Incontro con Ernesto Assante: Battisti, Sanremo, Baglioni e la musica tra pubblico e privato

di Daniele Madau

Ernesto, grazie, come sempre, della tua disponibilità, unica per parlare di musica. Cominciamo con un tuo giudizio sul recente Festival di Sanremo

E’ stato il festival dell’imprevisto, dove, come una partita di calcio, non sapevi cosa sarebbe potuto capitare: Rosa Chemical, Fedez, Chiara Ferragni, Gianluca Grignani. Tutto questo ha fatto sì che avesse un grandissimo successo, grazie anche alla capacità di Amdeus di essere di supporto e favorire questi momenti imprevisti.

E’ appena usciti il tuo libro su Battisti che – in questi giorni – avrebbe compiuto ottanta anni. Forse il personaggio più celebre della musica leggera italiana di cui, però, non esisteva bibliografia: tu hai colmato questa lacuna

Sì, lacuna dovuta ai due momenti della sua carriera: quella caratterizzata dalla collaborazione con Mogol e quella caratterizzata da altre collaborazioni, come con Panella, e dall’elettronica. Questo ha fatto sì che fosse poco inquadrabile, soprattutto dopo la decisione di sparire dalle scene.

Battisti, aggiungerei anche Baglioni, che ha recentemente ricevuto la targa Tenco, alfiere del sentimento privato in un momento, tra gli anni ’60 e ’70, in cui la canzone doveva essere politicizzata?

Sì, anche se alcuni distinguo. A esempio, Battisti, nei suoi testi, ha indagato il rapporto dell’uomo con la donna, in un periodo di imperante femminismo. Quindi, approfondendo i testi, c’è un lato pubblico anche in Battisti. Detto questo, quando si parla di amore, di sentimenti, si toccano le nostre corde più profonde: quindi, cosa ci sarebbe di più pubblico, di più comune a tutti noi? Per Baglioni, è giusto che sia stato rivalutato, anche se non si può dimenticare come nel 1972, quando Battisti cantava ‘Pensieri e Parole’, Baglioni cantava della ‘maglietta fina’…

Battisti è stato subordinato a Mogol?

No, erano una testa con due menti: una dedicata alla musica, l’altra alle parole…

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