Riflessioni sul Vicino Oriente

di Marco Marini

Scusate ma questa volta parlo in prima persona. Mi è stato chiesto di esprimermi sul dramma che si sta vivendo in questi giorni a Gaza ed Israele. Ebbene il mio sentimento è di stanchezza nei confronti di questa situazione. Cercherò di non essere banale anche perché la realtà è veramente tragica, e di banalità ne abbiamo sentite diverse, soprattutto da parte di personaggi importanti della politica dalla quale ci si aspettava qualcosa di più come ragionamento sui fatti. Sto raccogliendo il materiale e aspetterò che questa guerra finisca presto, per affidare il racconto alla Storia e far calmare gli animi. Lo stesso atteggiamento lo nutro nei confronti dell’altra guerra che si svolge ora in Europa, quella Russo-Ucraina. Un caro amico di infanzia, in occasione della rivolta in Iran per la morta di Mahsa Amini, mi disse che dell’Iran e dei paese arabi non avevamo capito nulla. Forse ha ragione, ma mentre altri continuano ad occuparsi dei loro interessi, noi cerchiamo di capire e di raccontare le varie sfaccettature di un mondo complesso, affascinante e pericoloso quale è il Medio Oriente. Spero che i miei pensieri e considerazioni siano organiche, perché ripeto il cuore ed il cervello sono colmi di immensa tristezza per un conflitto di cui non avevamo bisogno. Ieri sera Mentana, intervistato da Gramellini sulla La 7, ha parlato di una situazione simile al conflitto russo-ucraino, dal punto di vista giornalistico, prima ci si inorridisce per l’inizio della guerra, poi interviene una sorta di stanchezza e si comincia a schierarsi con una parte o l’altra ed infine si tenta di accusare le vittime (iniziali) di una certa responsabilità sull’accaduto. Niente di strano ancora oggi si cerca di attribuire agli ebrei la responsabilità della Shoah. Si pensi che Ben Gurion, futuro primo ministro di Israele dopo la nascita nel 1948 dello stato, durante il secondo conflitto mondiale, alle notizie dei primi massacri di ebrei nell’est europeo, testimoniati da NON EBREI, affermò che lavorava sopratutto per la creazione del nuovo Stato di Israele. Questo non fu cinismo ma pragmatismo, visto che molti ebrei non avevamo elementi per ragionare sulla Shoah. Per questo fu rapito in sud America Eichmann e portato in Israele e processato per fargli raccontare la Shoah al mondo intero non solo agli israeliani. Sono passati esattamente cinquanta anni da quella che fu definita la guerra del Kippur, la festa dell’espiazione degli ebrei, dove l’esercito israeliano venne colto di sorpresa e dimostrò tutti i suoi limiti. Avevano vissuto sull’illusione di poter vincere sempre come fecero nel 1967 nella cosiddetta guerra lampo dei sei giorni. Ma cosa avvenne dopo? Con un gesto coraggioso il presedente Muhammad Anwar Al-Sadat volò in Israele nel 1977 e gettò le basi per una pace duratura con lo Stato ebraico. Ottenne con gli accordi di Camp David la restituzione della penisola del Sinai, occupata dagli israeliani. Nel 1994 fu firmato l’accordo di pace tra Israele e Giordania. Recentemente ci sono stati accordi “economici” col Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, sotto il beneplacito dell’Arabia Saudita. E i Palestinesi ? Ricordo che alla fine del primo conflitto mondiale ed allo smantellamento del secolare Impero Ottomano, a causa del suo schieramento con gli Imperi Centrali in Europa, le potenze europee, Francia ed Inghilterra, decisero di controllare questo immenso territorio che andava dal Medio Oriente al Nord Africa, con protettorati, appunto, anglo-francesi (trattato di Sevrés, 1920). Gli inglesi occuparono la Palestina, l’Iraq e la Francia Libano e Siria. Che strano vero il più grande giacimento di petrolio del mondo ! Gli inglesi allontanarono gli