perché con i problemi mondiali, con la pandemia, crisi economica, venti di guerra in Europa (Ucraina-Russia) dobbiamo ancora parlare di qualcosa avvenuta ottanta anni fa? Etc. Etc.

O perché non parlare delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, alla luce di nuovi documenti giapponesi che affermavano la necessità di arrendersi agli americani piuttosto che ai sovietici che, finita la guerra in Europa avevano spostato le truppe, mongole, verso oriente per invadere il Giappone. O meglio le affermazioni di Robert Mc Namara segretario di Stato americano negli anni ’60  e ’70, pianificatore dell’intervento atomico sul Giappone, il quale in un colloquio con un generale dell’aviazione, considerava quell’attacco meritevole di essere considerato come crimine di guerra se avesse fallito lo scopo (dal documentario The Fog of War su McNamara).

Domande tutte lecite alla quale è difficile rispondere senza cadere nella banalità.  Si banalità,perché in un epoca tecnologica come questa dove abbiamo sostituito i miti di una volta come le religioni, la stessa Morte, anche la Shoah rischia di essere banalizzata. Soprattutto NON va mitizzata, ma ragionata in modo da convincerci di una sua validità.

Da quello che si è visto recentemente, la Shoah non ci ha insegnato nulla, o forse come dice qualcuno, non ha trovato  gente che ha voglia di imparare.

Una delle tante obiezioni sulla Shoah riguarda poi la nascita dello Stato di Israele che non ha risolto il problema della Palestina, insieme al popolo Curdo altra questione  che si trascina dalla fine della Grande Guerra e che le potenze vincitrici di allora , Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, non hanno risolto, creando confusione nel Vicino Oriente.

Torniamo alla Shoah. Mi preme sottolineare la definizione etimologica della parola SHOAH, termine che nella Bibbia esprime diversi significati legati all’idea di DISTRUZIONE (tempesta devastante, annientamento etc.). Termine più appropriato rispetto ad OLOCAUSTO che ricorda un sacrificio inevitabile (esempio gli animali sugli altari per ingraziarsi Dio).

La Shoah è figlia dell’antisemitismo nato con l’avvento del Cristianesimo.  Grazie al Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII (Roncalli) si  è cercato di cambiare l’atteggiamento della Chiesa verso i “Fratelli Maggiori” come li ha definiti Papa Giovanni Paolo II.

Ecco alcuni esempi di leggi razziali prima di quelle di Norimberga in Germania nel 1933-1935 e della Difesa della Razza in Italia nel 1938.

PRECEDENTI STORICI (in Italia)

– Divieto di matrimoni misti, codice teodosiano (conforme ai dettami della Chiesa) anno 388 (restò in vigore a Roma fino al 1870).

– Divieto di appartenenza alle FF.AA., Imperatori Arcadio e Onorio, anno 404.

– Divieto di esercizio della professione di avvocato, imperatori Leone ed Antemio, 468.

– Eliminazione dagli Enti Pubblici e PP.AA. Legge 31/01/438 Teodosio e Valentiniano (imperatori) (norma poi passata nel codice di Giustiniano).

Limitazione alle proprietà immobiliari: Padova (1423), Firenze (1437, limite a 500 fiorini di proprietà), Roma obbligo di alienare proprietà immobiliari, Papa Paolo IV147/1955 (bolla Cum nimis absurdum) ancora in vigore nel 1870. Divieto di acquisto di beni immobili ed obbligo di alienare se ne avessero, 1706 Piemonte, Vittorio Amedeo II riconfermato nel 1770 e poi il 21/05/1814 in vigore fino all’anno 1848.

– PATRIA POTESTA’ LIMITATA: Piemonte 1770, duca di Modena 25/10/1951.

– Divieto per gli ebrei di tenere scuole per i non ebrei, Ducato di Modena 26/04/1771.

– Nei 1000 anni di storia italiana solo per 67 anni dal 1870 al 1938 gli ebrei in Italia erano riconosciuti con eguali diritti agli altri cittadini.

UNGHERIA

L’ungheria moderna fu istituita nel 1918 dai trattati che seguirono la fine della 1^ G.M. Lo stato fu subito turbato da instabilità politica e da problemi economici ed un’ondata di antisemitismo trovò spazio in un contesto di povertà e scontento popolare. Il governo ungherese fu uno dei primi e più fedeli alleati europei della Germania nazista e venne ricompensato con territori, tra cui nel marzo 1939, parte della Cecoslovacchia. Negli anni trenta l’Ungheria riconobbe la Germania come forza dominante emergente in Europa, e nel 1933, salita al potere di Hitler, garantì alleanza e molte sue risorse, diedero assistenza alle campagne militari tedesche e vennero ricompensati. Il governo ungherese era ufficialmente antisemita e fu il primo governo europeo a perseguitare ufficialmente gli ebrei negli anni precedenti alla 2 GM. Fin dal 1920 aveva emanato una legislazione che limitava i diritti ali ebrei (istruzione e restrizioni nella vita quotidiana) e nel 1941 avviati ad un programma di lavoro forzato obbligatorio riservato a loro. Nel frattempo aumentava il potere di un gruppo politico antisemita (LE CROCI FRECCIATE) e la violenza contro gli ebrei si diffuse in tutto il territorio. Molti ebrei soprattutto a Budapest reagirono formando gruppi di resistenza. Paradossalmente questo stato di persecuzione e terrore era preferibile alla situazione di morte certa degli ebrei nei paesi caduti sotto il controllo tedesco. Infatti nel 1941 a differenza di quello tedesco il governo ungherese non intendeva uccidere esplicitamente la popolazione ebraica composta da 700.000 uomini donne e bambini. Difronte alle richieste tedesche di deportazione degli ebrei nei campi di concentramento gli ungherese si opposero ripetutamente. Verso la fine della guerra con la chiarezza della prossima sconfitta dell’ASSE l’ungheria cercò di allentare i suoi legami con la germania e trovare un accordo di pace separata con gli alleati nel 1944 Hitler ordinò di invadere il suo vecchio alleato. Incominciò la deportazione.

