di Daniele Madau
V giornata Serie A, Unipol Domus/ Cagliari-Empoli: 0-2
Marcatori: 33′ p.t Colombo (E), 4′ s.t Esposito (E)
Arbitro: Simone Sozza di Seregno
Ammoniti: 12′ p.t Colombo (E), 19′ s.t Gyasi (E), 36′ s.t Pavoletti (C)
CAGLIARI (3-5-2): Scuffet 6; Zappa 6, Mina 5, Luperto 5; Zortea 6, Deiola 5.5, Marin 5.5 (70mo Gaetano), Makoumbou 5 (46mo Pavoletti), Augello 5 (60mo Azzi); Luvumbo 4.5 (60mo Viola), Piccoli 4.5 ( 75mo Lapadula) All. Nicola
EMPOLI (3-4-2-1): Vasquez; Golichidze, Ismajli, Viti; Gyasi (45′ s.t De Sciglio), Henderson, Grassi (73mo Cacace), Pezzella; Anjorin (58mo Hass), Esposito (45′ s.t Pellegri); Colombo (73mo Solbaken) All. D’Aversa
Spettatori: 15225
Ci sono memorie e ricordi, anche sportivi, che fanno parte del patrimonio di una Nazione, che contribuiscono a rinnovare i miti di quella Nazione stessa. Chi non ricorda Italia ’90, quando siamo stati tutti trascinati e ammaliati dalla semplice bellezza di un sogno? Conquistare un mondiale in casa, era quel sogno semplice; e Schillaci è stato colui che ce lo ha ha avvicinato, con le caratteristiche dell’eroe fiabesco: umile e di famiglia povera, ma coraggioso.
La fiaba, però, è diventata più una favola che, a volte, ha il finale amaro e una morale, che deve essere di insegnamento. Noi non sappiamo quale sia l’insegnamento della morte prematura di Totò ma, visti i sinceri applausi dell’Unipol Stadium al minuto di silenzio, sappiamo che la sua avventura eroica a Italia ’90 insegna che si può sognare. Ed è tanto.
C’è la poesia e c’è la prosa. Abbiamo assaporato un po’ di poesia, poi c’è la prosa: e i primi 15 minuti del Cagliari ( con le novità Zortea e Makoumbou) sono molto prosaici, di una sintassi impaurita, su – tra l’altro- un foglio sgualcito ( il campo, non in perfette condizioni).
L’Empoli conquista subito terreno e, solo al 17mo, il Cagliari si affaccia nell’area toscana con un’azione per la testa di Piccoli.
Il resto sa di approssimazione e fatica, a conquistare il campo e il gioco- come da progetto- o a contenere e ripartire. Ma in casa, con una diretta concorrente e dopo due sconfitte, non si può contenere. O, come minimo, bisognerebbe avere un’idea.
Invece, al 32mo, Colombo riceve una palla che, nella trequarti, passa tranquillamente tra Makoumbou e Marin e si invola a battere Scuffet in uscita. Duro colpo, ma non inaspettato.
I rossoblu’ – finalmente scossi- provano allora a velocizzare l’azione, a mostrare più atletismo e a finalizzare. Prima Luvumbu e poi, soprattutto, Deiola hanno una buona occasione davanti a Vasquez. Segnali di vita, niente di più.
Cambio audace a inizio ripresa, con Pavoletti al posto di Makoumbou, a provare a dare peso e carisma.
Ma prima che il Cagliari possa soltanto realizzare che il secondo tempo è iniziato, cambio di gioco da sinistra a destra del versante offensivo dell’Empoli, cross in area ed Esposito ha il tempo e la libertà di tirare due volte e trovare il goal, dopo un dribbling a rientrare, sul secondo tentativo.
Il modulo di Nicola passa al 3 4 1 2, al 3 4 2 1 e, alla fine, proverà anche il 3 4 3. Infatti entrano anche Azzi e Viola e, con la spinta del pubblico, cresce anche la pressione. Sulla fascia sinistra Pavoletti e lo stesso Azzi non c’entrano la porta ma danno, almeno, un senso di continuità.
Ultimi 15 minuti: per un fuorigioco di Colombo viene annullato il 3-0 all’Empoli ed entra Lapadula, in un clima nel pubblico ormai infuocato e incattivito che accompagna la gara verso la sua fine.
Abbiamo parlato di poesia e prosa, fiaba e favola ma è la mitologia il genere che è portatore dei significati più profondi: possiamo, allora, parlare di Nemesi, la vendetta, per Nicola. Vendetta che arriva, come spesso capita, dal suo recente passato, quello dell’Empoli, che ha giocato una gara maiuscola e autorevole, fino a rasentare l’umiliazione.
L’umiliazione, però, non esiste se si ha la consapevolezza di aver dato tutto, il massimo, di aver lottato. Ecco, quella consapevolezza non sembra esserci, tanto da portare i giocatori a chiedere scusa – a fine gara- sotto la Curva Nord. Un gesto rischioso e, forse, superfluo, anche perché la squadra viene sonoramente fischiata e offesa. A completare un quadro che, dopo la letteratura, ci porta al cinema: umiliati e offesi