Hashemiti dalla terra del Profeta l’Hegiaz l’attuale Arabia Saudita e li mandarono in una zona desertica vicino alla Palestina La Transgiordania. La fine della seconda guerra mondiale ha fatto il resto, la Shoah e la conseguente immigrazione degli ebrei in Palestina ha fatto il resto. Le coscienze del mondo in colpa per non aver fatto niente per il popolo di Israele trovarono, lasciatemi dire salomonicamente, cioè senza farsi carico di responsabilità, la soluzione scaricandola sul popolo palestinese. Sia ben chiaro, gli israeliti non scomparirono del tutto dalla Terra Santa, chiamiamola cosi, ma si adattarono alla vita del dominio musulmano, perseguitati nell’antichità solo dai Crociati. E in tutto ciò che colpa avevano i palestinesi ? Nulla se non accogliere i profughi dall’europa. Gli ebrei, molti dei quali provenienti dall’est europeo, importarono il modo di vivere del Kolkotz sovietici, comunità agricole dove tutto era in comune a cominciare dai terreni, poi vennero i Moshav, dove si viveva in comunità ma il terreno apparteneva al singolo mezzadro. I Palestinesi vivevano e lavoravano insieme ai primi coloni israeliani. Poi nel 1948, dopo la decisione della spartizione della Palestina in due Stati, le cose portarono al primo conflitto arabo-israeliano. Ancora non c’erano gli interessi della gradi superpotenze, Gli Stati Uniti d’America interverranno massicciamente solo negli anni settanta a causa del petrolio. Mentre l’Unione Sovietica fu la prima nazione a votare la divisione della Palestina, sia per il concetto di lavoro agricolo sopra menzionato sia perché i primi coloni erano socialisti, a cominciare da David Ben Gurion. In questa fase del conflitto arabo-israeliano, l’esiguo numero di ebrei israeliani non avrebbe potuto fare ciò che avverrà negli anni successivi, cacciare i palestinesi dalla loro terra, nel 1948 gli arabi chiamarono NAKBA, disastro, distruzione questo esodo. Ma furono le stragi perpetrate dai terroristi israeliani, tra i quali Menachem Begin, membro dell’Irgun e futuro primo ministro, a far fuggire i palestinesi. In questa prima fase del conflitto, i “Fratelli Arabi”, cioè le nazioni confinanti invitarono loro stesse ad abbandonare il territorio, tanto li avrebbero riportati li’ una volta distrutto il nuovo stato sionista. Mi sembra di rivedere il trattamento riservato a Gerusalemme (Al-Quds, la città santa per i musulmani) nei secoli dell’occupazione Ottomana, città isolata nel deserto e dove ai cristiani ed ebrei veniva chiesta una tassa per accedervi a pregare, Città Santa per le tre Religioni Monoteistiche , Cristianesimo Ebraismo ed Islam. Importante si, ma mai quanto la Città del Profeta Maometto, La Mecca (Bismallah, nel nome di Dio Clemente e Misericordioso). Oggi con l’occupazione degli Israeliani, la Città, che dovrebbe avere uno Statuto Internazionale, di fatto è oggetto di tensioni fra le tre comunità, anche se sembra che musulmani ed ebrei facciano di tutto per cacciare i cristiani. Quando mi recai a Emmaus, luogo del miracolo di Gesù dopo la sua morte, un missionario francescano mi raccontò che un giornale britannico fece una specie di sondaggio tra la popolazione palestinese nei territori occupati, la domanda era con che si voleva stare o con Arafat, capo dell’OLP o con la Giordania? Risposero come stavano ora cioè con Israele. Perché secondo loro il turismo avrebbe portato vantaggi anche a loro. Ricordo comunque che i territori di Cisgiorania e Gaza furono occupati prima da Egitto e Giordania fino al 1967 (19 anni) e successivamente da Israele. Il Capo dell’Organizzazione della Liberazione della Palestina (O.L.P.) Yassir Arafat ha portato all’attenzione mondiale il problema della Palestina. Prima con azioni diciamo terroristiche poi con azioni