GERMANIA

L’Antisemitismo innanzitutto,  era ripreso con vigore nella seconda metà del 19° secolo (1800) si ricordi l’Affare Dreyfus, l’ufficiale dell’esercito francese accusato di spionaggio a favore della Prussia nella guerra 1870-1871, dichiarato poi innocente. Lo scrittore Emile Zola scrisse una lettera al Presidente della Repubblica francese con un editoriale che si intitolava “J’accuse” dove denunciava che le accuse all’ufficiale erano permeate da un violento antisemitismo.

Hitler, la prima guerra mondiale, il gas ed il suo comportamento

1) venne ferito due volte, durante la convalescenza matura il suo antisemitismo

2) li accusava di NON essere favorevoli alla guerra, che è stata per lui una possibilità.

3) durante la seconda convalescenza venne curato da un psichiatra  noto antisemita.

NB: durante la 1^ G.M. gli ebrei erano l’ 1% della popolazione tedesca, 100,000 andarono in guerra e 30,000 vennero decorati.

Gli ebrei spesso nella storia sono stati considerati dei capri espiatori per i mali del mondo, era più facile scaricare su loro gli errori commessi dai vari governi che non riuscivano a mantenere fede alle promesse fatte al popolo, inventando dei complotti ebraici per dominare il mondo (Russia Zarista pubblicò un testo  I PROTOCOLLI DEGLI ANZIANI SAVI DI SION, che nonostante venisse smentito dallo Zar stesso alla caduta dell’impero russo, confermandolo come inventato dalla polizia segreta russa, viene ancora oggi considerato valido).

Era ancora valida l’accusa di DEICIDIO, la preghiera pasquale recitava ” preghiamo per i PERFIDI EBREI”  che in latino aveva un significato diverso che in italiano (abolita col Vaticano II di Papa Roncalli).

Perché c’è  anche un motivo economico, banale se vogliamo, la 2 G.M. proseguiva e costava, in un solo colpo si liberavano posti di lavoro, non ci sarebbero state bocche da sfamare, si sequestravano i beni che venivano incamerati dai governi, si otteneva della manodopera a buon mercato ( si pensi che il salario degli schiavi dei campi di lavoro e sterminio venivano versati dalle industrie tedesche direttamente nelle tasche delle SS nei campi).

Nel 1944 in Germania su una totalità di 45 milioni di lavoratori, 18 erano stranieri deportati soprattutto ebrei e polacchi.

Non solo, ma l’oro ricavato da gli anelli, dalle montature degli occhiali e anche dai denti recuperati dai cadaveri venivano depositati dalle SS nella Banca Centrale Tedesca.

La ditta di Assicurazioni ALLIANZ AS assicurava i campi di Dachau e Buchenwald.

La svizzera venne accusata di aver incamerato i depositi degli ebrei nonché l’oro che Il Reich depositava punzonandolo con retrodata.

Eliminazione di un qualsiasi dopoguerra per l’avversario, nessuna catechizzazione, nessun esilio, semplicemente perché non era previsto alcun sopravvissuto.

La persecuzione e lo sterminio degli ebrei, in Germania,  è avvenuto in varie fasi:

1° provvedimento rimozione dai pubblici uffici (1933)

2° provvedimento pena di morte per chi trasferiva capitali all’estero (1936)

3° provvedimento tutti i danni provocati dalle sommosse anti-ebraiche dovevano essere pagate dagli

ebrei stessi a loro spese (1933) indennizzi forfettari, avrebbe preferito 200 ebrei morti.

4° provvedimento confisca ebrei polacchi settembre 1940

5° provvedimento nessum rimborso agli ebrei per danni da attacco nemico od occupazione tedesca.

6° provvedimento, soluzione finale della questione ebraica, ordine alle SS, Heidrich, Himmler, ordi-

ne a tutte le organizzazioni statali di collaborare con le SS, disse che questo non prova che le SS avessero a che fare con la soluzione ebraica, e che Hitler non sapesse niente. Hitler in un incontro con Ribbentrop, ministro degli esteri tedesco, nel 1943, disse che bisognava mettere gli ebrei o nei campi di concentramento o nei campi di sterminio (l’idea era già stata ribadita del suo libro MEIN KAMPF, nulla di nuovo quindi l’idea di eliminare gli avversari non era recente rispetto ai fatti)

Durante il processo svoltosi a Norimberga contro i gerarchi nazisti , svoltosi dal 20/11/1945 al 01/10/1946, Goering numero 2 del regime nazista, disse che era inutile negare la Shoah perché quella contro gli ebrei era una guerra da combattere per la sopravvivenza  della Germania.

