Il dramma della guerra civile in Siria

di Marco Marini

“Ricordare il passato serve per il futuro, così non ripeterai gli stessi errori: ne inventerai di nuovi.” (Groucho Marx)

“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”, diceva il politico e filosofo britannico Edmund Burke, già nella seconda metà del ‘700. Una frase che, incisa in trenta lingue diverse, campeggia su un monumento collocato nel campo di concentramento di Dachau, un monito che non può lasciare indifferenti.  Abbiamo voluto avvicinare questi due aforismi, il primo dell’esponente di un trio di comici americani in voga dagli anni venti alla fine degli anni quaranta e protagonisti di un film comico “La Guerra Lampo dei Fratelli Marx” del 1933. L’altra appartiene al filosofo e politico britannico del ‘700. Due frasi che sembrano profetiche anche se espresse in contesti e spiriti diversi. Ma, visto che il 24 febbraio prossimo, scade il primo anniversario della guerra russo-ucraina, sono quanto mai attuali. In questi giorni si sono ricordati gli ottanta anni dei bombardamenti su Cagliari da parte degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, esattamente dal 17 febbraio 1943. Proprio lo scorso 17 febbraio 2023, presso la sede dell’Istituto Salesiano Don Bosco a Cagliari, il Direttore e docente Don Michelangelo Dessi’ ha ricordato che nel mondo attualmente si svolgono oltre 63 conflitti. Con migliaia di morti, feriti e soprattutto profughi,  che l’O.N.U. valuta essere intorno ai 240 milioni. Si immagini di arginare una ondata di persone che si muovono da una terra ad un’altra, e ditemi come si può fermare, se non cambiando radicalmente le realtà sociali e politiche di questo mondo. Per non parlare della crisi alimentare e dell’acqua che scarseggia, che incrementa questi spostamenti verso luoghi meno angusti. Mi permetto di ricordare che negli anni sessanta, prima della guerra cosiddetta dei sei giorni, nel 1967 tra Israele e i vicini arabi, La Giordania deviò il fiume Yarmuk affluente del Giordano, che oggi non esiste più, privando Israele dell’acqua nella sua regione settentrionale la Galilea.

