La scuola incontra i grandi autori e le grandi tematiche. Quando gli studenti diventano ‘critici’

Degli studenti del Liceo Siotto di Cagliari

Grazie alla partecipazione a diversi progetti e attività promossi dal Liceo Siotto di Cagliari (quali incontri sul concetto di giustizia in Fabrizio De André e la visione collettiva di opere tetrali e film di particolare interesse), gli studenti hanno costantemente la possibilità di riflettere sui grandi temi, e sui grandi autori, del presente e del passato. ‘La Riflessione’ è lieta di ospitare le loro recensioni critiche e le loro riflessioni.

Geordie’ di Fabrizio De André

Il brano preso in esame, Geordie, è una canzone d’autore composta da Fabrizio De
André nel 1969 e compresa nell’album “Nuvole barocche”.
Per elaborare questo testo, De Andrè fa riferimento ad una ballata della tradizione
britannica risalente al XVI secolo. Si ipotizza fosse un conte condannato per alto
tradimento con l’accusa di ribellione e successivamente liberato grazie ad un riscatto
effettuato dalla sua famiglia aristocratica.
All’interno della canzone, Geordie appare come un giovane dalle origini aristocrati-
che, come si può evincere dalla frase “Impiccheranno Geordie con una corda d’oro”,
perché la corda d’oro veniva riservata ai ceti elevati.
Ciò che caratterizza maggiormente il significato della canzone è l’utilizzo di una for-
ma di giustizia contraddittoria o “ingiusta”.
Il reato di cui Geordie si macchia è il furto che lui compie spinto da necessità in
quanto la società del tempo non gli riconosceva/forniva gli strumenti con i quali
avrebbe potuto riscattarsi in modo onesto.
Un altro aspetto ingiusto è costituito dal fatto che la pena venga giudicata con
eccessiva severità prevedendo per lui la morte in cui però gli viene riconosciuto un
privilegio legato alle sue origini che ad un’altra persona che aveva commesso lo
stesso reato ma appartenente ad un classe sociale differente non sarebbe stato
riconosciuto.


Amelia M., Elisabetta M., Ester R., Gabriele F., Chiara M., Dalila P., Tommaso M.

Il Pescatore di Fabrizio De André

“Il Pescatore” di De Andrè, narra la vicenda di un assassino che, scappando dai
gendarmi, si ritrova a chiedere affamato da mangiare ad un pescatore.
La figura del pescatore è centrale in quanto rappresenta un modello corretto di uma-
nità, come si evince da alcuni versi in seguito alla richiesta di cibo dell’assassino:
“Non si guardò neppure intorno/Ma versò il vino e spezzò il pane/Per chi diceva ho
sete e ho fame”. Il pescatore non ha pregiudizi nei confronti dell’assassino, come di solito accade anche nella contemporaneità, ma si rende disponibile con il prossimo
gratuitamente, empatizzando con i suoi bisogni.
Secondo una visione antica, da noi condivisa, il pescatore è paragonato a Gesù
Cristo, visti i tratti similari ed il carattere, disposto a dispensare amore anche agli as-
sassini proprio come Cristo.
Anche nel finale, alla domanda dei gendarmi, il pescatore non risponde, non
compie neanche un gesto. Resta assopito. In questo atteggiamento c’è una scelta
fortissima, una rottura dello schema comune per cui l’assassino va punito. Il
pescatore disobbedisce a quello schema, non ne vuole essere parte.

Virginia C., Michele D., Alessia S., Mattia P., Gabriele L., Sofia M., Davide P.

Anfitrione di Plauto

Il 30/01 diverse classi delle scuole di Cagliari si sono ritrovate al Teatro del Segno, nella chiesa di Sant’Eusebio a Cagliari, per assistere allo spettacolo “Anfitrione” messo in scena dalla compagnia plautina TEP (Teatro Europeo Plautino). Ecco in breve la trama:
Giove assume le sembianze di Anfitrione e, accompagnato da Mercurio, che prende le sembianze di Sosia, servo di Anfitrione, si reca a Tebe da Alcmena, regina e moglie di Anfitrione. Questa lo accoglie amorevolmente, pensando di giacere con suo marito. Dopo una notte interminabile arrivano i veri Anfitrione e Sosia e iniziano così una serie di sketch esilaranti che complicano ulteriormente la situazione. La commedia termina con la notizia del parto di Alcmena di due gemelli: uno figlio di Giove, Ercole, e
l’altro di Anfitrione.
La comicità di Plauto è stata resa appieno dagli attori. Uno degli aspetti per me più divertenti è stata la rottura della finzione scenica che ha coinvolto principalmente la mia classe perché eravamo seduti in prima fila: ci hanno rivolto domande divertenti, ci hanno dato da custodire il dente di Sosia (ovviamente un fagiolo), hanno coinvolto anche il pubblico con canzoni e battiti di mani. Altro aspetto originale e divertente è stato l’uso dei dialetti, in particolare il veneto del servus. I quattro attori sono stati molto
bravi, sono riusciti a rispettare la tradizione plautina inserendo però aspetti, battute, modi di dire moderni proprio per coinvolgerci il più possibile e l’effetto della risata continua è stato così raggiunto.
Due importanti criticità sono state il luogo e il prezzo del biglietto. Lo scorso anno il teatro Massimo accoglieva la compagnia, mentre quest’anno gli spettacoli si sono svolti al Teatro del Segno. Un’ampia e fredda sala parrocchiale con sedie singole non proprio comode, e di conseguenza il prezzo del biglietto, di ben 11 €, mi sembra eccessivo per uno studente. È giusto pagare la cultura ma il prezzo deve essere più accessibile.

