di Daniele Madau
Per parlare della grande figura del Papa emerito, nel giorno del suo funerale, ho incontrato il teologo, filosofo e scrittore Vito Mancuso, studioso sempre attento, aperto e disponibile.
Il suo gesto di dimissioni ha parlato più di ogni parola: la grandezza della sua umiltà, in quell’occasione, è stato un insegnamento che resterà nella storia. E’ necessario, però, approfondire ancora la figura di Joseph Ratzinger, e, per questo, approfitto della riflessione di Vito Mancuso, partendo proprio dalle ultime parole, pronunciate in fin di vita, come un testamento.
Da un punto di vista emozionale ed empatico, cosa pensa delle ultime parole di Ratzinger, così come ci sono state riferite?
Penso che corrispondano pienamente a una vita vissuta nella dedizione, e siano del tutto coerenti con la sua figura, che non ho potuto conoscere direttamente ma per come l’ho percepita
Il pensiero di Ratzinger è stato caratterizzato dalla lotta al relativismo, così presente nella filosofia moderna, penso, a esempio, al ‘pensiero debole’ : qual è la sua posizione a riguardo, da teologo e filosofo?
Il relativismo è caratterizzato dal dominio assoluto del proprio pensiero, senza limiti; al contrario, l’assolutismo pone un assoluto all’esterno di noi, al quale dobbiamo sacrificare ogni cosa di noi e tutto noi stessi. Io propongo invece l’essere relazione. O meglio, dentro di noi, nella nostra coscienza, dobbiamo essere assolutisti, cioè non scendere a compromessi e scegliere il bello e il giusto, la legalità, l’onestà, la correttezza. All’esterno di noi, però, nei rapporti, nell’etica, dobbiamo relazionarci e trovare un punto d’incontro tra tutti, su cui fondare il diritto, che sarà unico ma frutto di un incontro tra le varie esigenze.
Unanimemente papa Ratzinger è stato giudicato un fine teologo. Quali sono i cardini peculiari, più rilevanti, della sua teologia?
La sua opera più importante, a mio parere, è ‘Introduzione al Cristianesimo’, del 1968, in cui tenta di armonizzare la fede e la ragione: intesa, però, non con la ragione analitica che scompone e analizza, ma con il ‘logos’ greco, quello che dal caos porta al ‘cosmos’, cioè all’ordine e alla bellezza. Nelle ultime opere, invece, ho trovato qualche contraddizione, soprattutto laddove afferma che il Gesù dei Vangeli è, in tutto e per tutto, quello storico. Poi però ha affermato che alcune parti del Vangelo non sono storiche, come la terribile affermazione ‘il suo sangue ricada su noi e i nostri figli’-dell’episodio con Barabba – che ha dato origine all’accusa di deicidio verso gli ebrei: in queste affermazioni ho notato una caduta rispetto alle posizioni precedenti.
E’ stato un conservatore? Penso alla sua posizione sulle donne, che ha richimato sempre alla devozione alla famiglia, quasi come vocazione
Sì, è stato un conservatore, è questo ha creato una divisione tra suoi fautori e coloro che non concordavano. Come, del resto, capita per questo ideale di donna; anche tra le donne stesse c’è chi si rispecchia e chi no: l’importante è seguire la propria sensibilità e capire, nell’insegnamento di Ratzinger, che c’è una forte componente conservatrice.
Lei è stato molto legato al cardinal Martini, che è stato indicato tra i ‘papabili’ proprio nelle elezioni che, poi, avrebbero portato Benedetto e Francesco al pontificato. Quale strada avrebbe preso la Chiesa con lui?
Martini era uno studioso che non avrebbe mai tradito la verità della Scrittura per un dogma o un insegnamento puramente teorico o non basato, appunto, sulle Scritture. Per questo, credo che sarebbe stata una Chiesa libera nell’insegnamento, affidata a studiosi preparati e seri, dei quali molti sarebbero stati laici.