La Sopravvivenza ha giustificato la necessità di trovare spazi vitali per il Reich, invadendo tutta la Europa e l’Unione Sovietica, e la Teoria della cospirazione ebraica ha fatto il resto.

Interessanti le altre testimonianza al processo, dove vennero raccolte prove, filmati e tale era l’immensità dei documenti (oltre 100.000 prove, tutte riconosciute autentiche dagli imputati), ne vennero presentati in aula solo poche migliaia (2 o 3000):

  • Dottor FUNK, presidente della REICHSBANK  accettava depositi dalle SS dei campi di concentramento, perfino i denti d’oro (filmato proiettato durante il processo), quante persone prima del 1939 depositavano i propri denti d’oro nelle banche ?
  • KALTERBRUNNER (che ha sostituito Heydrich dopo il suo assassinio) chiama a testimoniare in sua difesa Rudolf Hoss (comandante di Auschwitz) questi disse che Himmler confermò l’ordine di Hitler per la soluzione finale, visitò il campo di Treblinka (lo disse Eichmann) in 6 mesi 85.000 ebrei uccisi col monossido di carbonio.
  • Segue Hoss: il gas ZYKLON B serviva per i pidocchi, si moriva da 3 a 15 minuti), è stato testato prima sui prigionieri russi. Veniva considerato, dai nazisti, più umano non per dare meno sofferenza alle vittime MA PERCHE’ RISULTASSE MENO PROVANTE PER CHI COMPIVA LE ESECUZIONI,
  • Inizialmente morivano 1.000 al giorno, riuscirono ad ucciderne 2.000/giorno.
  • Ad Auschwitz 2.500.000 sottoposti al trattamento (Hoss non tollerava gli abusi sui prigionieri, i suoi 3.000 uomini erano lì per STERMINARE, non per torturare i prigionieri
  • Hoss dice che la sua vita era normale compresa quella familiare durante lo sterminio, non ha mai pensato che fosse sbagliato (UN GATTO PENSA CHE STA UCCIDENDO I TOPI?), la cieca obbedienza non li faceva pensare che quelli che uccidevano erano uomini.
  • Fritz Sauckel, plenipotenziario allo sfruttamento nel lavoro dei prigionieri, nel marzo 1941 organizzò il reperimento di forza lavoro per le industrie belliche (crimine secondo le  convenzioni internazionali) provenienti da altri paesi, 5.000.000 stranieri in Germania di cui 200.000 volontari, trattarli decentemente ordinava Speer.

Lo psicologo che ha seguito gli imputati durante il processo cerca di darsi una spiegazione su ciò che è accaduto e perché il popolo tedesco ha fatto tutto questo:

  •  1) SONO ABITUATI AD OBBEDIRE, NATURALE FARE CIO’ CHE HITLER DICEVA
  •  2) PROPAGANDA (gli ebrei non erano considerati dei veri esseri umani)
  •  3) natura del male, MANCANZA di empatia.

Vennero presentate le prove delle atrocità compiute in tutta Europa, anche se, ad onor del vero, dobbiamo dire che nel rastrellare gli ebrei, ai tedeschi corsero in aiuto dei volenterosi in Francia come in Ungheria, in Yugoslavia come in Russia….e in Italia.

E l’Italia?

Difesa della razza Italia 1938, REGIO DECRETO LEGGE 15/11/1938 n. 1779, integrazione norme difesa della razza.

IL MANIFESTO DELLA RAZZA

10 scienziati firmarono il manifesto sulla presunta esistenza della razza, dandone una spiegazione scientifica. Alla fine della guerra nel 1944 gli americani chiesero l’epurazione di 23 professori. Il governo provvisorio si fece carico della questione con un testo meno duro di quello alleato. Dopo alterne vicende nel 1946 si arrivò alla sede politica della decisione dove alcuni ministri votarono per il reinserimento (De Gasperi, tra gli innocentisti) altri per il pensionamento Lussu e Togliatti), dopodiché a causa di un vizio di forma procedurale nel giugno 1947 , i ricorsi degli accusati vennero accolti dal Consiglio di Stato. Fu così che la politica razziale del regime risultò senza RAZZISTI.

Alla caduta del fascismo il 25/07/1943 non furono revocate dal re ne da Badoglio, furono abrogate con RDL 20/01/44 n. 25 (reintegrazione diritti patrimoniali) obbligati dagli americani.

