‘Fanpage’: la responsabilità della parola e il decadimento della società

di Cristiana Meloni

L’avanzata delle destre: questo è stato l’argomento per eccellenza delle ultime settimane. Dall’elezioni europee, infatti, sino a quelle amministrative di Francia e Gran Bretagna, più che mai, l’Europa ha visto contrapporsi le forze conservatrici alle altre, in una sorta di resa dei conti sul futuro del mondo a noi più vicino. Ma ci sono Paesi in cui la destra è già al governo – come l’Italia – e in cui i giovani militanti del più forte partito di governo sembrano rappresentarne la parte peggiore. E in cui, inoltre, come testimonianto dal caso di Rainews 24 – che sembra aver marginalizzato la vittoria degli oppositori di Le Pen in Francia- il giornalismo del servizio pubblico non è libero. ‘Fanpage’, con la sua inchiesta sotto copertura sulla Gioventù Nazionale, ha suscitato un dibattito sul rapporto tra il diritto di informazione e il diritto d’opinione, tra il dovere di far conoscere e il diritto alla riservatezza. ‘La Riflessione’, col suo stile, si inserisce in questa tematiche che tocca uno strumento che, da millenni, caratterizza il vivere in società dell’umanità evoluta: la parola e il suo potere

Una notizia dovrebbe saper trasmettere un messaggio chiaro e oggettivo, con l’obiettivo di contribuire al bene comune. Tuttavia, “dire la verità” su ciò che avviene nell’ombra comporta sempre un prezzo da pagare. Da questo punto di vista, Fanpage è sicuramente uno dei fenomeni di inchiesta giornalistica più discussi in Italia – negli ultimi anni e, in particolar modo, nell’ultimo periodo – che si è visto servire parecchi conti salati.
Il celebre sito di informazione e approfondimento è nato nel 2010 dall’idea di due giovani imprenditori napoletani, Gianluca Cozzolino e Gianluca Orsini. L’intento iniziale era creare una piattaforma che sapesse sfruttare appieno le potenzialità del web e dei social media per raggiungere un vasto bacino d’utenza. A partire dai semplici contenuti di intrattenimento, Fanpage è passato gradualmente a includere notizie di attualità, politica, economia e cultura. Si ricordano, a titolo esemplificativo, alcune delle inchieste più famose come: lo scandolo “Lobby Nera”- riguardante una serie di rapporti e accordi tra politici di destra e di estrema destra – “Soldi sporchi” – sulla gestione dei fondi pubblici e del riciclaggio di denaro – e “Rifiuti Connection” relativa alla questione dei rifiuti in Campania.


Protagonisti in prima linea sono giornalisti giovani e dinamici provenienti da diverse realtà del settore, del marketing e della comunicazione digitale. La loro eterogeneità ha sicuramente rappresentato, fin da subito, una chiave di successo vincente. Ciononostante, luci e ombre avvolgono il loro operato, sollevando non pochi dubbi, da parte di una buona fetta dell’opinione pubblica, sulla correttezza e sull’integrità dei metodi utilizzati. Insulti antisemiti, razzisti, saluti romani ed esaltazione del nazismo hanno dato avvio nelle recenti settimane a una feroce inchiesta contro Gioventù nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia che ha collaborato con i massimi dirigenti del partito di Giorgia Meloni. Effetti dirompenti ottenuti dal lavoro investigativo di Fanpage sono state le dimissioni di Flaminia Pace, membro della Commissione affari europei e cooperazione del Consiglio nazionale e una conseguente, nonché aspettata, presa di distanza a catena del partito da parte di: Giovanni Donzelli, deputato e responsabile dell’organizzazione Fratelli d’Italia e Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia.


A questo punto, sono tanti i fronti di riflessione e dibattito che sorgono spontaneamente. A partire da una certo modo di fare giornalismo alla constatazione di una realtà che sembra retrocedere e scadere in gesti e affermazioni inopportuni e ingiustificabili da parte di chi rappresenta, nientepopodimeno, il presente e il futuro del nostro paese.
Ma in un contesto tanto complesso quanto a tratti indecifrabile come quello attuale, qual è il ruolo che gioca l’informazione? Quali le sue ricadute? La parola in tutte le sue forme (scritta, orale, detta e taciuta) ha sempre posseduto il potere di influenzare, persuadere, costruire ponti o muri. In una società moderna e avanzata sotto tanti punti di vista, gli aggiornatissimi mezzi di comunicazione permettono di abbattere ogni tipo di distanza geografica, linguistica e culturale.


Chiunque può accedere facilmente alle ultime notizie e chiunque ha il potere di diffonderle in pochi secondi. Tuttavia, la parola ha un’origine e un obiettivo. Essa attinge da un bagaglio di conoscenze personali, da una visione specifica della realtà e da una certa consapevolezza che ne denota la natura benigna o maligna e il suo contenuto esplicito e implicito. Da ciò si può dedurre, pertanto, il grado di responsabilità di chi comunica e in che modo. Un’ inchiesta giornalistica ben condotta, da un punto di vista professionale ed etico, e un’organizzazione che dona voce ai giovani del nostro paese facendoli promotori di un certo tipo di messaggio, possiedono un potenziale comunicativo altissimo. La sfida risiede, allora, nel modo in cui lo si utilizza. Perché è diventato, infatti, necessario utilizzare metodi di inchiesta, secondo alcuni, di dubbia moralità per fare luce sugli eventi? Perché nel 2024 la storia non sembra aver messo un punto a determinati capitoli? Le risposte sono tante e spronano, certamente, riflessioni che se ben condotte e con un intento costruttivo non possono che apportate un cambiamento positivo.

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