di Anna C.

C’è ancora domani di Paola Cortellesi

La storia è ambientata a Roma nel periodo del dopoguerra dove la povertà si fa sentire. Il periodo è quello dove le disuguaglianze di genere sono il fondamento della società.Il ruolo della donna è assoggettato al sistema patriarcale: deve essere una buona moglie, una brava madre, deve “stare al suo posto” e stare zitta. Non può  studiare e se va a lavorare, i suoi guadagni appartengono al marito, definito “uomo di casa”. Delia è una donna, moglie e madre, accudisce la casa, i figli, e il  suocero malato che vive in casa con loro, fa tanti lavori diversi per portare a casa soldi in più che servono per  affrontare i bisogno quotidiani. A lei non è concesso studiare così come alla figlia Marcella, a differenze dei fratelli ai quali è concesso, credendo che la violenza sia l’unico modo per comunicare con le donne. Delia è una donna che non solo è assoggettata al marito ma è una donna che subisce violenza da parte sua, ogni giorno viene vessata da Ivano, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Delia viene umiliata perennemente non solo davanti ai figli ma davanti a tutti. 

Ivano è anche lui vittima del sistema patriarcale e ovviamente non può rapportarsi con Delia in maniera diversa, anche se Ottorino, il padre, gli ricorda che la moglie è una brava persona e chiede al figlio di non vezzeggiarla costantemente ma gli consiglia di effettuare su di lei violenza psicologica, per esempio imponendole il divieto di esprimere il proprio pensiero. Delia viene consigliata dall’ amica Marisa, che le suggerisce di scappare con l’uomo che l’ha sempre amata davvero, Nino; pur avendo,però, una vaga possibilità per cambiare vita, andando via con un altro uomo, per l’intera durata del racconto, non sfrutta questa possibilità di cambiare vita. Questo significherebbe abbandonare i figli e privarsi del suo ruolo importante in famiglia. Sceglie di combattere e non di fuggire. 

Marcella si fidanza con il borghese benestante Giulio, ma anche lui pare essere figlio del patriarcato, facendo capire a Marcella che è solo sua, che non deve truccarsi ma soprattutto che dovrà smettere di lavorare. Marcella non si accorge di questo, forse essendo cresciuta in quel contesto le sembrava la normalità. 

Delia, dopo una fugace contentezza, teme che invece la figlia stia per commettere il suo stesso errore ed inizia a progettare il suo piano affinché ciò non avvenga: dà avvio, così, alla sua ribellione quando un giorno arriva una lettera. Si reca, insieme a migliaia di altre donne, presso i seggi, per esprimersi tramite il proprio voto, sulla forma istituzionale della nazione.

Davanti all’urna, Delia e le altre donne, imbucano la loro scheda elettorale e, senza bisogno di parlare, affermano con lo sguardo che quello che stanno vivendo era un momento epocale perché qualcosa iniziava a cambiare visto che fino ad allora non potevano votare, quindi non avevano gli stessi diritti civili e politici che avevano gli uomini ed erano soggette a tante restrizioni. Delia vede in questo un nuovo inizio e ha una determinazione interiore che la spinge a non mollare il suo ruolo non facile.

Il film trasmette messaggi forti e chiari di quanto la donna abbia dovuto lottare per la parità di genere, perseguita passo dopo passo e forse ancora oggi non raggiunta completamente: ci piacerebbe infatti  dire che esistestono pochi paesi dove alle donne non vengono riconosciuti gli stessi diritti, ma purtroppo non è così.

Credo che tutte dovrebbero avere lo stesso coraggio di Delia che sceglie di non fuggire ma con coraggio di rimanere e combattere per i propri diritti.

di Beatrice F. 

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