diplomatiche. Come detto nonostante le varie risoluzioni O.N.U. il problema palestinese, come quello del popolo curdo rimane ancora irrisolto dal 1948. Arafat soprattutto nella parte finale della sua vita venne accusato dagli stessi palestinesi (tra i quali Abu Mazen, futuro primo ministro della cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese) di gestire male i fondi di sostenimento alla Palestina versati dall’ONU in primis e dalle altre nazioni mondiali. Alla sua morte sparirono carte importanti, sembra sottratte dalla mogli francese di origine palestinese. Israele ha quasi “protetto” Arafat, perché era meglio denigrare, accusare il Leader carismatico della causa palestinese, piuttosto che farlo fuori e farne un martire. All’interno della diaspora palestinese queste critiche alla politica di Arafat, hanno portato alla creazione di varie fazioni oltre all’OLP. In Libano nel 1982 se ne contavano una cinquantina. E Hamas (acronimo di Movimento Islamico di Resistenza) (ma in arabo significa anche entusiasmo, zelo, spirito combattente)? Considerato da molti stati occidentali un gruppo terroristico, si è dato un’organizzazione politica, anche se ha indetto solo una elezione, fondata nel 1987 dallo sceicco Amhad Yassin scaturisce dalla prima Intifada, ricolta contro Israele. Hamas gestisce anche ampi programmi sociali, e ha guadagnato popolarità nella società palestinese con l’istituzione di ospedali, sistemi di istruzione, biblioteche e altri servizi in tutta la Striscia di Gaza. Non che Arafat non avesse fatto lo stesso, ricordo che gli israeliani entravano spesso nelle università palestinesi, cosa assai rara a quell’epoca nel mondo arabo, ed anche spesso malvista, “come le donne studiano?”. Ma Hamas ha una visione più ampia, mi sembra, inoltre nel 2006 Isma’il Haniyeh, leader di Hamas all’epoca, ha dichiarato: «Se Israele dichiarasse di dare ai palestinesi uno Stato e ridare loro tutti i loro diritti, allora saremmo pronti a riconoscerli». L’ala politica di Hamas ha vinto diverse elezioni amministrative locali in Gaza, Qalqilya, e Nablus. Nel gennaio 2006 con una vittoria a sorpresa alle elezioni legislative in Palestina del 2006 con il 44% circa dei voti, Hamas ottenne 74 dei 132 seggi della camera, mentre al-Fatah, con il 41% circa dei voti ne ottenne solo 45. La distribuzione del voto però era molto differente nei vari territori: le principali basi elettorali di Hamas erano nella Striscia di Gaza, mentre quelle del Fatah erano concentrate in Cisgiordania. Questo lasciò subito presagire che, se i due partiti non avessero trovato un compromesso, sarebbe potuta scoppiare una lotta per il controllo dei due territori nei quali ciascuno dei due partiti era più radicato. A seguito della Battaglia di Gaza (2007) tra Fatah e Hamas, questa prese il controllo completo dell’omonima Striscia eliminando o allontanando gli esponenti avversari; nel quadro di tali eventi e tra accuse di illegalità a loro volta i funzionari eletti di Hamas furono eliminati fisicamente o allontanati dalle loro posizioni dall’Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania e i loro incarichi furono assunti da esponenti del Fatah e da membri indipendenti. Il 18 giugno 2007, il Presidente palestinese Mahmūd Abbās (Fath) ha emesso un decreto che mette fuorilegge le milizie di Hamas. Ḥamās promuove diversi programmi che l’organizzazione considera di previdenza sociale e istruzione a favore della popolazione palestinese. Da parte dei suoi oppositori, tali programmi sono considerati invece come parte di una politica parastatale, come esercizi per la propaganda e il reclutamento, o come entrambi. In ogni modo, queste attività sociali di Hamās sono profondamente radicate nella Striscia di Gaza. Includono