Il miracolo di Ranieri è vera poesia

di Daniele Madau

A volte ci chiediamo che utilità abbia – se non quale sia il senso – del calcio o dello sport in generale. Si potrebbe azzardare ‘ l’utilità dell’inutile’, come il saggio di Nuccio Ordine, scomparso due giorni fa.

Soprattutto coloro che non seguono lo sport, che non sono tifosi di calcio, lo chiedono, con un po’ di arrogante curiosità, ai tifosi; e loro – che, comunque, sanno molto bene che si tratta di qualcosa di molto utile – quasi sempre, non sanno come rispondere.

Perché è difficile rispondere quando si tratta di emozioni, agonismo, complicità, spogliatoio, orgoglio, rispetto, poesia, fango, gioia, fatica, attesa, lacrime.

Tutto questo, e molto di più, è lo sport.

Lo sport, il calcio, come quotidianità dell’arte, come eroismo dei semplici e degli umili: di tutti noi. Come il sogno che si fa realtà in un campo. Come la vita che insegna ma, a volte, è incomprensibile. Come un goal al 93esimo che manda in serie A una squadra e in B un’altra. Un’altra che aveva appena colpito una traversa, che giocava davanti a 60000 tifosi, sotto la pioggia, e che aveva concluso il campionato piazzandosi meglio.

Ma sotto la pioggia c’erano anche 1200 sardi che hanno attraversato il mare, in un’epica del viaggio che, per forza, è da sempre la narrazione della Sardegna: così come quella dello straniero che arriva nell’isola e ne coglie meglio l’essenza e le potenzialità.

Questo straniero, questo romano, è un altro protagonista d’umiltà con la statura dell’eroe romantico. Dopo 30 anni è voluto tornare – dopo tanto pensare – nel luogo che l’aveva convinto sulla possibilità di realizzare grandi imprese: Cagliari. E’ voluto tornare per riconoscenza, mettendo in conto il fallimento. Questa è la base per compiere cose grandi: mettere in conto il fallimento ma credere, ciecamente, in quello che senti. Possono essere sentimenti di un ragazzo, lui l’ha fatto a 70 anni.

Ci può essere un insegnamento più grande, più plastico, più chiaro di questo, realizzatosi nei 110 metri di un campo da calcio? E quale esempio più efficace per un bambino, a cui spesso non sappiamo come raccontare come si cresce, perché la vita, la quotidianità, non ci fornisce le parole giuste? Per un bambino, e per tutti noi, adulti, che abbiamo visto entrare la bandiera, Pavoletti, al 90esimo ma, in fondo, non credevamo potesse segnare e riportarci in A, realizzare questo sogno di un’isola che sogna poco, abituata a soffrire e a non chiedere nulla.

Che sia un insegnamento: il Cagliari in serie A, in questo modo così bello e inatteso da togliere il fiato, è la bellezza della vita. Di qualsiasi vita, basta che abbia uno spazio per i sogni.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora