di Erika M.*

‘La Riflessione’ , da sempre, ha ritenuto essere una sua finalità prioritaria quella di sensibilizzare, e di far riflettere, sulle violenze di genere e di dare voce e spazio a testimonianze che possano spingere le vittime alla consapevolezza, alla ribellione e alla denuncia. Riceviamo volentieri e pubblichiamo, quindi, la testimonianza di Erika sul suo passato e sul suo impegno
Una frase che sento spesso è: “La vita mica è così facile”.
Lo sento spesso da uomini e donne che magari vivono un momento difficile o che stanno vivendo dei piccoli attimi di sconforto, come se tutti gli altri non avessero problemi da risolvere.
Di sicuro a tutte queste persone posso solo dire che in realtà ognuno di noi porta una croce bella pesante: la differenza sta nel modo di portarla avendo forza e coraggio.
La mia vita mi ha dato diversi calci in bocca e altre volte è sembrata più un altalena che non si fermava mai, andando così veloce che mi sentivo male, pronta per vomitare.
Ma la prima lezione l’ho ricevuta da piccola quando mio padre non faceva altro che picchiare mia madre.
Ricordo ancora il giorno in cui mi spaccò la testa perché avevo deciso di fermarlo.
Non potevo continuare a guardare mio padre che picchiava mia madre incinta della mia sorellina.
Dal mio angolo dietro la porta ricordo di come prima aveva iniziato con mia madre, di come aveva buttato a terra mia nonna che aveva cercato di fermarlo e la vidi cadere sotto i suoi pugni. Avevo 5 anni, avevo paura di quella figura che sovrastava mia madre, ma sapevo che lì c’era anche la mia sorellina ancora non nata.
Mi buttai su di lui e cercai di bloccargli le gambe, sentì che mi prendeva di peso e mi tirava via, nel farlo sbattei la testa nello spigolo del tavolo di marmo e fu lì che si fermò.
Ricordo poco del dopo, ma ricordo bene che finalmente mia madre poteva denunciarlo e mandarlo via.
Quel mostro era un maresciallo dei carabinieri, per nostra disgrazia in Sicilia si pensava che un carabiniere poteva fare quello che voleva, anche i suoi colleghi sapevano ma nessuno disse mai nulla.
Ma quando toccò a me non fu protetto più da nessuno, picchiare una bambina era inconcepibile e finalmente mia madre potè mandar via quel mostro.
Un mostro le cui uniche parole che mi risuonano ancora sono: “Io non ti ho mai voluta e nemmeno ti voglio bene”.
Mio padre, o meglio colui che mi ha dato solo metà DNA, per me non è stato altro che un mostro, l’uomo nero che tormentava mia madre e che ha tormentato spesso i miei incubi. Un Freddy Krugher che entrava nei miei incubi terrorizzandomi.
Da quel momento in poi la vita cambiò, ma come spesso capita ci sono storie che si ripetono.
Noi esseri umani siamo un esempio di come la storia piuttosto che insegnarci a non commettere gli stessi errori spesso invece ci spinga a ricommetterli.
A 18 anni decisi di andare a studiare a Pavia, due anni dopo conobbi quello che divenne il mio compagno. Dopo un anno di fidanzamento, durante il quale sembrava essere il principe azzurro, mi chiese di andare a vivere insieme e accettai: forse se fossi stata più attenta mi sarei accorta di alcuni segnali o semplicemente volevo essere amata.
Poco dopo la convivenza ebbe iniziò il mio incubo, un nuovo Freddy Krugher.
Non cominciò subito e forse per questo sperai che non continuasse.
Il primo schiaffo mi fece girare la testa, semplicemente stavo ridendo con dei suoi amici e decisi di fumare, ricordo ancora di come mi distrusse ogni sigaretta davanti a loro e quando mi alzai perché non volevo dargli l’ultima sigaretta mi arrivo uno schiaffo così forte che non sentivo altro che un ronzio.