Conseguenze delle leggi antiebraiche emesse dal regime fascista nel 1938

  • Espulsione degli ebrei dalle scuole (sia come allievi che come insegnanti)
  • Espulsione degli ebrei stranieri, con cittadinanza italiana ottenuta dopo il 01/01/1919 (altoatesini, dalmati, triestini, giuliani)
  • Divieto di matrimoni misti
  • Eliminazione dalle FF.AA., dalle industrie, dai commerci e dalle professioni (sia come lavoratori autonomi che dipendenti), dalla PP.AA., enti pubblici e dello spettacolo
  • Limitazioni alla proprietà immobiliare

Disposizioni Amministrative

  • Divieto di commercio oggetti antichi, d’arte, libri usati
  • Divieto di fare l’amministratore di case e condomini
  • Esercitare industria tipografica
  • Tenere radio in casa superiori a 5 valvole
  • Pubblicare necrologi
  • Inserire il nome nell’elenco telefonico
  • Divieto di esercitare il commercio ambulante

(è pur vero che vi erano diversi gradi di limitazioni in base ai meriti patriottici combattentistici o fascisti)

Manifesto di verona, congresso del partito fascista repubblicano 14/11/1943

Punto 7 gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri durante questa guerra, appartengono a nazionalità NEMICA.

Il 13/12/1943 venne emesso un decreto del Duce (Salò) con l’ordine di internamento e confisca dei beni degli ebrei considerati come NEMICI (vedi sopra)

Gli Ebrei come entità giuridica cessano di esistere dal 9/1943 al 4/1945 (stranieri in casa propria)

CHI SAPEVA?

GLI ALLEATI

  • Ebbero notizie dal governo polacco in esilio a Londra, attraverso contatti tra partigiani e prigionieri ad Auschwitz
  • Si preferì dare la precedenza alla sconfitta militare della Germania
  • Non vennero creduti i racconti dei prigionieri sfuggiti ai campi, ne a testimonianze di tedeschi disgustati ne a diplomatici (ebreo di Salonicco 1944)
  • Le notizie sullo sterminio vennero inizialmente considerate delle bugie, come quelle diffuse dalla propaganda antigermanica, durante la 1^ GM secondo il quale l’esercito tedesco avrebbe commesso presunte violenze su civili in francia e belgio.
  • Non si voleva svelare il segreto della macchina de codificatrice alleata ULTRA.
  • Gli ebrei ad Auschwitz chiesero a più riprese di bombardare il campo, preferendo morire così, la ferrovia sarebbe stata ricostruita e avrebbe ricominciato a deportare altre vittime, ma avrebbero rallentato l’operazione di sterminio e avrebbero fatto capire ai tedeschi che si sapeva . Venne bombardato solo nell’agosto 1944 quando divenne obiettivo strategico.
  • Il 13 gennaio 1942 i rappresentanti dei nove Paesi occupati adottarono la cosiddetta “Dichiarazione di Saint James” in cui si legge la volontà di punire i colpevoli dei crimini attraverso il canale della giustizia organizzata, mentre il 3 ottobre dello stesso anno venne istituita la “United Nations Commission for the Investigation of War Crimes”. Quest’ultima fu incaricata, in particolare, di studiare la creazione di un tribunale che giudicasse i crimini di guerra.
  • Verso la fine del 1943 i Tre Grandi, Roosevelt, Stalin e Churchill, emisero una dichiarazione congiunta nella quale decisero che i militari tedeschi e i membri del partito nazista sarebbero stati portati nei Paesi in cui avevano commesso i crimini ad essi attribuiti e sarebbero stati puniti secondo la legge di questi; per quanto riguarda invece i maggiori responsabili, i cui crimini non erano riconducibili ad un territorio preciso, la pena sarebbe stata decisa in modo congiunto da parte degli Alleati.

I capi di stato stranieri conoscevano (Gabinetto Churchill, primi processi luglio 1943,

intercettazione nel 1941, poco dopo la razzia di Roma 16/10/1943, e prima della

conferenza di Teheran (URSS, USA, GB) si decise di punire i criminali di guerra.

IL VATICANO (secondo quanto da loro dichiarato)

  • Il Papa si preoccupava di alleviare i mali della guerra per tutti
  • Montini e Roncalli mandavano messaggi a Roma così come Monsignor BOSIO da Bratislava denunciando che per 80.000 ebrei ci sarebbe stata la morte senza però specificare altro
  • Gli ebrei volevano azioni e non parole , volevano scappare dai tedeschi. Molti preti aiutarono gli ebrei
  • Il Vaticano ritenne che l’enciclica contro il razzismo che il Papa voleva pubblicare sarebbe stata controproducente per gli ebrei.

CROCE ROSSA

  • Nel 1941 visitarono i campi e seppero delle deportazioni
  • Il 14/10/1942 riunione del Comitato Direttivo, non fecero appelli ne denunce ne proteste per la Shoah
  • Non si esposero per non pregiudicare l’attività a favore dei prigionieri militari

