Paradosso Socratico e Shoah

di Marco Marini

“Io so di non sapere” il famoso detto attribuito a Socrate e pervenutoci attraverso Platone, è ritenuto il fondamento del pensiero del filosofo greco, perché basato su un’ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che diventa però movente fondamentale del desiderio di conoscere. In questo ruolo, gioca una parte fondamentale la Scuola. Qualche giorno fa in una trasmissione televisiva, credo fosse Report, si è parlato della scuola Finlandese. Questa Nazione è passata da un criterio selettivo, diciamo alla tedesca, che l’ha condotta nel giro di una generazione, ad non avere più nè dirigenti industriali nè politici tali da condurre il Paese stesso. Dopo una riforma che ha visto non solo aumentare il reddito del corpo insegnante, ma creare un percorso scolastico che prevedesse anche scuole professionali dove si potessero inserire quei giovani che non ambivano al proseguo nella carriera accademica ed a ruoli diciamo dirigenziali. Cosi’ la Nokia, importante e conosciuta azienda nel settore delle telecomunicazioni, ha potuto avere è tornata ad essere diretta da finlandesi piuttosto che dirigenti tedeschi che venivano pagati profumatamente e che lasciavano l’incarico dopo pochi anni. La Scuola avrebbe seguito passo per passo la crescita dei giovani finlandesi. Oggi sentiamo parlare di selezione, di sprone alle giovani generazioni magari umiliando il giovane se il rendimento non fosse adeguato agli sforzi. Ora è un punto di vista condivisibile o meno e lo consideriamo più una battuta che una seria programmazione. La Regione Autonoma della Sardegna pubblicizza in questi giorni proprio dei corsi professionali per creare un futuro lavorativo ai nostri giovani. A Sassari è stata data notizia dell’interessamento di una nota casa automobilistica giapponese di cui non si poteva fare il nome, ma che nel logo del personale chiaramente faceva riferimento alla Toyota, che ha fornito a titolo di comodato d’uso gratuito, un mezzo ibrido sulla quale l’IPSIA se non erro avrebbe fatto studiare i propri studenti. Acquisendo conoscenze all’avanguardia sulla nuova frontiera tecnologica dei mezzi del futuro, e non solo visto che attraverso la struttura aziendale i giovani avrebbero pubblicizzato il proprio curriculum-vitae, e ponendosi sul mercato del lavoro non appena conseguita l’abilitazione. Va bene e cosa centra questo con la Shoah ? Sempre la scuola ed i suoi studenti svolgono un ruolo importante sull’argomento. Ieri a Cagliari presso la Fondazione Siotto in Castello Via dei Genovesi, è stato inaugurato il cosiddetto Giardino dei Giusti, sulla falsa riga di ciò che esiste allo Yad Vashem, il Museo del Ricordo della Shoah a Gerusalemme. Sono state applicate ad una parete 7 lapidi di altrettanti sardi che si sono prodigati nel salvare gli Ebrei dalla persecuzione nazi-fascista. Ebbene oltre a varie organizzazioni che si occupano dell’argomento, il lavoro di ricerca principale è stato effettuato dagli studenti di alcuni istituti sardi. Quindi la conoscenza è importante per non ricadere negli obbrobri accaduti nel secolo appena trascorso ed in quello appena iniziato. Ma è difficile portarla avanti, questa conoscenza. Un po’ per pigrizia, un po’ per stanchezza come citava Liliana Segre in questi giorni. Ma anche perché siamo saturi di stereotipi sui vari argomenti. Per carità, come disse una psicologa conosciuta a Fiuggi durante un corso di riqualificazione professionale, “..é sulla palude della nostra vita che ci creiamo degli stereotipi che permettano di restare a galla..” più o meno diceva cosi’. Giusto, ma se questi stereotipi ci portano ai vari genocidi, allora c’è da preoccuparsi. Si pensi che durante l’inizio delle persecuzioni anti ebraiche della seconda guerra mondiale, un ebreo di Salonicco riusci’ a sfuggire ad un rastrellamento in Austria se non erro, torno nella sua comunità in Grecia ed avvisò del pericolo imminente. Nessuno gli credette, addirittura lo internarono. Oggi non esiste più la comunità ebraica di Salonicco. Ma come si sarebbe potuto credere ad una storia simile, che , forse giustificata dall’odio razziale, si sarebbe quasi accettata normalmente, certo non dalla comunità ebraica. Perché proprio dalla scuola si è cominciato a inculcare nei giovani quell’odio scaturito poi nelle leggi razziali sia in Germania che in Italia, che hanno