di Daniele Madau
Cosa sta capitando agli insegnanti in questi giorni? Si sentono discussioni, provenienti dalle aule abitate – per una volta – solo da docenti, si vedono passare nervosi e preoccupati nei corridoi, che cominciano a essere sistemati per le prove della maturità, li vedi sommersi da adempimenti burocratici; ti parlano di pensieri, anche notturni, ricorrenti, caratterizzati da numeri, medie, debiti, condotte, educazione civica, competenze, verbali.
E’ normale, sono solo gli scrutini, tramite i quali si dovrebbe rendere merito all’impegno degli studenti durante l’anno, e anche al lavoro degli insegnanti stessi. E’ bella questa nervosa concitazione, questa preoccupazione sollecita, questo pensare incessante all’anno vissuto dalle studentesse e dagli studenti. Tutti sappiamo che – benchè la legittima docimologia e la rigida valutazione tipicamente anglossassone, verso cui stiamo andando, premano – nessun numero potrà mai inquadrare un cuore, un’anima, una testa, due braccia, soprattutto se giovani. Però -lo vedo – gli insegnanti, quasi tutti, ci provano e tentano affannosamente di far stare insieme tutto: le valutazioni con l’impegno, le assenze con la costanza nei compiti a casa, la partecipazione in classe con la situazione di partenza di ogni ragazzo e ragazza. Spesso ci riescono, qualche volta sbagliano: è umano.
Soprattutto lo fanno in un contesto difficile, in cui la gratificazione non sarà né economica né di carriera: solo in un grazie degli studenti – che spesso arriva- o delle famiglie. Soprattutto, però, ma questo vale per tutti i lavori, nella coscienza di aver fatto bene il proprio dovere. In più, tuttavia, e a differenza delle altre professioni, con l’idea di aver seminato per il futuro, per il mondo che verrà, di aver alimentato la speranza giovane. Allora, mentre anche io percorro quei corridoi stranamente privi di adolescenti dalla moda un po’ trasandata, dal parlare un po’ sboccato, dall’andatura insicura- impegnati come sono nell’inviare l’ennesimo vocale – ma dalla luminosa bellezza di tutto ciò che è germoglio, primizia, aurora, potenza, futuro, giovinezza, fragilità, speranza, lasciatemelo dire, con sfacciata partigianeria, ai miei colleghi, agli studenti, a tutto il personale scolastico: la scuola è finita, viva la scuola!