BEN GURION

  • Il congresso mondiale ebraico rimase incredulo di fronte alle notizie che pervenivano sulla shoah
  • Non credettero nenache alla conferenza di Wansee
  • Ben Gurion era una persona dalle grandi operazioni, salvare 1000 ebrei sarebbe stata poca cosa, la priorità era la creazione dello Stato di Israele.
50 KG. D’ORO RACCOLTI  
16/10/1943 quest’anno 70 Portico d’Ottavia il vecchio ghetto di Roma
razziati, rastrellati 1022 ebrei romani nel ghetto e in 26 zone della città,
selezionate dal comando tedesco. 
per lungo tempo non si seppe nulla della sorte di questi 1022
treno partito alle 14,05 da tiburtina il 18/10/1943
arrivato ad Auschwitz dopo 6 gg e 6 notti di viaggio (18 vagoni piombati)
1022 ebrei di cui 200 bambini, 16 sopravvissuti (15 uomini 1 donna Settimia Spizzichino)
82% subito avviati alle camere a gas (839) (184 validi)
il loro reinserimento nella società civile fu difficile, alcuni si suicidarono subito dopo, altri più tardi perché sgomenti dalla libertà dopo tante persecuzioni. Marce della Morte La BBC, il NY Times, il Times di Londra, Il Generale Molotov, il Daily Telegraph, il Manchester Guardian parlavano delle stragi nei ghetti di Lodz e Vilna e che nei campi di concentramento la strage degli ebrei cresceva. Sia Churchill che Molotov inviavano messaggi, sulla questione, a tutte le cancellerie del mondo. Perché Ignorati ? una piccola spiegazione da un testo dell’Intelligence Service Inglese riferito ad un volantino che spiegava al mondo cosa succedeva agli ebrei, diceva: “Va censurato perché per spiegare gli orrori compiuti dai tedeschi non bisogna mai usare degli esempi che riguardino persone che non vengano ritenute universalmente innocenti (oppositori politici o ebrei). Ente gestione e liquidazione immobiliare – EGELI (1939 – 1977) L’ente era stato istituito nell’ambito dei provvedimenti razziali del 1938 per curare la gestione e la liquidazione dei beni ebraici espropriati in applicazione del rdl 9 febbraio 1939, n. 126. Successivamente la legge 16 giugno 1939, n. 942, aveva affidato al nuovo organismo gli immobili divenuti di proprietà statale dopo che era andato deserto il secondo esperimento d’asta, effettuato a seguito di procedura esecutiva esattoriale. Lo scoppio della guerra aveva aggiunto come ulteriori competenze, la gestione dei beni dei cittadini di nazionalità nemica sottoposti a provvedimenti di sequestro in applicazione dell’art. 20 della legge 19 dicembre 1940, n. 1994. Dopo l’8 settembre, sorta la Repubblica sociale italiana, l’Egeli era stato trasferito al Nord e incaricato di ulteriori attribuzioni. Col decreto legislativo 4 gennaio 1944, n. 1, passavano all’ente le aziende industriali e commerciali già dichiarate nemiche dal governo e fino ad allora di spettanza del Ministero delle corporazioni. Il decreto n. 2 della stessa data, inaspriva le misure contro gli ebrei sancendo la confisca totale di tutte le proprietà ebraiche italiane e straniere che entravano pertanto nell’ambito dell’attività dell’Egeli. La spaccatura militare e istituzionale dell’Italia vedeva la contemporanea emanazione da parte del governo del Sud di provvedimenti di tenore opposto quale il rdl 20 gennaio 1944, n. 26, contenente disposizioni per la reintegrazione nei diritti patrimoniali dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati o considerati di “razza ebraica”. La previsione di un rapido scioglimento dell’Egeli verrà presto smentita dall’evolversi degli avvenimenti. Se, infatti, il dllg 5 ottobre 1944, n. 252, ordinava la pubblicazione del decreto n. 26 del 20 gennaio rendendo operative le prime retrocessioni di beni sequestrati in base alla normativa del 1939, più complesso per l’Egeli fu provvedere, dopo la Liberazione, alla restituzione delle proprietà confiscate nella Repubblica sociale italiana non solo per la mole e il numero, ma anche per la difficoltà di tracciare un quadro esatto della situazione patrimoniale dovendosi lamentare disordini, dispersioni di documentazione, soprusi. Allo scioglimento dell’Egeli si arriverà con dpr 22 marzo 1957 emesso in applicazione della l 4 dicembre 1956, n. 1404, approvata per disciplinare la soppressione e messa in liquidazione di enti, società, organismi interessanti la finanza statale, i cui scopi erano cessati o comunque costituenti un onere per il bilancio dello Stato. La riforma, che si inseriva in un più vasto progetto di razionalizzazione della pubblica amministrazione, era stata sollecitata dalla necessità di chiudere numerose istituzioni sorte durante il fascismo per realizzare i suoi scopi soprattutto nei settori economici e coloniali ed ormai del tutto superati. Per provvedere a tale compito era stato organizzato dal gennaio 1957 un apposito Ufficio liquidazioni inserito nell’Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale dello Stato. A tale struttura con dm 13 novembre 1957 furono affidate le operazioni di chiusura dell’Egeli quando fu esaurito l’incarico di commissario liquidatore dato ad Ercole Marazza. Responsabile della gestione dell’ente venne nominato l’avvocato Giuseppe Vania già direttore generale dell’Egeli. Al momento delle consegne al Tesoro, la