La gioia liberatoria di Sanremo: incontro con Ernesto Assante

di Daniele Madau

Ernesto Assante è giornalista di Repubblica e uno dei critici musicali italiani più importanti e seguiti, dalla sterminata bibliografia. Con lui abbiamo, dall’anno scorso, la preziosa possibilità di dialogare su Sanremo con una competenza unica: nel pomeriggio della serata finale, infatti, ha pronosticato, in maniera impeccabile, l’intero podio.

Trionfo negli ascolti di Sanremo: puoi dire che è un successo meritato? Abbiamo assistito a un festival di maggiore qualità ?

Il festival ha trovato un equilibrio. L’anno scorso si era rischiato di più e la qualità musicale era maggiore. Amadeus ha rischiato meno ma ha avuto ragione lui: meglio rischiare di meno e avere un pubblico più numeroso che fare più avanguardia e arte. Però migliore, direi, nella forma: meno perdite di tempo e più impegno, penso solo a Saviano. Nessun grande difetto, quindi, ma crescita serata dopo serata.

Quale sarà il podio secondo te?

Mahmood e Blanco, Elisa e Morandi. Mahmood e Blanco vincitori, giustamente. Hanno una canzone moderna e bella, che rispecchia la canzone italiana di oggi. Quella di Morandi è divertente ma non è una bella canzone; quella di Elisa è bella ma è troppo ‘sanamente’ tradizionale.

Sanremo, quest’anno, ha visto anche trionfi e ovazioni come non mai, penso a Cremonini, Saviano, Jovanotti e Morandi: eccessi o momenti liberatori?

Certamente lo show offerto da Cremonini e Jovanotti, col loro live concerto, è stato molto apprezzato, proprio grazie a una liberatoria energia, dopo due anni di niente. Nelle parti impegnate, è stato fatto sempre spettacolo: l’arte dal vivo è stata, quindi, davvero liberatoria.

Mi ha colpito, direi in negativo, la resa di alcuni brani sacri nella serata delle ‘cover’, come ‘Nella mia ora di libertà’ di De André come proposta da Truppi, Capossela e Pagani: concordi su questa ‘stroncatura’?

Penso che l’errore sia chiamarle ‘cover’: in realtà, sono interpretazioni. Ognuno interpreta il pezzo del patrimonio musicale italiano e internazionale alla propria maniera. L’interpretazione richiede una lettura personale, un proprio taglio, un modo personale di vedere le canzoni. Questo può essere bello o brutto ma è, certamente, meglio che rifarle tali e quali. Non aggiungi nulla a De André se lo riesegui in maniera uguale, anzi togli lo stesso De André, rifacendo tu un suo brano: puoi solo renderlo in peggio. La seconda modalità è un rischio ma se riesci a aggiungere te a De André, avrai il meglio. Quindi, penso che loro abbiano fatto un buon lavoro, come quasi tutti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: