Portatrice di vero spirito olimpico

di Oleandro Iannone*

Come anticipato, ‘La Riflessione’ ritorna, in maniera più puntuale e approfondita, sulle discussioni sorte intorno a Imane Khelif, vincitrice della medagli d’oro a Parigi 2024 nel pugilato donne 66kg. Il punto di vista non può che essere quello del rispetto, dell’inclusione, dello sforzo di comprensione, come da tradizione del nostro giornale

“Lo scopo del Movimento Olimpico è contribuire alla costruzione di un mondo pacifico e migliore, tramite l’educazione dei giovani attraverso lo sport, praticato senza discriminazione di qualsiasi tipo e nello spirito Olimpico, che richiede comprensione reciproca, amicizia, solidarietà e fair play” 

Questo proposito, che rappresenta l’essenza dei giochi, e che è riportato sul sito ufficiale delle olimpiadi, purtroppo non viene sempre rispettato.

C’è stato infatti un episodio diventato particolarmente noto, che ha visto protagoniste due pugili: Imane Khelif, algerina, e Angela Carini, italiana. Nell’incontro con l’algerina la pugile italiana si è ritirata dopo 46 secondi, assicurando la vittoria all’avversaria. Angela Carini ha poi affermato di aver ricevuto un pugno al naso che l’ha costretta al ritiro. 

Prima ancora dell’incontro si era diffusa la notizia, rivelatasi falsa e transfobica, che Imane Khelif fosse una donna trans, e che quindi avendo caratteristiche biologiche maschili era ingiusto farla competere con le donne. Questa notizia è stata giustificata ricorrendo a delle analisi non specificate che l’IBA (International Boxing Association) avrebbe condotto sull’atleta algerina e su un’altra atleta, la taiwanese Lin Yu Ting, impedendo loro di continuare a partecipare ai mondiali del 2023. Per l’IOC ( International Olympic Committee) invece le due atlete rispettano perfettamente il regolamento, e infatti entrambe erano presenti anche durante le olimpiadi del 2021. 

La diffusione di notizie false,si sa, è un fenomeno dannoso, in particolare quando a diffondere tali notizie sono persone influenti o addirittura membri delle istituzioni o dei governi. La ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha condiviso un post sul suo profilo Facebook dove ha affermato, riferendosi ad Angela Carini, che l’atleta italiana sia stata “vittima di un ideologia che colpisce lei e con lei tutte le donne”, escludendo, in questo modo,

Imane Khelif dall’essere donna anch’essa. Questa presunta “ideologia”, come a molti piace definirla, non colpisce le donne, ma al contrario, mira a colpire una visione patriarcale del mondo: è giusto considerare chi è  favorevole a condurre test invasivi sui corpi delle donne, quando hanno successo, quando sono forti, come qualcuno che vuole difendere i diritti delle donne? Perché una donna non deve essere più considerata tale, anche in assenza di prove, quando raggiunge risultati che invece sarebbero celebrati se al suo posto ci fosse un uomo?  Ciò che invece ha effettivamente impatto sulla parità di genere negli sport è la stigmatizzazione di atlete che praticano sport definiti maschili, gli abusi sessuali a cui le atlete sono esposte, le pressioni sociali su come i corpi delle donne dovrebbero essere e la disparità di guadagno.

La diffusione di questo tipo di notizie hanno alimentato la transfobia, fenomeno che si basa sull’odio per coloro che non si conformano alle aspettative sociali di genere.

Questo fenomeno non colpisce solo le persone trans (ovvero le persone il cui genere non corrisponde a quello assegnato alla nascita) ma anche le persone cis  (ovvero le persone il cui genere corrisponde a quello assegnato alla nascita), proprio perché pone sotto esame chiunque, ma in particolar modo le donne, che non rientri nella visione esclusivamente binaria e sessista di uomo “forte” e di  donna “debole”. Questa visione oltre ad essere misogina è anche scorretta, sia biologicamente che socialmente, dato che né il sesso né il genere sono esclusivamente binari. Però ancora oggi le identità che non rientrano nel binarismo, sia di genere che sessuali, vengono considerate devianze da correggere. Per questo molte persone intersex (ovvero le persone nate con caratteristiche biologiche che non rientrano nella rappresentazione binaria di maschile e femminile) hanno subito alla nascita, soprattutto in passato, interventi chirurgici invasivi, che non sono esenti da conseguenze fisiche e psicologiche, per farle rientrare nella visione binaria del corpo maschile o femminile. Detto ciò, la definizione di persona “intersex”, nonostante l’atleta algerina sia stata definita tale da molti, non è per lei appropriata , dato che non ci sono prove attendibili  a riguardo e dato che  la stessa atleta non si è mai definita “intersex”: ha detto di essere donna, senza aggiungere altro.