In quell’ istante mi disse subito scusa, che era stato un momento, ma ciò che mi lasciava senza parole e bloccata era che nessuno dei presenti disse qualcosa. Mi sedetti, non riuscivo a parlare, sentivo solo una gran rabbia. Non potevo credere che ciò che era successo a mia madre stesse succedendo a me.
Ero sbagliata? Cosa avevo fatto? Perché non reagivo? Erano le domande che mi tormentavano.
Quello fu il primo di altri schiaffi; uno degli episodi che mi porterò a vita fu quello di uno schiaffo così forte che sentivo il sapore di ferro in bocca, mi disse “Scusa non volevo ma perché continui a farmi arrabbiare? Lo sai che certe cose mi fanno innervosire. Se tu smetti non ti alzerò mai più un dito”
Restai ferma e feci un cenno con il capo, ormai i lividi c’erano, e la mia paura di dire qualcosa di sbagliato cresceva dentro di me, al punto di dire scusa per qualsiasi cosa anche se mi alzava solo la voce.
Mi sentivo così inerme, sola, abbandonata, e l’unico conforto era quello della cagnolina che avevo preso anche se lui non voleva, lei è stata la mia salvezza.
Ma il momento di rottura, il momento in cui ritrovai la forza che avevo avuto da piccola fu il giorno in cui rientrando da lavoro lo trovai a letto con una mia collega di Università.
Presi tutto e li buttai fuori, ebbi il tempo di prendere le chiavi per richiudere la porta ma non vi riuscì, con una spinta era riuscito a rientrare.
Fu in quel momento che pensai che era finita per me, 15 soli secondi e tutto cambiò.
I miei 15 secondi mi permisero di non avere più paura. Gli dissi di andarsene e lo spinsi contro la porta per farlo uscire, ed è lì che ricordo il pugno alla pancia e la mia piccola cucciola che si era messa in mezzo per difendermi.
Era come rivedere me da piccola mi rialzai e difesi me e lei. Il calcio sulla coscia mi buttò nuovamente a terra per un attimo pensavo che si fosse rotta, quando non mi rialzai lui scappò, penso che avesse capito ciò che aveva fatto ma finalmente era fuori dalla mia vita.
Ad oggi dopo 14 anni e dopo appositi controlli quel giorno fu il giorno in cui persi il 30% della sensibilità della mia gamba, ma la mia piccola pulce mi aiutò a camminare, mangiare, e riprendere in mano la mia vita.
Adesso collaboro come volontaria per donne che vengono maltrattate o che rischiano la loro vita, e dopo i due master in Criminologia penale e Neuropsicologia ho iniziato ad aiutare donne e bambini che vivono quello che ho vissuto io.
Diventare una volontaria, aiutare chi ne ha bisogno è diventato il mio obiettivo soprattutto perché adesso sono finalmente forte.
THE PRIDE TO BE CURVY
Quante donne si guardano allo specchio e non vedono altro che un corpo in cui non si sentono al loro agio arrivando quasi ad odiarlo?
Sono tante, questa è la verità, ed io ero così, o meglio lo sono stata, arrivando a guardarmi e al non riconoscermi in quel corpo.
Chi mi vede nelle foto, o chi mi segue su Instagram, non sa come faccia a sentirmi a mio agio anche se la mia taglia non è una 40.
Sarò sincera: sono ben lontana da quella taglia e adesso ci rido anche su: mi vien chiesto come io mi senta a mio agio con un corpo formoso e con le mie curve morbide; dico così perché c’è chi mi ha detto che dovrei dimagrire in quanto non sono formosa ma grassa.
Ed ecco che, come spesso capita, c’è chi crede di poter scrivere tutto quello che vuole basandosi su quelli che si possono reputare “aspetti standard e giusti”.