relazione sulla attività e la documentazione allegata rivelano che l’ente aveva mantenuto distinte cinque gestioni: “gestione beni ebraici espropriati 1939”; “gestione beni esattoriali”; “gestione beni alleati”; “gestione beni ebraici confiscati o sequestrati 1944”; “gestione beni germanici”. Risultava che erano ancora da definire sei pratiche di beni ebraici espropriati; 66 erano gli immobili da alienare provenienti da esecuzioni esattoriali; 90 erano le posizioni aperte tra i beni alleati e 32 tra i beni germanici. Tra i beni ebraici confiscati rimanevano a carico dell’ente oggetti, fra cui alcuni preziosi non rivendicati dagli aventi diritto e titoli vari consegnati all’Egeli dall’Arar in quanto appartenenti ad israeliti. Il numero delle pratiche da chiudere, quindi, era sostanzialmente limitato e decisamente ridotto rispetto alla quantità di fascicoli prodotti durante la sua esistenza a giudicare dalla nota di consegna dell’archivio che nel dicembre 1957 consisteva oltre che di carteggi di carattere generale, di più di 13.000 unità intestate ad altrettanti titolari e organizzate secondo questa ripartizione: beni ebraici, fascicoli numerati da 1 a 200; beni esattoriali, da 1 a 186; beni alleati, da 1 a 4005; beni ebraici confiscati, da 1 a 8112; beni germanici, da 1 a 535. Di questo cospicuo archivio restano purtroppo solo esigui nuclei di documentazione. Quando, dopo un anno dalla chiusura dell’ente effettuata nel 1997 dall’Ispettorato generale per gli affari e per la gestione del patrimonio degli enti disciolti, erede dell’originario Ufficio liquidazioni, fu predisposto il versamento all’Archivio centrale dello Stato del carteggio Egeli, veniva acquisito un complesso documentario di dimensioni decisamente modeste, poco più di 200 cartelle al cui interno il personale del Tesoro aveva inserito i fascicoli con un ordine più o meno curato, probabilmente funzionale alle esigenze di natura essenzialmente contabile che interessavano. [tratto da PCM, Rapporto generale della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati, pp.253-254] Il negazionismo ha approfittato di questo lungo periodo di silenzio a cui sono state sottoposte le vittime perché: Necessità politiche, Stati Uniti ed alleati dovevavo trovare un punto di appoggio in Europa e la Germania serviva in funzione anti-sovietica, quindi non parlare di Germania connivente col regime nazista.Gli stessi ebrei sopravvissuti hanno cercato di rimuovere quell’esperienza perché o non volevano rivivere il dramma o perché non venivano creduti, o criticati come è avvenuto in Israele da parte dei Sabra, cioè gli ebrei nati in Palestina. Diceva VOLTAIRE “calunniate, calunniate qualcosa resterà” ! Perché la Shoah è un evento unico? Dopo la Shoah è stato coniato il termine «genocidio». Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un adagio ebraico «Chi uccide una vita, uccide il mondo intero». Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed «efficaci», allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro. La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte.   Perché ricordare e commemorare? Il Giorno della Memoria non vuole disconoscere gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.   Quindi la shoah ha riguardato anche: SINTI, cioè zingari europa occidentale, stessa origine dei ROMROM, zingari/gitani europa centrale e orientale e BalcaniOmosessualiDisabili (eutanasia, Aktion T4, svolta dai medici tedeschi)Testimoni di Geova e anche preti cattoliciPolacchiPopoli Slavi E:\E.M.O (ex Il Medioriente)\VARIO MATERIALE (MIO)\MIEI INTERVENTI\APPUNTI PER IL 27.01.2013 GIORNATA DELLA MEMORIA\00234678.png E la Sardegna ? C:\Users\Marco\Desktop\BLOG DANIELE MADAU e RAI\2022-01-27 Giornata della Memoria\Questura Cagliari.jpg                              Sardi e la Shoah   Secondo la “STORIA DEGLI EBREI IN ITALIA” (Renzo De Felice), in Sardegna, all’introduzione delle leggi razziali del 1938, vivevano  67 ebrei in totale di cui: Cagliari 49 Sassari  11 Nuoro      7   Nonostante i recenti studi sull’argomento, ancora incerte sono le informazioni sui sardi deportati durante l’occupazione tedesca in Italia. Tra questi dobbiamo distinguere i soldati, dichiarati Internati Militari Italiani -IMI- che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiutarono di combattere per la Repubblica di Salò e vennero internati in appositi campi di lavoro (Stalag per le truppe e Oflag per gli ufficiali), e i resistenti, perseguitati politici e razziali che furono inviati nei campi di concentramento gestiti direttamente dal partito nazista. Fra i 700.000 militari italiani deportati dopo l’armistizio, circa 12.000 provenivano dalla Sardegna. Il numero così alto di internati sardi, era dovuto in maggior misura alla lontananza dell’isola dal fronte di guerra in cui si ritrovarono i militari dopo l’8 settembre.
