‘Giulietta e Romeo’ riletta da Monteverdi a Cagliari: la passione giovanile nel degrado postbellico. Incontro con la regina del Balletto di Roma, Carola Puddu

di Daniele Madau

E’ di nuovo in scena, da ottobre, ‘Giulietta e Romeo’, un classico firmato dal coreografo e regista Fabrizio Monteverde, su musiche di Prokofiev. Approdato a Cagliari per quattro repliche da tutto esaurito, con 350 recite e 200.000 spettatori è oggi lo spettacolo di danza italiano più applaudito di sempre.

Cagliari diventa un luogo simbolico, per la presenza della protagonista Carola Puddu che, alla fine dello spettacolo, mostra la bandiera dei quattro mori, in un tripudio di affetto. La vita di Carola è esemplare: inizia la danza all’età di 4 anni a Cagliari, all’età di 9 anni si trasferisce in Francia entrando nella scuola di danza del Balletto dell’Opera di Parigi (École de danse du Ballet de l’Opera de Paris), dove farà tutti gli anni di studio fino a diplomarsi nel 2018. Nel 2019 si trasferisce a Toronto ed entra a far parte del Professional Training Program con il Canada’s National Ballet School, dove, dopo la riabilitazione da un grave infortunio, danza in alcune delle produzioni del coreografo spagnolo Roman Oller, tra cui “Romeo e Giulietta”. Nel 2021 entra nella classe della scuola di “Amici di Maria De Filippi”. Allieva della maestra Alessandra Celentano, alla sua uscita dal programma Carola viene chiamata a far parte dell’organico del Balletto di Roma, sino a ricoprire il prestigioso ruolo di Giulietta in “Giulietta e Romeo” .

Inizia lo spettacolo, sul palcoscenico una scenografia buia – la Verona degli amanti infelici di William Shakespeare è diventata un Sud postbellico cupo e polveroso, alle soglie di una rivoluzione: un muro decrepito, con porte che non si aprono, una scala a pioli con ballerini appesi e Giulietta che si cala dal balcone. Le madri, Capuleti e Montecchi, dei due protagonisti, sono in sedia rotelle: una grintosa, l’altra superficiale, si frappongono all’amore dei due giovani.

Nell’ originale riscrittura drammaturgica , descritta come ‘narrazione essenziale ma appassionata, lirica e crudele, che come il cerchio della vita continuamente risorge dal proprio finale all’alba di un nuovo sentimento d’amore’, il corpo di ballo è capace di trasmettere emozioni, con i loro movimenti morbidi e sinuosi, sintesi di classico e moderno.

Regina di questo di questo corpo di ballo è Carola, che incontro in una pausa dalle prove, in tutta la sua giovinezza e disponibilità.

Carola, hai provato una sensazione particolare in queste date di Cagliari, da ‘regina in patria’ ?

Ho ricevuto tanto affetto dovunque, ma, chiaramente, le emozioni provate a Cagliari sono state diverse, pensando anche al premio ricevuto dal sindaco Truzzu come “giovane talento della danza e straordinaria interprete dei valori della nostra terra”. Io ricevo lettere, regali ovunque: addirittura c’è chi si confida con me, dato che incontro gli spettatori dopo ogni spettacolo.

Essere un esempio: prevale più il senso di responsabilità o il piacere?

E’ una cosa bellissima. Nel mondo della danza ci sono tante persone come me. Chiunque scelga di coltivare la propria passione, chiunque metta impegno e creda nel trasformare la propria passione in un mestiere è un esempio. E’ pieno, nelle accademie, di persone così. In Sardegna è un po’ più raro, perché non ci sono accademie. Quella che sono io è frutto di un lavoro che anche altre persone perseguono. Il mio successo è legato anche alla televisione: anche lì, tuttavia, c’è stato un percorso di lavoro, di sacrificio, di impegno duro e rigido. Sono stata circondata anche da professionisti che hanno intravisto il mio potenziale, e hanno voluto il mio bene. Come anche i miei genitori.

In Italia abbiamo visto denunce da parte di ginnaste per metodi di insegnamenti duri, quasi violenti, per cercare la perfezione: tu hai conosciuto questo mondo?

Sì, ho saputo di certi comportamenti, che credo siano presenti dappertutto. Esistono, anche, persone che vogliono il tuo bene, che si riconoscono: il loro essere duri è finalizzato al tuo bene. Gli altri sono più, oserei dire, ballerini mancati e, quindi, frustrati.

Stai interpretando ‘Giulietta e Romeo’, il più grande classico di tutti i tempi: condividi la rilettura del regista?

Sì, la condivido pienamente e, tra le altre cose, vorrei sottolineare la grande importanza che viene data alle donne, le vere protagoniste del balletto.

Ci racconti come è stata una tua, tipica, giornata in accademia: molto dura?

In Canada, più che in Francia, un po’ sì: otto ore di allenamento quotidiano, divise in mattina e pomeriggio

Cosa provi mentre balli? Il ballo è qualcosa di sacro o mistico?

A volte questa sensazione capita, ma non sempre: accade quando l’energia che sento nel mio corpo si sposa con la coreografia del ballo e con il compagno di danza. Nella prima pomeridiana di Cagliari, però, a esempio, non è successo, perché ero concentrata su altro, come prendere le misure al palcoscenico.

Cosa sarebbe stata Carola se non fosse stata una ballerina?

Di sicuro avrei avuto un mestiere attinente alle lingue: le adoro, e ne parlo quattro

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