 A proposito di conflitti in medio e vicino oriente, dopo il primo scontro con i paesi arabi, conclusosi con un cessate il fuoco nel 1949, l’unica nazione che NON lo firmò fu l’Iraq, dove non esisteva ancora il politico Saddam Hussein. Quindi in teoria Israele è ancora in guerra con L’Iraq, o ciò che ne è rimasto dopo la “liberazione”. In questo contesto di guerre, aggravato dal recente terremoto in Turchia e Siria e di cui abbiamo parlato nel recente scritto di qualche giorno fa, si inserisce il dramma della guerra civile in Siria. La Siria (o As-Siria secondo la grammatica araba che elimina la “L” dell’articolo determinativo/indeterminativo AL, raddoppiando la prima lettera delle parole che iniziano son la S, la D, la T, perdonate queste reminiscenze universitarie), ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1946 alla fine della seconda guerra mondiale. Da quel momento il travagliato paese ha visto l’alternarsi di molti governi fino al 1963 quando il partito Panarabo Ba’ath prese il potere con un colpo di stato. Il suo leader Salah Jadid tentò di dare un impronta socialista al regime e filo-sovietica. Dopo la sconfitta nel 1967, durante la guerra  con Israele, ci fu un ulteriore colpo di stato “correttivo” e sali’ al potere Hafiz al Assad che eletto poi Presidente della Repubblica in modo plebiscitario nel 1971 e più volte riconfermato, instaurò un regime dittatoriale diventando il punto di riferimento per il radicalismo arabo soprattutto in funzione anti-israeliana ed anti-americana, sostenendo molti gruppi terroristici palestinesi. Dopo il conflitto del 1973 contro Israele, dove quest’ultima mantenne il controllo sulle altura del Golan occupate nel 1967, cercò di partecipare alla fondazione della Federazione delle Repubbliche Arabe con Libia ed Egitto. Nel 1976 intervenne nel conflitto in Libano occupando il confine meridionale e Beirut, contro sia Israele che l’OLP di Arafat che considerava suo avversario. Nella guerra Iran-Iraq prese posizione a favore dello Stato Islamico iraniano, attirando sulla Siria le ire di molti paesi arabi che vedevano in Khomeini una minaccia per i loro poteri. Paradossalmente Assad dovette affrontare proprio l’integralismo islamico dei Fratelli Musulmani, che ricordo uccisero il presidente egiziano Sadat nel 1981, e che volevano combattere l’impronta laica del regime siriano. L’Iniziativa venne stroncata da Assad con una violenta repressione culminata nel massacro di 30.000 persone ad Hama nel 1982. Nel 1990 ci fu un certo riavvicinamento con l’occidente in occasione dell’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, entrando a far parte della coalizione internazionale sotto il comando statunitense. Questo rapporto si incrinò dopo gli attentati a New York dell’11 settembre 2001. Hafiz al Assad era morto nel 2000 e gli era succeduto il figlio ed erede designato Bashar Al Assad, che si schierò contro l’intervento americano in Iraq. Nel 2004 i Curdi insorsero nel nord del paese e la Siria, accusata di essere coinvolta nell’omicidio del Primo Ministro libanese Rafiq Hariri, nel 2005 ritirò le proprie truppe dal sud del Libano. A partire dal 2011 tutta la Siria venne coinvolta da manifestazioni popolari che chiedevano una maggiore apertura verso le libertà individuali dei cittadini. (La famosa Primavera Araba che seguiva alle proteste in Tunisia, Egitto e Libia). L’opposizione del governo siriano a queste richieste portò i manifestanti a chiedere la caduta del regime. Le forze governative risposero alle manifestazioni con una violenta repressione, in particolare servendosi dell’aiuto delle milizie degli Shabiha (civili armati che attaccavano i dimostranti, come i basiji iraniani); la conseguente resistenza da parte di vari membri dell’opposizione siriana portò alla formazione di un movimento insurrezionale, l’Esercito siriano libero (ESL), composto da molti disertori dell’esercito regolare. L’ESL, dopo mesi di combattimenti conquistò varie zone della Siria, tra cui buona parte della città di Aleppo. L’aviazione siriana iniziò sin da subito a sferrare attacchi aerei alle zone di cui aveva perso il controllo  , causando numerose vittime civili. Con l’avanzarsi della guerra civile vari gruppi armati iniziarono a inserirsi nel conflitto, fra cui i più influenti furono le milizie curde dell’YPG e i miliziani dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL/ISIS). La presenza di quest’ultima organizzazione, a causa delle sue attività terroristiche, determinò l’intervento internazionale in Siria, come parte della guerra al terrorismo: in tale ambito, la Russia intervenne a favore del governo di al-Asad, mentre una coalizione a guida statunitense fornì sostegno alle milizie curde dell’YPG. L’esercito siriano, indebolito notevolmente dai combattimenti, riprese vigore grazie al supporto russo, quello di Hezbollah e di altre milizie sciite straniere, in particolare iraniane e irachene: grazie all’intervento dell’aviazione russa a fianco di quella siriana, il governo di al-Asad poté riprendere il controllo dei più grandi centri abitati della Siria.

La guerra suddivise il paese in quattro aree principali: quella sud-occidentale controllata dal governo, quella nord-occidentale dai ribelli avanzati grazie all’intervento turco in funzione anti-curda, quella nord-orientale sotto il controllo dei curdi dell’YPG, quella sud-orientale sotto il controllo dello Stato Islamico. Soltanto nella Siria occidentale rimasero alcune aree sotto il controllo dell’Esercito siriano libero.

Nel giugno 2014 si tennero le prime elezioni presidenziali multipartitiche dopo mezzo secolo di regime ba’thista, svoltesi però nelle sole zone effettivamente controllate dalle truppe del governo siriano; le elezioni riconfermarono al-Asad nel suo incarico. Benché osservatori provenienti da alcuni Stati abbiano sostenuto la regolarità della consultazione, gli studiosi considerano le elezioni del giugno 2014 come non democratiche e fraudolente, e con risultati fabbricati a tavolino.