Dopo il caos provocato dall’armistizio, mentre il re e il governo abbandonavano la capitale per riparare a Brindisi, i tedeschi procedevano a una sistematica occupazione di tutta l’Italia centro-settentrionale. Abbandonate a se stesse, con ordini contradditori, gran parte delle truppe sbandarono senza riuscire a opporre una tenace resistenza. Molti furono i soldati che tentarono di ritornare nelle proprie case, ma per i sardi che dovevano attraversare il mare, non c’era nessuna possibilità. In migliaia cercarono di raggiungere Civitavecchia attraversando l’Italia o i Balcani, ma imbarcarsi era impossibile. Nel porto laziale si assisteva così al dramma dei soldati sardi, affamati, abbandonati e privati della speranza di raggiungere l’isola. Tanti cercarono la via delle montagne, unendosi ai partigiani, solo una piccola parte scelse di arruolarsi nella Repubblica Sociale, molti vennero catturati dai tedeschi e deportati.
Anche in questi campi di prigionia le condizioni di vita erano difficilissime, si moriva per il freddo e la fame, e tanti non riuscirono a sopravvivere agli anni di reclusione forzata. I sardi internati per motivi razziali e politici furono, secondo gli ultimi studi, circa 250.
A loro toccò la sorte peggiore, inviati nei campi di concentramento, almeno 91 morirono nei campi di Mauthausen, Buchenwald, Dachau  e Flossenburg.
Importante ricordare che numerosi sardi diventeranno anche “Giusti tra le nazioni” per aver salvato anche solo un ebreo dalle deportazioni. Furono solo tre gli ebrei deportati, tutte e tre donne: Elisa Fargion, nata a Cagliari il 7 maggio 1891, coniugata con Gastone Levi, fu arrestata a Ferrara tra il 1943 e il 1944, e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Fu uccisa assieme al marito il giorno stesso del suo arrivo, a Bikernau. Si trovava sul convoglio di Primo Levi. Vittorina Mariani, nata a Porto Torres il 17 maggio 1904. Arrestata a Milano nell’aprile del 1944 assieme a tre sorelle e a un fratello, riusciranno a sopravvivere al campo di concentramento di Bergen Belsen. Zaira Coen, nata a Mantova il 4 ottobre 1879, nel 1919 aveva sposato il medico sassarese Italo Giuseppe Righi. Giunta a Sassari insegnò scienze alla Scuola normale femminile, all’Istituto Tecnico Lamarmora e al Liceo Azuni. Nonostante si fosse iscritta al partito e all’Associazione fascista della scuola, a seguito dei provvedimenti per la difesa della razza, fu dapprima sospesa e poi dispensata dall’insegnamento. Rimasta sola dopo la morte del marito, con l’armistizio la situazione si complicò. Nonostante le insistenze dei parenti sardi affinchè si nascondesse nell’isola, preferì raggiungere la sorella Ione, rimasta vedova, a Firenze. Nella città toscana vennero denunciate dal portinaio del loro stabile, arrestate, passarono per il campo di Fossoli prima di arrivare a Bikernau. Giudicate troppo anziane e quindi inabili per il lavoro, vennero immediatamente mandate nelle camere a gas. Molto numerosi furono i partigiani e gli antifascisti che finirono nei lager nazisti. Tra questi ricordiamo: Bartolomeo Meloni, nato a Cagliari nel 1900, ingegnere ferroviario a guida del CLN veneto, si rese protagonista di importantissime azioni di sabotaggio che ostacolarono le deportazioni dei soldati italiani. Arrestato, morirà a Dachau nel 1944. Pietro Meloni, nato a Sestu nel 1899, con la moglie Rosa Tosoni diventa Membro del comitato clandestino del PCI. Partigiano comandante nel veronese, verrà arrestato assieme alla moglie. Trasferito nei campi di concentramento, morirà nel lager di Gusen nel marzo del 1945. Gavino Gavini, nato a Sassari il 5 febbraio 1904, fu arrestato a Verona per aver danneggiato in modo irreparabile le biciclette e i pianoforti che doveva caricare su un treno diretto in Germania. Giunto a Mauthausen il 19 dicembre 1944, morirà a Gusen l’11 aprile 1945. Antonio Cabras, nato a Cagliari, aveva 38 anni quando venne deportato a Mauthausen, il 13 gennaio 1944. Morirà nel campo di sterminio il 19 aprile 1945. Era un detenuto politico, probabilmente già schedato dai fascisti come oppositore. Cosimo Orrù, di San Vero Milis, magistrato a Busto Arsizio e membro del CLN. Prima internato nel campo di Flossemburg, morirà nel lager di Litomerice tra il 1944 e il 1945, dopo aver subito innumerevoli atrocità da parte del capo-baracca. Medaglia d’oro della Resistenza. Mario Ardu, nato a Lanusei il 4 dicembre 1905, maresciallo nel Reggimento di Artiglieria pesante, dopo l’armistizio abbandonò la divisa e si arruolò nella Brigata Manara, nel veronese. Durante un’azione di sabotaggio nel deposito del Lazzaretto, venne arrestato dalle Brigate Nere. Dapprima deportato nel campo di concentramento di Flossenburg, venne trasferito in quello di Hersbruck, dove fu oggetto di esperimenti da parte di medici nazisti. Muore il 2 dicembre 1944 all’interno del lager.Fu insignito della medaglia d’argento. Altri riusciranno a salvarsi e a tenere viva la memoria, come Vittorio Bocchetta, Luigi Rizzi, Giuseppe Fideli, Pietro Tola, solo per nominarne alcuni.