portato alle tragiche conseguenze che conosciamo e che ricordiamo il 27 gennaio. Ma questo basta per lasciarci tranquilli, se non almeno nelle coscienze ?. Non ne sono sicuro. Abbiamo conosciuto e conosciamo molte persone che consideriamo buone e intelligenti, ma che sembra esprimano delle considerazioni a mio parere discutibili. Come quel sacerdote che mi disse che se esisteva un antisemitismo ciò significava che prima c’è stato un semitismo (?). O quell’amica che citando un fatto raccontato dal, o al, marito, ricordava una signora EBREA, in provincia di Cagliari che non avrebbe mai fatto sposare la propria figlia a un non ebreo, cosa normale in una certa mentalità italiana, mogli e buoi dei paesi tuoi si dice. I matrimoni misti nella comunità ebraica mondiale è attestata sopra il 50% , soprattutto fuori da Israele. O quella persona che frequentando un gruppo folkloristico incontrò degli ebrei di un altro gruppo che, dopo essere usciti dal bagno lasciarono un odore sgradevole ???. Gli altri invece lasciano un profumo di rose, scusate per l’argomento. O quel signore che dopo un viaggio in Terra Santa criticò l’ostentazione degli ebrei per le ricchezze, perché andavano in giro mettendosi l’oro addosso, mi fece vedere le foto e riconobbi le donne beduine che girano con un bracciale d’ro, tutte le loro ricchezze, tenuto alle caviglie come coloro che si incontrano per le strade in Tunisia. Agli ebrei era proibito indossare ori e gioielli sia durante il regno dei Re Cattolici Ferdinando di Castiglia ed Isabella di Aragona sia durante il nazi-fascismo dove vennero depredati dai governi. Ricordiamo i 50 kg d’oro richiesti da Kappler alla comunità ebraica di Roma, non bastarono e vennero aiutati da cristiani e perfino dalla Chiesa. Ma non servi’ ad evitare la via per Auschwitz. O quel dirigente della pubblica amministrazione che affermò che solo gli ebrei ricchi si salvarono. E cosa c’è di strano, raramente nella storia se non per casi sporadici, si sono viste comunità che si aiutano e si salvano vicendevolmente. Ma la famiglia di Otto Frank, padre di Anne, allora ? A cui il governo degli Stati Uniti negò più volte il visto di ingresso in quel paese ? Gli Ebrei hanno cultura perché hanno i soldi, dice qualcuno, e allora gli arabi coi petrodollari avrebbero dovuto guidare il mondo o risolvere definitivamente per esempio il problema dei fratelli in Palestina, ma sembra preferiscano accordarsi con Israele ed il mondo occidentale in genere. O quell’amico che considera fastidioso lasciar intravedere i boccoli dei capelli dal Bozik il tipico cappello degli ebrei ortodossi, cosa prevista dalla Bibbia e seguita anche dai musulmani, insieme alla crescita della barba, ma non si dice nulla del turbante colorato dei Sikh. O quell’altro amico che affermava che se non ci fossero stati gli esperimenti sulle cavie umane nei campi di concentramento oggi non avremmo saputo nulla su certe malattie. Infatti tutte le cavie erano “volontarie”. O infine quel sacerdote in una Chiesa a Cagliari che durante un’omelia si scagliò contro la città di Gerusalemme in quanto fortificata. E allora Babilonia ? La Città Santa per le tre religioni è stata fondata nel secondo secolo avanti Cristo.  O quel simpatico barista romano che aveva l’attività vicino al mio ufficio, quando mi ha sentito parlare del mio interesse per il vicino oriente, in genere, lui si irrigidi’ invitandomi a parlare col padre dei problemi avuti con gli ebrei. Chiesi quali fossero questi problemi e mi accorsi che la sua diciamo ostilità era indiretta ma non mi ha specificato un fatto. O quel conoscente di cultura medio alta, autore di un testo su Roma antica studiato presso l’università di Cagliari che al sentirmi parlare dei miei interesse, che ribadisco riguardano tutte le culture del vicino oriente, Islam eccetera, mi disse che la Sardegna non c’entrava nulla con gli ebrei. Si era dimenticato dei quindici secoli circa passati nella nostra Isola. Sono affermazioni fatte in buona fede, non ritengo siano generate da un odio verso il popolo ebraico, ma tant’è che ancora oggi si chiede alle vittime di giustificarsi. Magari scopriremo le vere cause dell’antisemitismo e spereremo di ricordarci della Shoah in maniera più consapevole e proficua perché abbiamo risolto il problema. Meditiamo gente meditiamo.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora