Il racconto del Cagliari. Nicola: ‘Nel cuore, avevo il sogno di allenare il Cagliari’

di Daniele Madau

Pawaga, in Tanzania, dove opera una missione di Cagliari

Oggi, dalla mattina presto, è stata una giornata rossoblù. Mi sveglio con le foto inviate da un amico, che passa le sue ferie in Tanzania, a dare una mano a una missione cattolica cagliaritana. Vedo i bambini, i tramonti e un campo da calcio, con lo scudetto del nostro Cagliari e la maglia rossoblù. Il calcio come gioia per tutti, soprattutto per gli ultimi, i più piccoli…

Poi, a metà mattina, il campo è quello della Unipol Domus, nel suo ventre, la sala stampa: anche lì, il nuovo mister, Davide Nicola, parla di Dio, di umanità, di desideri nel cuore, della fatica e dell’impegno, di rispetto umano, di una città, di un’isola e di una gente che ha sempre voluto conoscere. Come inizio, non c’è male: soprattutto quando cita Walt Withman e l’Attimo Fuggente, a me particolarmente caro: ‘Voglio contribuire con un mio verso alla storia di questa squadra’. Conscio di essermi lasciato andare a facili entusiasmi, per me, in quel momento, tutto sarebbe potuto finire. E invece tutto inizia, compreso il nostro racconto.

E allora via con gli obiettivi (salvezza), moduli (si vedrà), comportamento in trasferta (il punto debole dell’anno scorso: si vedrà), campagna acquisti (tutto programmato da giorni, anche quando il nuovo allenatore non era ufficiale: a breve l’annuncio degli acquisti), giocatori in scadenza, al rientro dal prestito o dalla posizione non sicura (porte aperte, con riserva, a Viola, Marin, Lapadula).

Tutto come sempre, in una ripetitività bella perché è quella dello sport che accompagna la nostra vita, e, come nella vita, ogni anno può essere occasione di crescita, di nuove meraviglie o disperazioni. La lotta non deve mai mancare (ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!), perché è nella lotta che nasce la poesia: quella sofferta, quella che, poi, lacerato il cuore, rinasce in gioia.

O me o vita!
Domande come queste mi perseguitano.
Infiniti cortei di infedeli,
città gremite di stolti,
che v’è di nuovo in tutto questo?
O me o vita!
Risposta:
Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità,
che il potente spettacolo continua
e che tu puoi contribuire con un verso”.

Quale sarà il tuo verso?

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora