di Daniele Madau

L’essere nati e aver vissuto in occidente dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha ingenerato in noi una inesattezza, un fraintendimento, un falso assioma che corrisponde a un nostro legittimo anelito e desiderio: che la storia sia una linea retta, sempre protesa al miglioramento, sempre spinta e tendente al progresso: economico e sociale, individuale e collettivo.
Non è così, purtroppo. Come già aveva inteso Leopardi – così critico verso le magnifiche sorti e progressive – ma come è facile intuire e capire se si presta un po’ di attenzione a quanto la storia squaderna nei suoi migliaia di anni, longitutidini, latitudini, eventi e istituzioni, la storia è una spirale, che si lancia per poi avvitarsi su se stessa. Questo se noi abbiamo come riferimento il benessere del genere umano e del pianeta, l’evoluzione verso stili di vita democratici, rispettosi dei diritti umani e dell’aspirazione alla felicità di ognuno di noi. Se, invece, pensiamo alla quotidianità come semplice palcoscenico in cui capitano gli eventi, il risultato a cui assistiamo è solo la somma di situazioni e decisioni generate dalla volontà umana.
Qualunque sia il nostro approccio, è un dato di fatto che i fiorentini avessero un tenore di vita migliore sotto Lorenzo il Magnifico che subito all’indomani della seconda guerra mondiale, così come alcune popolazioni dell’Africa o dell’India prima dell’incontro con la colonizzazione europea. Il corso della storia si ripiega su se stessa a spirale quando una cellula del tessuto della società umana – dell’ecosistema – impazzisce e contagia con la sua degenerazione le altre cellule. Mi si perdoni il paragone e il termine forte, ma succede proprio come per un cancro. Questa cellula impazzita dell’ecosistema può essere un’epidemia, una pandemia, una catastrofe naturale, una persona, più persone.
Abbiamo lottato insieme, con solidarietà e con l’aiuto della scienza, contro la pandemia da Covid-19, dimenticandoci troppo presto quello che papa Francesco aveva dichiarato con sofferenza: ‘Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla’. Ora, con uno sgomento ingenuo e angoscioso, innocente e preso alla sprovvista, drammatico e mostruoso, abbiamo assistito a un nuovo manifestarsi di quella cellula impazzita e al suo possibile contagio: e dopo essere stata rappresentata da un evento naturale- ma con cause umane – questa nuova cellula è un uomo, o più uomini.
Parlo di Putin, che ha violato l’integrità territoriale e una sovranità di una terra invadendola e rendendo reali gli incubi bellici, anche nucleari. Parlo di Hamas e Netanyhau, che hanno esacerbato ed estremizzato un tessuto umano potenzialmente già deteriorato. Parlo di tutti coloro che soggiogano i cittadini con regimi autoritari e illiberali e si sporcano di sangue con la guerra.
Ora, tuttavia, vorrei parlare solo di Putin dato che, ieri, Zelensky ha chiesto nuovi aiuti per la contraerea ucraina, che sarebbe in grave difficoltà. Penso che l’occidente dovrebbe continuare ad aiutarlo e penso che l’unica pace possibile in questo drammatico conflitto sia la, cosiddetta, ‘pace giusta’, che sarebbe una pace successiva a un ritiro incondizionato delle truppe russe e al ripristino dell’integrità territoriale ucraina.
Che è stata raggiunta democraticamente. Così come democraticamente – con elezioni libere – è stato eletto il presidente in carica. Così come i movimenti di ‘Euromaidan’ , spontaneamente, e la successiva rivoluzione ucraina, manifestavano il desiderio di unirsi all’Europa.
Ed è proprio questo che ha scatenato la reazione, spropositata, violenta e bagnata di sangue, di Putin. Lo ha detto lui. Lo ha sempre detto, che il nemico da eliminare – o ‘denazificare ‘- era il mostro occidentale. Non ha mai parlato di minacce della Nato, se non di finanziamenti alla rivoluzione: forse lo ha inteso implcitamente ma non lo ha mai esplicitato. Il patriarca Kirill è stato ancora più esplicito, rendendo ideologicamente religiosa l’aggressione. Certo, Putin ha aggiunto la difesa dei russofoni in Crimea , il non riconoscimento del governo post-rivoluzione e il riconoscimento del referendum per l’annessione della Crimea, misconosciuto da ogni organismo internazionale.
Davanti a questo quadro, non posso che rivolgermi alla storia, che si fa quasi cronaca, sperando che non si ripeta in tragedia. Assecondare una prestesa territoriale di una cellula impazzita sarebbe mettere a rischio, con un rischio moltiplicato, tutte le altre. Così come successo con Hitler – capisco il paragone forte ed estremo, ma questo è stato- dopo la conferenza di Monaco del 1938, quando il dittatore tedesco, accontentato in tutto, intese di avere carta bianca. Non solo, a un livello più alto, morale ed etico, si giustificherebbe una violenza, fatto gravissimo. Non imputiamo, forse, oggi, col senno di poi, a Papa Pio XII i silenzi e il non aver preso parte chiaramente contro la Germania nazista? Non riconosciamo il merito e la grandezza di Churchill, De Gaulle e i partigiani nel non essersi arresi al crimine indicibile? Ebbene, lo diciamo col senno di poi, quando è tutto più chiaro e leggibile. Putin è stato al G20, ha seduto al tavolo, ed è stato intimo, di alcuni dei capi di governo europei: non ha disdegnato il mondo che, ora, vuole distruggere. Così come ha distrutto giornalisti, oppositori, la democrazia. Chi garantisce, e sarebbe un errore che la storia non perdonerebbe, che Putin rispetterebbe accordi che gli concedessero nuovi territori? Perché non si pensa che immani sofferenze, in passato, sono state causate dalla cieca volontà di assettati di potere? Mussolini, nel discorso dell’entrata in guerra, invitava a combattere contro ‘le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano’ : ci rendiamo conto delle drammatiche assonanze? Tutti i dittatori parlano allo stesso modo, tutti i cittadini soffrono allo stesso modo. E’ drammatico pensare di doversi difendere e di non volere subito trattative di pace, ingiuste. Ma non lo possiamo fare sulla pelle degli ucraini che sarebbero sotto un regime dittatoriale, con la sovranità violata con l’appoggio di chi non riconosce l’incoscienza di trattare con Putin; sulla pelle del nostro futuro e del nostro passato, dei nostri valori, della nostra democrazia faticosamente conquistata. Piango anche io, quotidianamente, le vittime: ma so che sono vittime di cellule impazzite e che non posso assecondare il contagio, ma lo devo curare.