Nel caso di Imane Khelif, persona razzializzata, la transfobia è stata sostenuta dal razzismo: le persone l’hanno giudicata perché la sua apparenza e la sua forza non sono in linea con quella della donna bianca ideale. Può darsi che abbia caratteristiche fisiche, oltre che un’ottima preparazione, che la rendono una pugile particolarmente brava. Ma i vantaggi biologici fanno parte degli sport e, negli uomini, vengono celebrati. Come nel caso di Michael Phelps, dotato di proporzioni corporee e capacità polmonari che lo hanno fatto eccellere nel nuoto.

Nonostante l’ondata d’odio nei suoi confronti, Imane Khelif ha continuato a combattere e ha vinto la medaglia d’oro. Ha poi  annunciato che denuncerà per cyber bullismo “chi ha avviato questa campagna misogina, razzista e sessista” e “chi ha alimentato questo linciaggio digitale”.  Il suo coraggio e la sua perseveranza ci dimostrano che è necessario agire contro l’odio e che niente ci deve impedire di costruire un mondo pacifico e migliore. La sua partecipazione alle Olimpiadi è stata criticata, ma proprio lei è stata portatrice del vero spirito olimpico.

*Neodiplomato al Liceo Classico ‘Siotto Pintor’ di Cagliari

5 pensieri riguardo “Portatrice di vero spirito olimpico

  1. Adesso è anche diventata un’eroina?

    Ma per favore…

    Niente contro di lei, ma la sua partecipazione è e rimane un’ingiustizia.

    I suoi cromosomi sono XY, è geneticamente un uomo.

    Non seminiamo disinformazione per seguire l’onda del “volemose bene” perbenista.

    Un abbraccio, M

    "Mi piace"

    1. Non un’eroina ma una portatrice di ideali olimpici, come molti altri atleti. Sulla disinformazione, il giornale garantisce sulla cura delle fonti: il Cio ha le sue regole, trasparenti, così come è risaputa l’esclusione dal Comitato Olimpico della federazione della boxe. Ognuno ha le sue idee che, se espresse secondo il nostro stile, son sempre ben accette. Sulla disinformazione, però, non possiamo sorvolare: la pugile algerina è nata donna, è donna e, secondo le regole olimpiche, può competere.E vincere.

      "Mi piace"

  2. Concordo con i concetti espressi in quest’articolo. Ha il pregio di evidenziare quanto sia pernicioso il binarismo di genere e cioè la rigida attribuzione della persona umana alle categorie maschile e femminile con i conseguenti stereotipi di aspetto, comportamento e relazioni ai quali uomini e donne (tertium non datur) devono aderire. È un tema chiave della nostra società di cui non si parlerà mai abbastanza.

    "Mi piace"

  3. L’argomento di cui tratta questo articolo è molto delicato, richiede sensibilità, predisposizione all’ascolto, attenzione alle parole. Abbiamo ricevuto altri commenti- e per questo, davvero, ringraziamo i lettori- dei quali i due pubblicati (uno negativo, l’altro positivo) possono essere esemplificativi. Ciò che speriamo è che quanto ‘La Riflessione’ propone sia, come da missione, un aiuto alla riflessione profonda, quella che ci mette in discussione e ci arricchisce, grazie a coloro che scrivono per noi e si mettono in gioco. Se accogliete il nostro stile, ogni commento può essere una goccia nel mare della riflessione collettiva.

    "Mi piace"

  4. Complimenti per avere scelto di trattare questo tema. Al di là del caso in oggetto e delle strumentalizzazioni mediatiche più o meno turpi di cui l’atleta algerina è stata vittima, la classificazione di genere nelle competizioni sportive è una questione estremamente complessa. I criteri su cui basare questa classificazione sono infatti da lungo tempo in discussione. Qualcosa però si sta muovendo. Si è appena candidata a dirigere la federazione di atletica (World Athletics) l’atleta sudafricana Caster Semenya, che è sempre stata al centro di nutrite polemiche per gli alti livelli di testosterone. La speranza è che con la sua eventuale guida si affronti con maggiore attenzione e senza pregiudizi la questione. Occorre non escludere ingiustamente nessuno, e, allo stesso tempo, individuare parametri chiari e condivisi che garantiscano la correttezza delle competizioni. Abbiamo bisogno di qualcosa di più serio dei commenti da osteria: “ao’ quella pare n’omo!”

    "Mi piace"

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora