Il sale della democrazia

di Ignazio Locci

È diventato, nuovamente, Presidente, non chi ha avuto più voti ma chi ha avuto meno veti, più condivisione: forse è questo il sale della democrazia. Con Ignazio Locci, che ci ha guidato all’inizio della settimana elettorale presidenziale, riflettiamo dopo la sua, faticosa, conclusione.

Aver eletto Sergio Mattarella non rappresenta la certificazione della sconfitta della politica, ma bensì la sconfitta di un certa partitocrazia strenuamente impegnata nella rigenerazione della sua classe dirigente. Allo stesso tempo è la dimostrazione dell’affermazione che diventa Presidente della Repubblica non chi ha più voti, ma bensì chi ha meno veti, più condivisione. Tutto questo è forse il sale della democrazia, della comprova che il Presidente della Repubblica deve essere veramente super partes e non rappresentare una specifica parte se non la Costituzione della Repubblica Italiana.

E’ questo è certamente il valore del Presidente Mattarella ed il valore della scelta che oggi hanno fatto  i parlamentari ed i delegati regionali chiamati ad eleggerlo.

Aver aspettato l’ottava votazione non è quindi dovuto all’incapacità politica di decidere, ma è stato il “prezzo”, se così si può dire, pagato perchè una certa visione politica altamente autoreferenziale venisse a cadere, in una certa misura ad autodistruggersi. 

E’ innegabile che hanno perso quei partiti e forze politiche che intendevano affrontare questa fase con toni muscolari mentre hanno vinto quelle forze politiche che hanno perseguito la ricerca della massima condivisione

Il Presidente Mattarella rappresenta questo, la condivisione opposta alla autoreferenzialità, l’unità opposta alla divisione, l’inclusione opposta all’esclusione. E rappresenta ancor di più questi fondamenti della nostra democrazia quando nel suo breve intervento, successivo alla comunicazione della sua elezione, afferma di accettare per “senso di responsabilità, che prevale sulle prospettive personali” …  e per il dovuto “rispetto delle decisioni del Parlamento”.  

Un discorso di pochi minuti, di parole pesanti come pietre, per ricordare a tutti cosa sottende all’elezione del Presidente della Repubblica. Non certamente auto candidature, campagne pubblicitarie, proclami mattutini o stizzose consultazioni del proprio smartphone.

Abbiamo un Presidente con un mandato pieno che svolgerà il suo ruolo con la pienezza di poteri che gli hanno riconosciuto Parlamentari e Delegati regionali. 

Nessuno può pensare di affermare il contrario e nessuno può, anzi deve pensare a fantasiose modifiche delle norme sull’elezione del Presidente. E’ un argomento normato e articolato con l’intera nostra Costituzione, nella quale l’alternanza dei poteri, legislativo, esecutivo e di controllo, sono la garanzia del corretto svolgersi della vita della nostra Repubblica.

Semmai occorre, e con urgenza, pensare a rivalutare il ruolo del Parlamento. Occorre intervenire con urgenza, prima che si delineino le prossime elezioni politiche, per riformare la legge elettorale. Cambiamo questa legge, mettiamo soglie di sbarramento non in nome dell’esclusione ma in nome della vera governabilità del Paese, ripensiamo alla partecipazione di elettori lontani e di quelli nuovi. Agiamo per riportare alle urne gli Italiani.

 Solo allora avremmo un Consiglio dei Ministri vero organo esecutivo e un Parlamento che verrà riconosciuto vero snodo vitale della vita politica della Repubblica, più in grado di legiferare e di interpretare in maniera più diretta le attese e le speranze dei cittadini. 

Cosi come ci ha ricordato in chiusura del suo breve ma forte intervento il Presidente della Repubblica.

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