(Aleksej Anatol’evič Naval’nyj, Butyn , 4 giugno 1976 – Charp , 16 febbraio 2024)
di Marco Marini*
Permettetemi un ricordo personale. La mia conoscenza della Russia / Unione Sovietica è avvenuta attraverso gli autori classici (Čechov, Dostoevskij, Pasternak fino ad arrivare a Solženicyn il quale svelò al mondo la realtà dei Gulag sovietici). Poi nel lontano 1987, ci recammo con la famiglia a visitare sia Mosca che Leningrado (oggi rinominata San Pietroburgo). Andai con parenti che tutto erano, tranne simpatizzanti del regime sovietico.
Erano gli anni della ‘Glasnost’ (trasparenza) e della ‘Perestrojka’ (ristrutturazione sociale), volute dal presidente Michail Sergeevič Gorbačëv, penultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 1985 al 1991. Di li’ a poco l’impero sovietico si sarebbe disciolto e nel 1989, a novembre, con la caduta del muro di Berlino, crollava definitivamente la cosiddetta ‘CORTINA DI FERRO’. O almeno cosi’ si pensava o si sperava. Per rimanere al viaggio, ci piaceva cogliere, da osservatori diciamo, neutrali, certi aspetti di quei posti e di quel popolo. Vedevamo passare gruppi di giovani in divisa militare, appartenenti ai vari collegi dove, perlomeno, veniva garantita loro una minestra. Ma quello che ci colpì furono le fattezze fisiche di questi giovani. Dal classico caucasico (biondo con occhi azzurri, dovuto alle varie invasioni scandinave che interessarono la Russia nei secoli) a veri e propri mongoli con fisionomie più simili ai cinesi che non agli europei. Questo era facilmente comprensibile, osservando la cartina geografica della Russia. Il più grande paese del mondo che va dall’Europa all’oceano pacifico. E che un tempo possedeva l’Alaska venduta agli americani. Nel nostro viaggio notammo pochi riferimenti alla gloriosa guerra di liberazione contro l’invasore nazi-fascista, piuttosto trovammo a Mosca la piazza Borodino che ricordava la sconfitta di Napoleone nel 1812, mentre cercava di invadere la Russia. Come si nota la Storia non insegnò nulla ai nuovi invasori durante il secondo conflitto mondiale (il Generale Inverno e la rasputiza che con ildisgelo primaverile trasformava le strade ghiacciate in fiumi di fango). Nei negozi, se si comprava qualcosa e ritornavi negli stessi per cercare qualche altro ricordo del viaggio, si notavano i banchi vuoti, non riempiti da altra merce. Non ci avevano tediati con storie di propaganda, anche perché la loro vita modesta era sotto i nostri occhi. Ci dicevano che c’erano palazzi, come quello della Scienza che con le sue 75.000 stanze, per poterle visitare tutte ci volevano almeno due anni! Poi visitammo Leningrado (San Pietroburgo) città costruita anche da architetti italiani e francesi. Tra i tanti monumenti, visitammo il Museo dell’Ermitage, che contiene anche opere italiane con autori che vanno dal Canova al Caravaggio fino a Michelangelo. Vi erano due file: una per gli stranieri ed una per i russi.
Ci ha colpito la pazienza della gente, a cui venivano messe a disposizione queste opere
d’arte di importanza mondiale. Ma soprattutto ci ha emozionato il monumento ai
venticinque milioni di caduti russi durante il secondo conflitto mondiale. Molti dei quali civili (8 milioni di militari e 17 milioni di civili!). Poi il resto lo fece Stalin (dopo la fine dell’Unione Sovietica, con la possibilità dell’accesso agli archivi segreti, si stimano quasi 3 milioni di morti sotto il regime staliniano). Questo cosa c’entra con Navalny ? Il quadro cerca di illustrare, sommariamente, le condizioni della Russia alla fine dell’Unione Sovietica.
Un’economia che nessun piano quinquennale aveva risollevato, se non chiedendo alla
popolazione dei grossi sacrifici. Con un occidente americano che in parte finanziò la stessa Unione Sovietica ( il Canada fornì per decenni il grano che cercava di sfamare la popolazione) e che, con la legge ‘AFFITTI & PRESTITI (Lend-Lease Act)’ , fornì i mezzi militari per contrastare in Europa l’avanzata nazi-fascista, con le conseguenze delle vittime di cui sopra. L’avanzata si fermò in Germania e per anni i Russi si stanzionarono a Vienna. Per intenderci, Vienna – Bolzano 592 km. Lo slancio russo si fermò lì per rispettare gli accordi con gli Alleati. Alla Russia interessava creare degli stati cuscinetto che l’avrebbe protetta da una eventuale invasione da occidente. Con la conseguenza di favorire regimi comunisti che poco lasciavano alla libertà di espressione o economica. Mosca stabiliva che cosa si dovesse produrre e quale nazione dovesse produrla (Polonia cantieri navali, Cecoslovacchia auto e aerei etc). Ma con l’avvento del Papa, polacco, Giovanni Paolo II al soglio pontificio le cose cambiarono. Vennero finanziati nell’est europeo i movimenti che chiedevano più libertà (Solidarnosc in Polonia). Nel 1929 venne creato a Roma il Collegio Russicum che avrebbe dovuto studiare, dal punto di vista cattolico, la cultura e la spiritualità russe.