Gli organi dirigenti del Partito Ba’th e lo stesso presidente appartengono alla comunità religiosa alawita, una branca dello sciismo che è tuttavia minoritaria in Siria, e per questo motivo l’Iran sciita è intervenuto a protezione del governo siriano: combattenti iraniani sono presenti a fianco delle forze armate siriane per mantenere al potere il governo. Insieme a sciiti provenienti da Iraq e Afganistan. Il fronte dei ribelli è sostenuto principalmente dalla Turchia e dai paesi sunniti del Golfo, in particolare Arabia Saudita e Qatar che mirano a contrastare la presenza sciita in Medio Oriente. In ambito ONU si è verificata una profonda spaccatura tra Stati Uniti, Francia e Regno Unito, che hanno espresso sostegno ai ribelli, e Cina e Russia, che invece sostengono il governo siriano sia in ambito diplomatico sia in quello militare. Le organizzazioni internazionali hanno accusato le forze governative e i miliziani Shabiha di usare i civili come scudi umani, di puntare intenzionalmente le armi su di loro , di adottare la tattica della terra bruciata e di eseguire omicidi di massa; i ribelli antigovernativi sono stati accusati di violazioni dei diritti umani tra cui torture, sequestri, detenzioni illecite ed esecuzioni di soldati e civili. L’accezione “guerra civile” per descrivere il conflitto in atto è stata usata il 15 luglio 2012 dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, che ha definito la crisi siriana un «conflitto armato non internazionale». I Rifugiati della guerra civile siriana, sono cittadini Siriani scappati dalla guerra  alla Turchia, Libano, Giordania, Iraq o dentro Siria nelle zone liberate dalle forze governative di Bashar al-Assad. I diritti umani sono sempre stati poveri in Siria da quando vi è stato il colpo di stato di Bashar al-Assad, tuttavia i primi rifugiati siriani scapparono dal loro paese nel maggio 2011, a seguito dell’intensificarsi degli scontri tra l’opposizione, ormai divenuta armata, e l’esercito siriano. I rifugiati cominciarono a essere già una dozzina di migliaia nel 2011 , per salire poi a quasi tre quarti di milione nel 2012 e a un milione e mezzo nel 2013. Attualmente si stimano che vi siano circa 5,5 milioni di profughi dal paese levantino. Il primo paese per numero di rifugiati è la Turchia, tuttavia una parte minoritaria ma comunque significativa di questi profughi ha come obiettivo l’Europa e i suoi paesi più avanzati economicamente. Ciò non ha potuto che aggravare la delicata crisi dei migranti. Nel settembre 2015 il Consiglio Giustizia e Affari interni dell’Unione europea ha votato per ridistribuire più di 100.000 migranti precedentemente concentrati in Grecia. Questa proposta è stata tuttavia stigmatizzata e rigettata dai paesi del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), nonché dalla Romania, paesi con amministrazioni ostili a massicci flussi migratori in entrata. Sebbene la qualità della vita dei profughi che riesce a stabilizzarsi nei paesi che li accolgono sia generalmente migliore dei loro compatrioti in Siria, non di rado subiscono discriminazioni e, talvolta, violenze. Nel 2019 dopo il suicidio di un bimbo siriano in Turchia a causa delle continue vessazioni dei bulli per le sue origini la comunità siriana in tal paese ha protestato per evidenziare un razzismo anti-siriano più o meno diffuso tollerato dalle autorità locali. Buona parte di loro sopravvive tramite aiuti forniti da organizzazioni internazionali quali la FAO, L’UNHCR, l’OCHA, il Programma alimentare mondiale, l’Organizzazione mondiale della sanità e altre agenzie nazionali nonché ONG. La siccità più intensa mai registrata in Siria è durata dal 2006 al 2011 e ha provocato una diffusa diminuzione della produzione agricola, di conseguenza si è verificato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e una migrazione di massa delle famiglie di agricoltori verso i centri urbani per fuggire dalla carestia. Le città destinazione della migrazione erano già gravate dall’afflusso di circa 1,5 milioni di rifugiati dalla guerra in Iraq. La siccità viene collegata al riscaldamento globale antropogenico.  Un’adeguata fornitura d’acqua continua a essere un problema importante per larghe aree del Paese ed è spesso l’obiettivo delle azioni militari. Questo conflitto “interno” ha visto l’aiuto di organizzazioni criminali, da ambo le parti sia per il contrabbando di beni o denaro all’interno della Siria, causato dalle sanzioni economiche internazionali, ma anche per le armi vendute dai paesi confinanti. A causa dei salari ridotti i gruppi paramilitari di Assad sono dediti ai rapimenti e al furto di proprietà civili. Sulla popolazione inerme sono state adoperate armi che vanno dai gas sarin al cloro alle bombe russe termo bariche o a vuoto che “può cancellare un’area di 200 x 500 mq con una sola salva”. Quindi la guerra civile è usata come nelle altre per testare i nuovi armamenti. Per non parlare dei danni al patrimonio culturale. Nel 2014 l’UNESCO ha elencato tutti e sei i siti Patrimonio dell’umanità della Siria nell’elenco di quelli in pericolo, tuttavia all’epoca non era possibile una valutazione diretta dei danni da essi subiti. Era noto che la Città Vecchia di Aleppo era stata gravemente danneggiata durante le battaglie combattute all’interno del distretto, mentre Palmira e il Krak dei Cavalieri avevano subito solo lievi danni. Gli scavi illegali avrebbero danneggiato centinaia di antichità siriane. Molti reperti, tra cui alcuni provenienti dal sito di Palmira, sarebbero stati trafugati o trasferiti preventivamente nei Paesi confinanti. Tre musei archeologici nazionali sarebbero stati saccheggiati. Nel 2014 e 2015, in seguito all’ascesa dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, diversi siti in Siria sono stati distrutti dal gruppo come parte di una deliberata distruzione di siti di patrimonio culturale. A Palmira il gruppo distrusse molte statue antiche, il tempio di Baalshamin, il tempio di Bel, molte tombe tra cui la Torre di Elahbel e parte dell’arco monumentale. Il castello di Palmira del XIII secolo è stato ampiamente danneggiato durante la ritirata dell’ISIS a seguito dell’offensiva governativa su Palmira del marzo 2016. L’ISIS ha anche distrutto antiche statue a Raqqa e numerose chiese, tra cui la Chiesa armena per il genocidio di Deir el-Zor. Nel marzo 2015, la guerra aveva colpito 290 siti culturali, ne aveva gravemente danneggiati 104 e completamente distrutti 24. Cinque dei sei siti di patrimoni dell’umanità riconosciuti dall’UNESCO in Siria erano stati danneggiati. Un gruppo chiamato Syrian Archaeological Heritage Under Threat ha monitorato e registrato i danni della guerra nel tentativo di creare un elenco di siti danneggiati e di ottenere un sostegno globale per la protezione e la conservazione dei siti archeologici siriani. Nel gennaio 2018, gli attacchi aerei turchi hanno gravemente danneggiato un antico tempio neo-ittita nella regione curda di Afrin della Siria. Esso fu costruito dagli Aramei nel primo millennio a.C. Dal 2011 al 2019, secondo osservatori siriani, oltre 120 chiese sarebbero state danneggiate o demolite nel corso dei combattimenti.

