di Marco Marini
In pace i figli seppelliscono i padri, in guerra sono sono i padri a seppellire i figl (Erodoto)
Anche quest’anno si celebra la giornata che ricorda la Shoah, lo sterminio degli Ebrei in Europa. E non solo degli ebrei, ma anche degli omosessuali, dei portatori di handicap, dei professanti altre religioni, delle donne.Un’ atrocità, che da sola dovrebbe far capire l’aberrazione della Shoah, riguarda i bambini mandati subito a morire nelle camere a gas o negli esperimenti del Dottor (?) Mengele. Quali erano le loro colpe? O forse erano inutili per lo sforzo bellico tedesco? Ancora oggi sono le vittime principali di tutte le guerre recenti,alla quale assistiamo ormai indifferenti e con qualche fastidio, forse. Qualche, macellaio permettetemi, pensa che è meglio non preoccuparsi delle conseguenze della loro morte, anzi si eviterà che in futuro qualcuno di questi possa vendicarsi, se dovesse sopravvivere.Lo scrittore ebreo di Venezia, Riccardo Calimani, ha recentemente affermato che il Giorno della Memoria è importante se resta la giornata dei mille perché senza risposta e lo sarà ancora se riguarderà tutti gli stermini.La senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ha espresso la sua preoccupazione sull’epilogo che potrebbe accadere a questo ricordo. Si ridurrebbe ad una riga nei libri di storia.Ha notato una certa stanchezza nelle persone sullo sterminio degli Ebrei, e questo si nota quando si prende in parola sull’argomento.Ma le iniziative proseguono, presso l’Università degli Studi di Cagliari si è ricordata la cacciata dei professori Israeliti dall’insegnamento e si continuano a cercare coloro che hanno aiutato gli ebrei a salvarsi, i cosidetti Giusti Fra le Nazioni, ricordati presso lo Yad Vashem a Gerusalemme. Alcuni dei quali erano sardi.Questo fa ben sperare che la memoria non vada persa, ma le perplessità restano.Molti intellettuali contestano l’unicità della Shoah, evidenziando che la Storia umana ne è piena. E’ vero tutto ciò. Si pensi che l’intellettuale e politico Plinio, dirà a proposito della Guerra in Gallia “Humani Generis Iniuria” cioè CRIMINI CONTRO L’UMANITA’, per la prima volta nella Storia per rimarcare la crudeltà di quella guerra. E cosi’ ne vari spazi e nei vari tempi, della Storia.
Sul piano etico, violenza terrore e stragi sono tutte uguali, non c’è distinguo, non si tratta di numeri ne di totalitarismi più o meno cattivi, URSS, CINA, Ruanda, ex Jugoslavia, Cambogia, crimini infami.PERO’ per la Shoah mai un popolo, in quanto tale, é stato braccato in mezzo mondo, deportato e quasi completamente sterminato solo perché legato ad una Religione – Cultura – Tradizione.
Lo scopo preciso era l’eliminazione di un qualsiasi dopoguerra per l’avversario, nessuna da catechizzare, nessun esilio, semplicemente perché non era previsto alcun sopravvissuto.
Questo sembra avvalorare l’idea che dalla Storia non abbiamo imparato nulla. Basta guardare ciò che succede nel centro dell’Europa. Una guerra che ha scatenato contrapposizioni violente dal punto di vista verbale, investimenti in strumenti di guerra che non vedevamo da decenni. Dubbi su chi ha ragione e torto, giustificazioni sull’intervento dell’invasore e il diritto dell’invaso a difendersi. Da una parte il Gruppo Wagner e dall’altra il Gruppo Azov entrambi filonazisti e accusati di crimini di guerra. Come se in guerra esistessero delle regole tipo Monopoli o Gioco dell’oca…..
Ancora oggi manifestazioni sportive degenerano in scontri fisici tra tifoserie che inneggiano, spesso a Hitler, cioè a colui che ha fatto della violenza la propria ideologia. Quando il principe Harry si vesti’ come una SS, ci fu grande scandalo in Gran Bretagna, perché ancora si ricorda ciò che il dittatore nazista ha fatto a quella nazione. Per carità a carnevale ognuno può vestirsi come vuole, ma ricordiamo che il nazismo è cominciato con le marce dei ragazzini vestiti in divisa e gagliardetti, come se fossero dei boy scout, non me ne vogliano i seguaci di Baden-Powell. Poi un po’ più grandicelli sono andati a rastrellare ebrei e partigiani nell’est europeo, dopo aver bruciato libri, non graditi al regime, distrutto sinagoghe ecc.
Quello che mi fa riflettere e preoccupare, è che questa civilissima Europa, patria dell’Illuminismo della Ragione è altrettanto genitrice di stermini e devastazioni, spesso effettuate nel nome di questa o quella Idea se non addirittura in nome di Dio (Blasfemia). Abbiamo ridotto in schiavitù l’America del Sud, L’Africa e cercato di imporci in Asia, senza riuscirci.
Allora, forse non dovremmo meravigliarci se 78 anni fa abbiamo scoperto l’orrore della Shoah.
Ha ragione Calimani, dobbiamo dare risposte ai mille perché. Conosciamo Chi, Dove, Quando, Che cosa,
la famosa regola delle 5 W dello stile giornalistico anglosassone (Who ? Where? When? What?) ma resta
forse, quella domanda fondamentale alla quale non abbiamo dato una risposta significativa:
WHI ? Perché ?
Ma per fortuna, se cosi’ si può chiamare, camminando per le vie di alcune città come Roma o Ferrara o Firenze o Monaco di Baviera, a ricordarci ciò che è avvenuto, vengono incorporate, nel selciato stradale delle città, davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni, dei blocchi in pietra ricoperti da una piastra di ottone posta sulla faccia superiore. Un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig per lasciare nel tessuto urbanistico delle città una memoria diffusa per ricordare i cittadini europei deportati nei campi di sterminio nazisti. Sono le cosiddette PIETRE D’INCIAMPO