Ma in epoca recente venne “adoperato” come testa d’ariete per cercare di indebolire il
regime sovietico dall’interno. In realtà, sembra che l’Unione Sovietica abbia inserito
nell’organico del Collegio una loro “spia”, un domenicano, che ebbe una parte attiva
nell’attentato al Pontefice del 13 maggio 1981. Insomma i russi non si potevano fidare
neppure dei preti ! Il 26 dicembre 1991 si decretò la fine dell’Unione Sovietica. Il primo
Presidente della nuova Federazione Russa fu Boris Eltsin, che avviò un processo di
riforma sociale, aprendo la Russia ad una economia di mercato. Le privatizzazioni degli
enti statali passarono però ad individui legati al governo. Quindi, senza trovare
giustificazioni a Putin, i cosiddetti “oligarchi” del regime, non sono nati con lui. E neppure gli si può attribuire il metodo di contrasto all’opposizione politica ed ai media contrari al nuovo “regime”. Anzi fu proprio con Eltsin che cominciarono le morti o gli “incidenti” strani ai giornalisti, ai cineoperatori, soprattutto durante il conflitto ceceno nel 1994. Quindi i giornalisti cominciarono ad essere uccisi già dagli anni novanta. L’opinione pubblica internazionale cominciò ad interessarsi al fenomeno solo dopo l’uccisione di Anna Politkovskaja, nel 2006. Questi assassinii spesso sono rimasti senza colpevoli. Si registrano poco più di 200 morti tra gli operatori dell’informazione in Russia, di cui più di 100 solo sotto i governi Putin. E questo senza dimenticare le testate giornalistiche o radiofoniche chiuse per volere dei vari Presidenti della Russia. Oggi, come abbiamo visto nella guerra russo-ucraina, ormai esiste solo la versione di regime nel racconto dei fatti.
Questo senza voler affermare che tutto ciò che viene diffuso sia falso, ma perlomeno certe notizie lasciano perplessi, anche perché è stata spiegata una cortina di silenzio sul
conflitto. Ne più ne meno come facevano i regimi dittatoriali nel passato. E come qualcuno compie ancora oggi non solo in Corea del Nord ma anche nella civile Europa. Navalny, è stato un personaggio controverso, forte oppositore di Putin: ha creato la Fondazione per la lotta alla corruzione (FBK) che, attraverso youtube, informava la popolazione delle indagini per corruzione dei vari personaggi vicini a Putin (Lavrov, ministero degli esteri, l’ex moglie stessa di Putin, e altri). Il 55% dei russi crede ai fondi segreti che Putin nasconde all’estero e che possiede un palazzo segreto intestato ad un suo amico. L’FBK fu sciolta nel 2021 a causa, oltre che per problemi economici, anche per contatti con J.W.T. Ford indicato dai servizi segreti russi come spia dell ‘MI6 inglese. Navalny, da posizioni nazionalistiche, che Amnesty International ha considerato quale incitamento all’odio, privandolo della designazione di “prigioniero di coscienza” nel 2021, si è dichiarato favorevole ai matrimoni omosessuali. Non è stato un SANTO, ma una persona normale che ha messo al centro della sua politica l’uomo con le proprie esigenze fondamentali a partire dalla libertà. Nel 2014 in una intervista televisiva auspicava una maggiore integrazione tra la Federazione Russa e l’Ucraina, anche se riconosceva dei vantaggi per l’Ucraina in una fusione con l’Unione Europea. Venne ricoverato nell’agosto 2020 per avvelenamento da un prodotto nervino, anche se nella cartella clinica non vennero trovati elementi che portassero a quel prodotto. Dopo una condanna, sospesa nel 2021, a tre anni e sei mesi, Navalny è stato
condannato a 9 anni di carcere, dal tribunale di Mosca, in una colonia penale di carcere
severo. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato questa una condanna
motivata politicamente. Il 4 agosto 2023 arriva la condanna definitiva a 19 anni, a fronte
dei precedenti 9 anni. Dalla quale non ne uscirà più vivo. Muore il 16 febbraio scorso.
Sembra proprio che il governo Putin non abbia evitato di creare un martire. Vedremo ora
cosa succederà all’interno del vasto paese. Il sospetto è che l’indignazione possa
interessare più gli altri paese europei e occidentali in genere, che la Russia. E dopo qualche protesta che si registra a Mosca e dintorni, ritornerà l’oblio sull’opposizione a
Putin. Ne più ne meno di quello che è successo alla povera Anna Politkovskaja.
*Marco Marini è editorialista di ‘La Riflessione’, studioso di storia e geopolitica mediorientale