Chissà quante altre storie di coraggio, di sofferenza e di altruismo si celano dietro quei numeri ancora incerti. Racconti di vita che meritano di essere resi noti, per tenere vivo il ricordo di quanti hanno vissuto il lato più tragico della nostra storia recente. I Giusti sardi L’ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, lo Yad Vashem, ha riconosciuto 671 italiani “Giusti tra le nazioni”, numero aggiornato al 1 gennaio 2016. Con questo termine si vogliono indicare i non ebrei che, a rischio della propria vita e senza avere interessi personali, hanno salvato la vita anche a un solo ebreo dal genocidio nazista. Nel giardino di Israele, sul Muro d’Onore che ricorda i Giusti, sono scolpiti anche i nomi di 4 eroi sardi: Salvatore Corrias, Vittorio Tredici, Girolamo Sotgiu e la moglie Bianca Ripepi. salvatore-corrias-2 Salvatore Corrias, nat o a San Nicolò Gerrei il 18 novembre 1909, arruolatosi nella Guardia di Finanza nel 1929, dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte delle Brigate partigiane nella formazione “Giustizia e Libertà”. Corrias scelse di continuare a indossare la divisa per potersi muovere liberamente lungo la frontiera italo-svizzera, aiutando in questo modo centinaia di ebrei, oppositori politici e perseguitati a oltrepassare il confine per raggiungere la salvezza. Catturato dalle Brigate Nere il 28 gennaio 1945, mentre rientrava dal confine dopo aver aiutato un prigioniero inglese, venne fucilato dalla “Banda Tucci” nel recinto della sua caserma.
Oggi riposa nel cimitero di Moltrasio. Medaglia d’Oro al Merito Civile, è dal 2006, il 10.957° “Giusto tra le Nazioni”. archivio20comunale20jpg5cserie20iii20iconografia_jpg5cfoto200079 Vittorio Tredici, nato a Iglesias nel 1892, ufficiale decorato nella Grande Guerra, fu, con Emilio Lussu, uno dei fondatori del Partito Sardo d’Azione. Dopo aver combattuto lo squadrismo con le Camicie Grigie (formazioni paramilitari del PSd’A), aderì al sardo-fascismo coprendo da prima il ruolo di segretario del Fascio cagliaritano e, dal 1927, quello di Podestà di Cagliari. Trasferitosi a Roma, partecipò attivamente durante l’occupazione tedesca alle operazioni di soccorso promosse dal parroco Ettore Cunial. Durante il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, nascose nel suo appartamento la famiglia Funaro, gli unici ebrei del suo edificio, e li aiutò a trovare una sistemazione sicura. Vittorio Tredici, insieme al parroco Cunial, aiutò altri perseguitati, sia ebrei che resistenti, salvandoli dalla furia nazi-fascista. E’ il 7.494° “Giusto tra le Nazioni”, riconoscimento ottenuto nel 1997. Questi sono i Giusti riconosciuti fino a oggi, ma tanti sono gli eroi ancora nell’ombra, che hanno voluto tener nascosto il loro passato e le cui storie riemergono lentamente a distanza di decenni. suor-de-muro-con-bimbo E’ il caso di Suor Giuseppina (Rosina) De Muro, nata a Lanusei il 2 novembre 1903. Suor Giuseppina durante l’occupazione di Torino riusci’ a far liberare tanti detenuti politici, a revocare la condanna a morte di un antifascista e a sottrarre alle SS un bimbo di soli 9 mesi tenuto in carcere, nascondendolo tra le lenzuola. Due coniugi ebrei arrestati e destinati alla deportazione, vennero da lei liberati, mentre una giovane ebrea riuscì a salvarsi perchè Suor Giuseppina bloccò la partenza facendo appello al Regolamento penitenziario, che impediva il trasferimento del detenuto se non fosse stata resa nota la destinazione. Aiutò i detenuti nascondendo delle uova sbriciolate tra i medicinali, scambiando referti medici per permettere il trasferimento in infermeria, e trasmise di nascosto notizie tra familiari e prigionieri. Per lei è in atto la pratica per essere riconosciuta “Giusta tra le Nazioni”.   image1 Un’altra storia è quella di Giovanni Gavino Tolisfrontiera di Chiasso. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, attraverso il valico trasportò i messaggi che le organizzazioni partigiane si scambiavano tra Italia e Svizzera, e aiutò tanti ebrei e antifascisti a rifugiarsi nel territorio elvetico, con la collaborazione della famiglia Panzica che risiedeva nei pressi del confine. Scoperto dai nazisti, venne arrestato insieme alla signora Panzica (che riuscirà a sopravvivere) e internato presso il campo di Mauthausen, dove morì il 28 dicembre 1944. Nel 2010 è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: «Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla lotta di liberazione con l’attività di postino delle organizzazioni partigiane e, con eccezionale coraggio, si prodigò in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito in un campo di concentramento austriaco, dove perse la giovane vita. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all’estremo sacrificio». Si noti bene che queste informazioni sono state raccolte nelle scuole sarde di ogni ordine e grado a riprova che i nostri giovani sono sensibili ai problemi sociali, storici ed ambientali come non si vedeva da moltissimo tempo.

Contro la banalità del male per fortuna c’è la normalità del bene rappresentato da coloro che hanno aiutato gli ebrei rischiando la propria vita (Schindler, Perlasca ma anche il nostro Vittorio Tredici)

12.000 soldati tedeschi disubbidirono e vennero giustiziati alla fine della guerra

“COMINCIARONO CON GLI ZINGARI

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare………”

(Bertold  Brecht , ispirato ad un sermone del pastore Martin Niemoller)

Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente

(Bertold Brecht).

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