Dalla Thyssen Krupp, a Luana D’Orazio a Brandizzo: le inaccettabili stragi sul lavoro in Italia

di Marco Marini

Brandizzo (Torino) 31 agosto 2023. Travolti cinque operai che effettuavano la manutenzione della rete ferroviaria da un treno che viaggiava alla velocità di 160 km/ora. Questa è l’ultima notizia tragica sulle morti sul lavoro.

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto INAIL nei primi cinque mesi del 2023 sono state 358, sei in meno rispetto alle 364 registrate nel periodo gennaio-maggio 2022, 76 in meno rispetto al 2021, 74 in meno rispetto al 2020 e 33 in meno rispetto al 2019. Sembrerebbero cifre confortanti, 6 morti in meno rispetto allo stesso periodo del 2022. Quindi siamo tutti più tranquilli?

Non direi. Abbiamo seguito qualche trasmissione sul fatto citato. Un giornalista di Libero ieri a LA7 se non sbaglio ha affermato che la dobbiamo smettere di incolpare  sempre il datore di lavoro per gli infortuni sul lavoro dei propri dipendenti. E’ un atteggiamento arrogante e colpevole quanto le mancanze di certi datori di lavoro. Esiste una legge, che ci piaccia o meno, Il Decreto Legislativo 81 del 2008, che regola la materia anche per ciò che riguarda la prevenzione non solo l’aspetto sanzionatorio. Il decreto è un recepimento nella nostra Legislazione di una norma europea.

Quindi non è una legge fatta dalla “sinistra” per danneggiare i datori di lavoro. E’ vero che la prevenzione contro gli infortuni sono un costo per l’imprenditore, ma lo è di più per tutta la comunità. Immaginate le indennità, le pensioni e quant’altro erogati da INPS e INAIL a favore di invalidi o peggio alle famiglie dei morti sul lavoro. Perché dobbiamo pagare noi per coloro che non hanno fatto rispettare la legge. E’ vero, anche i lavoratori sono spesso distratti, ma dobbiamo vedere se non abbiano dovuto sottostare a tempi lavorativi che rasentano il cottimo per poter rispettare i termini di un contratto. L’altro giorno un rappresentante del Governo si vantava di aver “scoperto” migliaia di false partite IVA, cioè lavoratori a fattura che erano tutto fuorché liberi professionisti, cioè lavoravano presso un imprenditore, con gli strumenti da esso forniti, con orari imposti dallo stesso ed in più con un costo per il lavoratore “autonomo” non indifferente.

E’ vero il costo del lavoro è alto in Italia, ma nel resto dell’Europa si vedono stipendi più alti dei nostri e Welfare (stato sociale) migliore dei nostri. Un’idea l’avrei: ridurre le tasse sul lavoro e trasferire una parte di queste al lavoratore. Poi volendo esagerare potremmo trasformare il sistema assistenziale e previdenziale da pubblico in privato con delle assicurazione che garantiscano la malattia, le assenze dal lavoro e una pensione decorosa. Questo Governo è da un anno che parla di non gravare sui datori di lavoro, di cuneo fiscale, di riduzione delle tasse etc. ma ancora stiamo aspettando. Vorrei far presente che l’idea illustrata prima è attuata dal sistema anglosassone (Svizzera, Germania, Gran Bretagna) ed in parte dagli Stati Uniti d’America, garantendo un minimo di assistenza pubblica a coloro che vengono esclusi dal mondo del lavoro. Ricordo che qualche tempo fa l’indennità di disoccupazione era più alta di uno stipendio medio. Ma non poteva durare più di sei mesi (negli USA). Il controllo sulle Assicurazioni viene effettuato dal Governo.

Il sistema previdenziale italiano è in affanno per varie ragioni, troppi pensionati, ma l’età media della nostra popolazione sta avanzando. Siamo il secondo paese più vecchio dopo il Giappone nel mondo industrializzato occidentale. Ricordo che il sistema previdenziale era in attivo qualche anno fa mentre quello assicurativo (Cassa Integrazione) era in deficit. Certo se la FIAT, per decenni, al rientro delle vacanze estive (agosto) metteva in cassa integrazione qualche centinaia di migliaia di lavoratori non solo delle proprie fabbriche ma soprattutto dell’indotto, cioè quelle ditte che fornivano i pezzi alla FIAT il conto è presto fatto. Io credo nella concorrenza dove se non ce la fai a restare nel mercato ne vieni escluso, non c’è niente di “comunista” o “capitalista” in questo. Sono le semplici regole del mercato. Che i nostri imprenditori, non tutti s’intende, non vogliono rispettare.

E’ per questo che hanno succhiato il latte a questa vacca che è lo Stato, ma ora come si diceva in uno slogan di una vecchia trasmissione “Bambole non c’è una lira”. Il mondo è cambiato Cina, Brasile, India sono dei competitori agguerriti e tecnologicamente in grado di giocare le proprie carte nello scacchiere economico mondiale. Secondo me, la loro ascesa è anche stata causata da una cattiva visione di certa imprenditoria mondiale che ha sottovalutato l’ascesa delle suddette nazioni. Che tra l’altro vantano una popolazione molto più giovane della nostra. Ho letto qualche giorno fa che l’età media a Cagliari è di 55 anni !!! Come disse il comandante dei vigili del fuoco di Cagliari “…. Come posso chiedere ad un collega sessantenne di correre sulla scala dell’autopompa ed intervenire in un incendio ?..”

Tornando al lavoro ed alla sicurezza, non dimentichiamo i morti della Thyssen-Krupp bruciati vivi perché gli estintori erano vuoti. O Luana D’Orazio uccisa dal macchinario orditorio per filati in provincia di Prato nel 2021. E tanti altri lavoratori. Stiamo aspettando ancora un lavoro per tutti come dice la nostra carta costituzionale, un lavoro dignitoso. Molti non chiedono il reddito di cittadinanza, ma semplicemente un lavoro. Stiamo ancora aspettando il famoso MILIONE di posti di lavoro di berlusconiana memoria (che poi si sono trasformati in migliaia di finte PARTITE IVA, ops torniamo al discorso di cui sopra). E soprattutto qualificare e riqualificare i lavoratori ed adattarli alle nuove esigenze dell’economia, alle nuove tecnologie.

Ma la vedo un po’ in salita vista la nostra scuola sempre più scollegata dal mondo del lavoro, vista l’età degli italiani. Oggi dicono facciamo entrare gli stranieri qualificati ne abbiamo bisogno….. dicono. Se ne sono accorti ora?

Conosco un’infermiera che proviene dall’est europeo, nella sua patria era un medico, ma il suo titolo non venne riconosciuto in Italia. Poi ci meravigliamo se le nostre giovani menti scappano all’estero.

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