La conferenza stampa di Giorgia Meloni: “C’è qualcuno, in questa nazione, che vuole dirmi cosa fare, ma io ho la responsabilità e io decido”

di Daniele Madau

Giorgia Meloni in conferenza stampa

Questo è il passaggio più forte e significativo della lunga conferenza stampa – tre ore consecutive, senza pause – di Giorgia Meloni, definita di ‘inizio anno’, dato il duplice rinvio, piuttosto che, tradizionalmente, di ‘fine anno’.

Rispondendo a Gaia Tortora, su possibili influenze lobbistiche nei confronti del governo, la presidente ha risposto con toni duri, mentre in precedenza la sua modalità nel rispondere non è stata mai sopra le righe; tranne, forse, quando risponde ad accuse di familismo.

Alla figlia di Enzo Tortora, giornalista di La7, ha risposto in questo modo:

Io penso che qualcuno in questa nazione abbia pensato di poter dare le carte. In alcuni casi penso che in uno Stato normale non debbano esserci questi condizionamenti. L’ho visto accadere. Non mi chieda di essere più precisa di questo. L’ho visto accadere. Vedo degli attacchi, vedo anche chi pensa che ti spaventerà e se non fai quello che spera o che vuole. Non sono una persona che si spaventa facilmente. Credo che lo stiano capendo in parecchi. Preferisco cento volte andare a casa“, ha affermato la presidente del Consiglio.

E ha aggiunto: “Ci sono quelli che pensano che possono indirizzare le scelte. Se io faccio il presidente del Consiglio le faccio io perché io sono quella che si assume la responsabilità“.

Invitata da Tommaso Ciriaco di Republica a tornare sull’argomento con più chiarezza e a palesare i nomi, non ha voluto aggiungere altro.
La conferenza stampa inizia – giusto dieci minuti di ritardo – con il messaggio del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti che denuncia il tantativo di limitare la libertà di stampa, a causa di una legge in discussione in Senato che vieterebbe di entrare nei particolari di un rinvio a giudizio.

Iniziano poi le domande di circa cinquanta giornalisti accreditati, che, come prevedibile, hanno toccato tutti gli argomenti sensibili, di stretta attualità e di tematiche più generali.

Entrare nel merito di tutti gli aspetti è impossibile ma si può riflettere su quelli più inportanti e quelli di contorno.

Giorgia Meloni non ha mostrato stanchezza sino a venti minuti prima della conclusione, quando, a microfono aperto, si è lasciata sfuggire un ‘Sto a morì ragà!’, per poi aggiungere: ‘Si è sentito, vero? Scusate ma sto cominciando ad avere svarioni!’ .

Fino a quel momento si è sforzata di rispondere in maniera precisa e pertinente.

Sulla affermazione della senatrice Lavinia Mennuni, a esempio, sull’essere cool delle madri ha risposto dichiarando che la sua attività è rivolta alla costruzione di strumenti che permettano alle madri di non rinunciare al lavoro, dopo aver chiarito di non essere d’accordo sull’aspirazione a diventare madri.

Da un punto di vista economico, ha delineato un programma di non aumento delle tasse e di tagli alla spesa pubblica, difendendo la scelta di dare un’alternativa alle banche rispetto alla tassa sugli extraprofitti.

In riferimento ai rilievi del Presidente della Repubblica sulle licenze degli ambulanti e degli stabilimenti belneari, ha assicurato che ne terrà conto: e, del resto, non potrebbe fare altrimenti.

Vuole tenere il punto sui risultati del governo, rivendicando più volte quanto realizzato rispetto ai governi precedenti; in particolar modo si accalora, sforzandosi di essere persuasiva ed efficace, sulla ‘madre di tutte le riforme’: il premierato.

Inevitabili, e attese, le parole sul deputato Pozzolo e su Verdini, padre e figlio: ‘Per Pozzolo, sarò rigida, una volta chiarita la vicenda. Per ora, ho deciso la sospensione dal partito e il deferimento ai probi viri, come da statuto. Per Verdini, i fatti contestati risalgono a quando era in carica il precedente governo. Salvini non deve riferire al Parlamento, perché non è in alcun modo chiamato in causa’.

Sulla politica estera, rimarca fortemente il sostegno all’Ucraina mentre, sul Medio Oriente, difende la posizione equilibrata dell’Italia, invitando Israele a non infierire sulla popolazione civile ma denunciando i crimini di Hamas. Il dialogo con i Paesi Arabi, per la presidente, è fondamentale.

La conferenza stampa, così, si avvia alla conclusione ma non senza un ultimo colpo di scena: proprio dopo la domanda sulla politica estera, Giorgia Meloni esclama: ‘Ragà, io devo andà in bagno!’, ed esce quasi di corsa prima delle tre domande finali.

Ci si avvia, così, alla conclusione di un incontro con la stampa preceduto da tante attese: attese in parte deluse e in parte soddisfatte.

Indubbiamente Giorgia Meloni ha cercato di rispondere a tutto senza dare l’idea di voler eludere o di essere in difficolta. Allo stesso momento, però, la conferenza stampa di una Presidente del Consiglio è per forza di parte, e questo si è notato particolarmente: in un’occasione, inoltre -quella della conferenza stampa – in cui non è ammesso il diritto di replica.

Resta un po’ di smarrimento per il tenore e la postura, alle quali ormai ci ha abituato: molto alla mano, quasi con l’ostentazione dell’accento romano, il lessico e il tono spesso confidenziale, l’abitudine di attaccare direttamente i partiti avversari, soprattutto PD e 5Stelle. Poco istituzionale? Direi di sì: un po’ di eleganza in più non farebbe male, in senso di rispetto per tutti. Aspetto secondario rispetto alle tematiche di merito, sicuramente più importanti? Certamente. Ma una cosa non escluderebbe l’altra.

In ultimo, le assenze. Inaccettabili quella della domanda sulla sanità, come anche sulle riforme scolastiche in cantiere. Speriamo siano oggetto della prossima conferenza che, speriamo anche questo, dati i precedenti, non si faccia attendere troppo.

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