La cartina del clima politico per orientarsi dopo le elezioni: dove c’è la burrasca, dove il clima variabile, dove il sereno

di Daniele Madau

Si nota una vera nube nera, foriera di tempeste future, nube tossica: l’astensionismo. Una cittadinanza disinteressata a chi la governa è indice di poca cura di sè, della propria comunità, del proprio futuro. Si cercano spesso le colpe, ma le colpe son di tutti

Da oggi, piano piano, usciremo dalla sbornia di dati, sigle politiche, commenti, analisi -compresa questa -, promesse, slogan. E’ tutta umanità, è la democrazia: fortunatamente possiamo ancora sperimentarla. Si tornerà alla quotidianità in tutti i comuni e regioni in cui si è votato, in tutta l’Italia e in tutti gli Stati europei in cui ci si è espressi. Anche se, in Italia, un po’ di aria da campagna elettorale si respira sempre, come se facesse parte, all’interno del clima mediterraneo-europeo, del nostro microclima: ‘Italia, abitanti 60.000.000 ca., clima continentale-mediterraneo, tipicamente europeo, microclima caratterizzato da forti perturbazioni da campagna elettorale perenne…’

La metafora climatica mi sembra pertinente: del resto, la politica è quel sistema bio-ecologico che permette la nostra vita in comunità e che dovrebbe assicurarci il benessere, se non la felicità: se funziona male, ne soffriamo. Il punto è che, come per il nostro pianeta, anche la politica che ci circonda, in cui siamo immersi, ha bisogno della nostra cura.

Ecco perché – in questa particolare analisi della cartina del tempo politico – parliamo di situazione variabile per la tornata elettorale appena conclusa. L’astensionismo è una vera nube nera, foriera di tempeste future, nube tossica: una cittadinanza disinteressata a chi la governa è indice di poca cura di sè, della propria comunità, del proprio futuro. Si cercano spesso le colpe, ma le colpe son di tutti; anche se, chi deve dare l’esempio, ne ha forse in misura maggiore. Se l’esempio è la volgarità, la lotta senza esclusione di colpi, la miopia verso il futuro e un certo menefreghismo, l’astensionismo è quasi un miracolo al posto della rivolta popolare, che ci auguriamo non arrivi mai. Ma se io cittadino non ricevo un buon esempio, non posso voltarmi dall’altra parte, alzare le mani, arrendermi al quieto – ma cattivo – vivere. La nostra quotidianità è preziosa, non dovremmo scordarlo mai. Dov’è finita l’indignazione? Dov’è finita la partecipazione?Dov’è l’amore per la cosa pubblica che, prima di tutto, è mia, ma non ‘cosa nostra’, in senso criminale. Il 49% di votanti è una sconfitta bruciante, che infliggiamo prima di tutto a noi stessi.

Un po’ più di sereno lo troviamo nelle percentuali dei partiti e delle coalizioni: il primo partito di governo ha tenuto, anzi ha aumentato la sua percentuale rispetto alle politiche, anche se non il numero assoluto di voti. Anche se le europee sono spesso terreno di trionfi effimeri (si pensi al 41% di Renzi nel 2014: esattamente dieci anni dopo, l’ex Presidente del Consiglio, con Emma Bonino, Calenda, Cateno De Luca, Santoro e Bandecchi, non ha superato la soglia di sbarramento del 4%) la tenuta della prima forza di governo è un segnale di stabilità di clima rilevante, per le borse (quella di Parigi è crollata), agli occhi dell’Europa stessa, per la politica interna, che non risentirà di fibrillazioni e scossoni caretteristici di un certo micro-clima, di cui sopra. Come invece è successo in Francia, in cui, con una decisione che sembra molto di pancia e irrazionalità, Macron ha annunciato lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e le elezioni legislative per il 30 giugno. Questo è quello che capita nelle forme di governo presidenziali, semipresidenziali o con una figura forte in generale; fino a ora, da noi non sarebbe potuto accadere: teniamolo a mente quando voteremo per il referendum sulla riforma costituzionale del premierato.

La causa di questo temporale, con tratti di burrasca, in Francia, è stata la grande affermazione di Le Pen, che fa il paio con il notevole risultato della destra in Germania. Si allarga, quindi, la cappa grigia dell’estremismo che, semplicemente, va contro i valori fondativi europei, quali accoglienza, collaborazione, libero mercato e libertà di movimento, solidarietà. L’Italia ha già vissuto tutto questo, da laboratorio socio-politico-cultuale qual è, e sembra viva una fase di assestamento, come dimostra il risultato della Lega che, sì, ha tenuto grazie al poco presentabile generale Vannacci, ma i cui toni non sono conciliabili con l’idea che, nonostante tutto, in Italia abbiamo ancora dell’Europa, del sogno europeo di De Gasperi, di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi.

Riproponendo quei valori fondativi- il lavoro, il riformismo, i diritti personali e sociali, l’avversione alle oppressioni pseudo dittatoriali – hanno ottenuto un risultato lusinghiero e gratificante il Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra, all’interno della quale è stata eletta Ilaria Salis: immagine simbolo, anche se controversa, della lotta agli pseudoregimi.

Un ultimo dato europeo, a cui prestare un’attenzione particolare; tra gli studenti fuori sede italiani, in gran parte al di sotto dei trant’anni, il primo partito è proprio Alleanza Verdi-Sinistra: e questa è forse la responsabilità più grande e difficile, non tradire la responsabilità dei giovani, del futuro.

Nelle elezioni amministrative, infine, in attesa dei ballottaggi, si nota una sostanziale parità tra i due principali schieramenti, con una tendenza al miglioramento climatico per il centro-sinistra, che incassa risultati significativi, come il 60% di Massimo Zedda a Cagliari per il terzo mandato e la vittoria in un paese simbolo come Pontida di una sua lista civica: il neo sindaco ha 28 anni. C’è ancora futuro per la nostra democrazia, per rubare il fortunato titolo, ormai citatissimo, di Paola Cortellesi.

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