La Mezzaluna Fertile, è una regione storica del Medio Oriente. L’antica Mezzaluna Fertile comprendeva anche l’attuale Siria. L’espressione “Mezzaluna Fertile” (Fertile Crescent) fu ideata negli anni venti del Novecento dall’archeologo James Henry Breasted dell’Università di Chicago . Questa regione viene spesso definita come la “culla della civiltà” grazie alla sua straordinaria importanza nella storia umana dal Neolitico all’età del bronzo e del ferro. Fu nelle valli fertili dei quattro grandi fiumi della regione (Nilo, Giordano, Tigri ed Eufrate) che si svilupparono le prime civiltà agricole e le prime grandi formazioni statali dell’antichità. I Sumeri, in particolare, ritenuti i rappresentanti della prima civiltà stanziale della storia, fiorirono in Mesopotamia (V millennio a.C.).

E’ scritto nel Talmud di Babilonia (testo Sacro dell’ebraismo): “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Pensate che nel Sacro Corano, (5:32) si afferma che “Chiunque uccida un uomo sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. Più o meno lo stesso significato. Parole provenienti proprio dalle culture dei paesi del medio e vicino oriente, ma che suonano stonate, alla luce di quello ché abbiamo visto, anche nel recente sisma. Perché, secondo l’università di Uppsala (Svezia), dove esiste il Dipartimento sulla Pace e sui Conflitti, la guerra è tornata prepotentemente in auge nella risoluzione delle varie controversie e conflitti. Si è registrato un incremento della internazionalizzazione delle guerre, dalla fine della seconda guerra mondiale, dove i conflitti non finiscono mai e anzi ne generano di nuovi. Non solo le superpotenze ma anche nazioni più piccole intervengono per interessi geo-politici, appoggiando ora il governo ora le fazioni armate e qualche volta entrambi. Consci di questa situazione anche nazioni più piccole di U.S.A., Cina e Russia, vogliono dotarsi di armi nucleari, con scenari che definire apocalittici sembra un eufemismo. Meditiamo Gente meditiamo.

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