Il mio non è un inno all’essere in sovrappeso, ma è un inno alla gioia di accettare il proprio corpo seguendo un regime alimentare più sano con attività fisica, stando bene attenti a quello che sto scrivendo: c’è chi, leggendo questo articolo, potrebbe fraintendermi.
Ciò che porto avanti negli ultimi anni è un pensiero che possa aiutare noi donne nel guardarci allo specchio senza arrivare a pensare che il proprio corpo faccia schifo.
Anche io ho iniziato ad odiarmi, non sapevo più come fare ad accettarmi, e da lì a poco ho intrapreso una strada molto più comune di quello che si possa pensare… quella della bulimia. E da quel momento un mostro iniziò a mangiarmi da dentro: credo che sia la parola giusta da usare.
Ero riuscita a dimagrire, ero diventata quella a cui tanto aspiravo, ma questo mi è costato molto di più di quello che si possa pensare.
Il cibo per me era diventato il mio nemico, non avevo potere o controllo, e l’unica cosa da fare era buttare via quel nemico da dentro il mio corpo.
Solo quando capii che la gola mi bruciava così tanto da non poter più inghiottire nemmeno l’acqua, quello è stato il momento in cui ho capito di dover chiedere aiuto.
Ad oggi non sono magra, né un peso forma, sono quella che sono: una donna che ha capito che la bellezza non è essere magre ma essere in normopeso, una donna in salute, che si guarda allo specchio e riesce a piacersi un po’ di più.
Dal momento che ho capito questo, molte cose sono cambiate.
Sicuramente il mio rapporto cibo-corpo-specchio è ancora altalenante, ma sicuramente ci sto mettendo tutta me stessa nel fare in modo di non cadere in quel buco.
Perché siamo sincere, c’è chi combatte contro l’alcool o contro le droghe, ma anche i disturbi alimentari come la bulimia e l’anoressia sono delle dipendenze con cui combattere per non ricascarci.
Forse è per questo che ho iniziato il mio percorso da modella curvy e sto portando avanti il pensiero del body positivity.
Ma voglio anche che si possa spiegare bene cosa significa modella curvy.
Noi Curvy siamo quelle donne che non si sentono obbligate a portare taglie estreme come una 38 o una 40, ma donne che portano la 48 o la 50 con fierezza e orgoglio. Noi donne che siamo riuscite a far parte del mondo della moda e sentirci belle come non mai.
Essere una donna Curvy non è così facile, perché si diventa anche portavoce di quello che si avvicina non solo ad una filosofia ma anche una responsabilità che riguarda l’approccio positivo con il proprio corpo e ad una maggiore consapevolezza del proprio corpo.
Ciò che vorrei far comprendere è che l’aspetto fisico non è l’unica cosa che conta… Il mio obiettivo è quello di far capire alle donne che vestono le taglie forti che la bellezza non appartiene soltanto a chi ha un corpo magro e snello.
Quando parlo di curvy o body positive è quello di comunicare alle donne di amarsi anche se hanno qualche chilo in più, donne che finalmente riescono a rappresentare la bellezza vera e autentica, quella di chi ha un corpo normale e non perfetto.
La chiave per consentire tutto ciò è mettere in risalto ogni forma e curva che si possiede, gli aspetti che rendono uniche e speciali ogni donna. Non nascondete le lentiggini, i nei o le parti del corpo più formose, ma al contrario dovete metterli in risalto senza alcuna vergogna.
Siate sempre fiere di Voi. Fiere di ogni vostro aspetto, anche quando verrà il giorno in cui vi sentirete a disagio, guardatevi allo specchio e siate fiere di ogni vostra smagliatura, del chiletto in più sui fianchi.
Ricordatevi: la bellezza non si pesa su una bilancia, su un paio di pantaloni che entrano o no. La vera bellezza sta nelle nostre forme tonde, spigolose, o quadrate, ed è quello di Amarsi e prendersi cura di sé stesse.
Questo significa essere belle ed è questa che va considerata come la bellezza di una vera Donna.
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