di Marco Marini
In questi gironi alcune notizie di cronaca hanno portato l’attenzione dei media su alcune casate reali e nobiliari, dalla malattia di are Carlo III del Regno Unito alla malattia della nuora la Principessa del Galles Kate Middleton fino alla scomparsa di Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo Re d’Italia Umberto II (chiamato il re di maggio, restato in carico appunto solo un mese prima della scelta della fora repubblicana del nostro Paese). Queste notizie sono diciamo, tragiche, ma i fatti che riguardano le varie dinastie reali e nobili, soprattutto in Europa, hanno sempre riguardato più il gossip o per usare termini italiani, la cronaca rosa o il pettegolezzo. Non c’è giorno che qualche quotidiano o rivista parli di polemiche all’interno delle varie case nobiliari, dalla Gran Bretagna fino al piccolo Principato di Monaco e se vogliamo al Vaticano che viene considerato un reame. Sia ben chiaro, come disse una persona plurilaureata, acculturata etc. etc, per liberare lo spirito è giusto leggere certe riviste dal barbiere o dalla parrucchiera.Simpatica l’origine del termine “Sangue blu”; venne coniato nel medioevo per distinguere i nobili, il clero e il popolo di città grasso e magro per distinguerli dai servi della gleba che lavorando tutto il giorno sotto il sole si abbronzavano, contrariamente ai nobili che avendo la pelle chiare mettevano in evidenza le vene dei polsi che avevano un colore bluastro-violaceo. Secondo altri autori il termine sarebbe spagnolo e serviva a distinguerei bianchi dai mori dalla pelle scura che occupavano la Spagna. Secondo altri a causa della argiria, cioè dall’uso di posate d’argento. Più probabile la derivazione del termine dal numero dei lividi bluastri diffusi sul corpo dei nobili affetti da emofilia (difetto di coagulazione del sangue) a causa dell’endogamia, cioè dei matrimoni all’interno degli stessi gruppi familiari. Non per nulla per esempio La Regina Vittoria (1819-1901) era parente sia del Kaiser Guglielmo II che dello Zar Nicola II (tra parentesi Kaiser e Tzar sono parole che derivano dal termine “Cesare”). Ma l’abate e poeta Giuseppe Parini, aveva un concetto diverso della nobiltà, nonostante fosse precettore presso una famiglia nobile, per poter campare. Scrisse il poemetto IL GIORNO dove raccontava la vita di un “Giovin Signore”. In sintesi il Parini affermava che la nobiltà è quella dell’animo umano e non perché di nascita o comprato dai suoi avi. Ma chi erano I Nobili?
Forse i più coraggiosi in una tribù o clan, forse i più saggi, o forse quelli che avevano più tagliato teste degli avversari per dimostrare la loro onnipotenza. Ma tutti invocavano un diritto divino ad avere la corona in testa. Perfino Napoleone Bonaparte, figlio della rivoluzione francese, illuminista,
quando venne incoronato Re d’Italia il 26 maggio 1805, a Milano, prese la corona ferrea con la quale per secoli venivano incoronati i re d’Italia, se la pose in testa e pronunciò la frase “Dio me la data guai chi la tocca”. Richiamando quindi un “diritto” divino detto da un figlio dell’illuminismo ateo. Ma si sa non si scherza ne coi santi ne coi fanti. I nobili europei hanno creato il colonialismo che ha lasciato strascichi nelle vicende recenti dall’Africa al vicino e medio oriente e all’Asia. Si pensi che il Congo (ex belga), oggi Repubblica Democratica del Congo, con Leopoldo II del Belgio, veniva considerato proprietà personale della corona. Senza andare troppo lontano da casa nostra, si ricorda che il Re Vittorio Emanuele II considerava la Sardegna suo terreno di caccia personale e che grazie ai ginepri della nostra isola vennero costruite le traversine della rete ferroviaria italiana, disboscandola abbondantemente. Ma anche personaggi come lo Shah Reza Pahlevi dell’ex Persia, ora Iran, anzi Repubblica Islamica dell’Iran, ha trasformato la monarchia costituzionale in un regime autocratico, fino all’avvento della rivoluzione islamica di Khomeini. Quando venne deposto nel 1979, era veramente incredulo sul perché il suo popolo lo avesse cacciato. Non si rendeva conto di essere lontano dalle esigenze della propria gente e del male che gli avesse fatto. Potremmo poi discutere se l’Iran sia caduto dalla padella alla brace. Il Principato di Monaco è uno degli Stati più antichi d’Europa, creato nel XIII secolo e divenuto indipendente dopo la Restaurazione del 1815 (dopo la sconfitta militare di Napoleone Bonaparte), riportando il potere monarchico a prima della Rivoluzione Francese. Il nome deriva dall’impresa avvenuta appunto nel XIII secolo della conquista di questa rocca da parte di Francesco Grimaldi, nobile guelfo genovese, pirata, castello di proprietà di un ghibellino avversario. Il Grimaldi vi entrò travestito da MONACO.