istituti religiosi, medici e in generale aiuti sociali ai civili meno abbienti. Va specificato che il lavoro che Ḥamās compie in questi ambiti è attività separata dall’assistenza umanitaria fornita dall’UNRWA (United Nations Relief Works Agency). Nel dicembre del 2001, il fondo caritatevole Holy Land Foundation for Relief and Development è stato accusato di finanziare Ḥamās. Hamās può contare su un numero sconosciuto di fedelissimi e su decine di migliaia di simpatizzanti e aiutanti. Riceve soldi da esuli palestinesi, dall’Iran, da benefattori privati in Arabia Saudita e da diversi altri Stati arabi. Raccolte di fondi e campagne di propaganda pro-Ḥamās esistono anche in Europa, Nord America e Sud America. Si ritiene che Ḥamās abbia decine di siti web; una lista aggiornata è consultabile presso l’Internet-Haganah. Il principale sito di Ḥamās. URL consultato l’11 marzo 2018 (archiviato dall’url originale il 20 maggio 2004). fornisce traduzioni di comunicati ufficiali e propaganda in svariate lingue: persiano, urdu, malese, russo, inglese e naturalmente arabo. Nella Striscia di Gaza, l’Autorità Nazionale Palestinese sta perdendo potere a beneficio di Ḥamās, in particolar modo nel campo profughi di Jabāliya, nelle sue vicinanze e a Dayr al-Balāh al centro della Striscia, ad Abasan e nella regione del Dahaniyeh nel sud. Il governo a Gaza annuncia la campagna di raccolta di fondi volti a raccogliere $ 25 milioni necessari per ripristinare decine di moschee rovinate dai raid israeliani. 45 moschee sono state completamente distrutte durante la guerra, mentre 55 sono state parzialmente danneggiate. Da qualche parte si accusa Israele di aver favorito la nascita di Hamas in funzione anti OLP/ANP. Hamas è stata accusata di antisemitismo e negazionismo indicati anche nella loro carta di costituzione del movimento e accusata inoltre di crimini di guerra contro la popolazione israeliana e la stessa palestinese. Usa il sistema “sovietico” di trattenere la gente nelle proprie case e di impedirne la fuga, questo per creare qualche disagio morale nell’aggressore (????) è successo anche in Libano, dove però agisce Hezbollah (il partito di Dio) che gestisce la sua autorità nel sud del paese al confine con Israele, gruppo di religione Shiita (come in Iran, Iraq e Siria) mentre Hamas è Sunnita (Arabia Saudita, Emirati etc). Israele userà secondo me il principio biblico della vendetta restituendo “70 volte 7 il male ricevuto. I massacri di bambini non sono cosa rara in medi oriente, da Maalot scuola ebraica del 1968 a oggi a Askelon e Sderot. Ma non possiamo dimenticare i bambini palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani e se gli uni denunciano la distruzione di scuole ed ospedali gli altri non sono da meno. Perfino i luoghi sacri alla Religione vengono profanati dalla Tomba di Rachele a Betlemme nella seconda Intifada alla occupazione della spianata del Tempio a Gerusalemme da parte dell’esercito israeliano durante la preghiera del Venerdi’, sacro per i musulmani. Non mi sembra di vedere grandi soluzioni, le grandi potenze militari ed economiche si stanno prodigando a promettere aiuti (soldi e armi) alle due parti. Se non ricordo male, quando Trump allora presidente U.S.A. decise di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, solo qualche palestinese gridò allo scandalo. Mi sembra che l’Arabia Saudita non fece gran ché, visti i buoni rapporti con Stati Uniti e Israele. Per fortuna non tutti sono soggetti a certe idee. Il 18 ottobre 2022, l’Australia annulla il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele, perché la questione va risolta con un negoziato di pace con i palestinesi. Voce di Colui che grida nel deserto.

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