di Daniele Madau
La vergogna delle parole della seconda carica dello Stato, della Ministra della Famiglia, del giornalista Facci
Sappiamo bene la crisi che vive il mondo degli adulti, che va oltre ogni normale e generica incomprensione generazionale: gli adulti di oggi non sembrano aver più l’autorevolezza e la capacità di porsi come tali davanti ai ragazzi, che ne subiscono le conseguenze, con smarrimenti, sbandamenti, disorientamenti, dovuti alla mancanza di punti di riferimento. Tutta la società ne è interessata e l’effetto più evidente e conseguente è quello del crollo delle nascite, come a risolvere alla radice il problema, nella maniera più semplice.
Quanto scritto del mondo adulto si scontra con una delle tematiche più a cuore ai ragazzi, quelle di genere, che richiedono uno degli atteggiamenti più naturali, propri del mondo adulto stesso e, perciò, più che mai necessari: la delicatezza nel trattare aspetti che riguardano la violenza di genere, nel pesare le parole, nel mostrare nella proposizione delle proprie opinioni e dei propri comportamenti il rispetto, la necessaria profondità di riflessione, l’idea di accoglienza di chi sembra aver subito la violenza. Violenza: parliamo di qualcosa che può devastare una vita, segnarla per sempre nella percezione di sè e nella propria apertura al mondo, nella fiducia verso le persone.
Ebbene, davanti a queste situazioni abbiamo reazioni dal mondo politico pericolosamente superficiali, spiazzanti, fuori luogo e tempo, rivelatrici di pregiudizi annidati nel proprio modo di pensare – e quindi di vivere l’attività politica -, semi di futura altra violenza, magari più strisciante ma non meno pericolosa. Reazioni vergognose, indegne, talmente imbarazzanti da lasciare senza parole, afoni.
E allora le parole, una nostra facoltà da curare, pesare, educare, dobbiamo farle sentire per avere, noi, un po’ di dignità e ribellarci: per quanto ci è possibile, per i ragazzi. In questo caso, per le ragazze.
E’ facile usarle, quelle parole, quando tutto è generico, impalpabile, distante: la ministra Rocella le ha sempre riferite a un mondo ideale di famiglia perfetta, in cui tutto scorre su binari dritti e immutabili di ruoli tradizionali, precostituiti – e perciò non umani se non disumani – in cui la ragazza e la donna erano considerate, di fatto, inferiori, rispetto al maschio. Al figlio maschio. ‘Non commento le parole di un padre’, ha commentato, riferendosi a Ignazio La Russa e alla presunta violenza perpetrata da suo figlio nei confronti di una 22enne. Non commenta quando dovrebbe commentare, andare oltre l’appartenenza politica e respirare l’aria pura del pensiero ben orientato, elevandosi oltre la puzza delle parole di parte.
‘Ha denunciato dopo 40 giorni e aveva assunto cocaina’, ha commentato lui, il padre, Ignazio Benito La Russa, lasciando intendere, oltre alla palese ignoranza su aspetti giuridici, la colpa e la colpevolezza della ragazza. Ecco il più solare disimpegno, la più squalificante rinuncia all’educazione verso il suo stesso figlio e la più perfetta manifestazione del proprio animo e del proprio pensiero. Tutto questo in un silenzio della Presidente del Consiglio volontariamente connivente.
Questa è la politica di oggi, nella sua immaturità, ignoranza e, di più, sottile violenza nell’omertà e nel perpetrare i più pericolosi pregiudizi.
Concludo con Facci, in un climax di – mi scuso per l’espressione – sgomento disgusto. Mi scuso anche perché riporterò le sue parole ma lo devo alla ragazza, presunta vittima, e a tutte le altre, affinché leggerle faccia emergere la voglia di ribellione: “Una ragazza di 22 anni era indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo Apache La Russa”, ha scritto in quel giornale di stile, di giornalismo esemplare ed equità che conosciamo, Libero.
Lasciamo risuonare queste parole nel silenzio dell’assenza di commento che, contemporaneamente, le amplifica e le lascia cadere nell’oblio che merita la sensibilità di chi le ha scritte, nell’abisso della cosidetta cultura di destra che, mentre si vuole legittimare, tradisce i valori a cui si vorrebbe ancorare. Eppure aspettiamo ancora, e vogliamo, una destra moderna, sociale, attenta ai diritti, capace di valorizzare il patrimonio italiano, come vorrebbe.
‘Non ripeterei più quelle parole’ ha commentato, poi, Facci. Il solito stile vigliacco di chi fa finta di aver agito contro se stesso. Non basta. Non basta più. Vergogna.
Dopo diversi giorni decido di commentare, ma brevemente, il tuo articolo riportando una frase di San Francesco D’Assisi: “Ciascuno giudichi e disprezzi se stesso”.
Disprezzare e giudicare significa assumere atteggiamenti di superiorità morale che portano a misconoscere il valore delle altre persone e arrogarsi il diritto di squalificarle e condannarle.
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