Grazie alla lungimiranza di Ranieri III Grimaldi nel secolo passato, Montecarlo ed il Principato è diventato sono passati dalla tradizionale nomea di paradiso fiscale basato su scommesse e casinò a luogo culturale di importanza internazionale. Alla morte di Ranieri è salito al trono il Principe Alberto, che sembrava dedicarsi ad attività più amene. Se il principato non dovesse avere più eredi verrebbe riassorbito dalla Francia. Quindi si è cercata una soluzione a questo problema concedendo ai mariti delle figli di Ranieri il titolo di principe, ma il buon Alberto ha deciso di prendere il posto del padre, che ha affiancato allo stesso principe un consiglio che ne riduesse i poteri. Qualcuno parla di Regno da Operetta ! Poco rispettoso del ricordo di Grace Kelly che diede lustro ed importanza al luogo sposando, come nelle favole, il Principe Ranieri. Per rimanere a casa nostra c’è stata la disputa fra le casate dei Savoia e dei Duca D’Aosta. Secondo il Gotha Nobiliare, Vittorio Emanuele di Savoia, appena deceduto, non avrebbe avuto titolo a diventare Re in quanto aveva sposato Marina Doria, senza nobiltà, contro il permesso del padre Umberto II, ciò avrebbe portato al passaggio di tutti i diritti sul trono d’Italia ad Amedeo di Savoia-Aosta. Ma il Amedeo V Duca d’Aosta, giurò fedeltà alla Repubblica, svolgendo il servizio militare nella Marina Militare Italiana. Situazione degna di una spy-story. Ma almeno lui non considerò le scelte di casa Savoia, scellerate secondo molti, come fecero Vittorio Emanuele ed il figlio Emanuele Filiberto, con benevolenza. Come dare l’incarico di Primo Ministro a Mussolini, anche se questo rientrava tra le prerogative del Re, aver accettato l’impero con le conseguenze delle sanzioni ed accuse di crimini di guerra contro l’Italia. Per non parlare delle leggi razziali del 1938, che impressionarono perfino lo stesso Hitler. Non è andata meglio a certi reami in Europa dove le costituzioni imponevano la corona ai figli maschi anche se a questi non importava molto e diniego della corona alle figlie ancorchè motivate e preparate alla reggenza di quei paesi, in termini di diplomazia, carriera militare ed economica. Per non parlare degli scandali in casa Borbone Spagna, dove dopo la fuga ad Abu Dhabi, sembra per motivi di evasione fiscale, Il Re Juan Carlos ha dovuto difendersi da altre accuse non ultima quella si molestie sessuali. Nel 2014 ha abdicato a favore del figlio Felipe VI, anche lui con qualche problema causato dalla consorte Letizia. Mogli di Re e Principi impegnato comunque nel sociale, certo da posizioni privilegiate, ma pur sempre autorevoli, da Grace Kelly alla stessa Letizia di Spagna fino alla compianta Lady Diana Spencer. Il Giappone, monarchia costituzionale, molto discreta, dove un tempo si considerava l’imperatore stesso “divino”, oggi i figli sposano coniugi non nobili, anche se non hanno più l’obbligo di dare una discendenza alla Famiglia Imperiale o Casa di Yamato. Abbiamo cosi’ voluto fare un breve excursus sulle nobiltà, sempre convinti del principio di Giuseppe Parini sopracitato, restando in attesa dell’evolversi della situazione britannica, più per curiosità che per motivi politici. Data la nostra assoluta fedeltà ai principi costituzionali della nostra Repubblica, appunto res-publica, la cosa pubblica, forse di tutti e di nessuno, ma senza dubbio non di appannaggio di un singolo personaggio. La Rivoluzione Francese dopo la restaurazione degli Ancien Règime, almeno ci ha lasciato una cosa le monarchie costituzionali che limitano i poteri di questi “unti dal Signore”.
Marco Marini è studioso di storia e geopolitica, editorialista di ‘ La Riflessione ‘