di Marco Marini (studioso di geopolitica mediorientale)
Israele invade di nuovo il Libano per portare in quella splendida terra la guerra contro Hezbollah, (Partito di Dio), organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese, diventato anche un movimento politico. La sua sede si trova appunto in Libano ed ha nominato suo segretario generale Hashif Safi Al Din in sostituzione di Hassan Nasrallah ucciso da una operazione delle forze israeliane a Beirut il 27 settembre scorso. Lo fece nel 1978, nel 1982 e nel 2006. Israele apre, quindi, un altro fronte dopo Gaza, la Cisgiordania (West Bank), e anche, se sporadicamente, la Siria. Anche lo Yemen dopo la rappresaglia di Israele a causa dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, fa parte della partita con qualche lancio di missili verso lo stato ebraico dal proprio territorio. Quali scenari si prospettano nell’immediato futuro? Certo non sono di buon auspicio, data la situazione mondiale a dir poco movimentata. Il 2 ottobre si celebra nel mondo ebraico la festa di Rosh Ha Shana, il capodanno dell’anno 5785. Questo è un periodo che ha un’importanza simbolica per Israele e per gli ebrei nel mondo. In poche settimane si celebrano oltre al Capodanno, la festa di Sukkot, Le capanne che ricordano i 40 anni passati nel deserto dagli ebrei nel loro esodo biblico, e la festa del Kippur giornata dell’espiazione. Simbolismi importanti per il popolo biblico. Lo scorso anno ci fu -ricordo- l’attacco di Hamas, nel 1973 ci fu la cosiddetta Guerra del Kippur, e per quanto riguarda la comunità di Roma, il 16 ottobre del 1943, avvenne il rastrellamento al Ghetto di Roma (Portico di Ottavia). Israele parla di operazioni limitate, ma dà una sua particolare interpretazione al concetto di limite, visto che spesso questi limiti non esistono. Ci si domanda da che parte deve stare l’occidente e molti opinionisti affermano decisamente che deve stare dalla parte di Israele ma non di Netanyahu. Gli stessi Stati Uniti da un po’ di tempo inviano blandi consigli a Israele, anche se abbiamo notato un rischieramento di forze armate statunitensi, sopratutto nel golfo, intervenute recentemente a intercettare i missili che dallo Yemen venivano lanciati verso Israele. Ma questa non è la solita guerra mediorientale. Secondo Netanyahu, e la cosiddetta “Destra Biblica”, questo conflitto deve riportare Israele ai confini biblici cioè dalla terra al mare, valeca dire cacciare i palestinesi da quel territorio maldestramente diviso dall’ O.N.U. nel 1948. Questa prospettiva implica una crisi sopratutto col principale alleato di Israele cioè gli Stati Uniti d’America. I cosiddetti accordi di Abramo, cioè la normalizzazione dei rapporti tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti e Bahrein nel 2020, dopo quelli con l’Egitto nel 1979 e Giordania nel 1994, sono stati congelati. Anche se l’attore occulto di questi accordi, cioè l’Arabia Saudita, non ha nessun interesse alla creazione di uno Stato Palestinese. Israele sta conducendo un lavoro sporco sia per l’occidente che per alcuni leader arabi, in funzione anti iraniana e quindi sciita, il cui movimento in Libano è proprio Hetzbollah. Ma c’è un interesse di politica interna da parte di Netanyahu, al minimo storico dalla sua ultima rielezione dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 che ha mostrato i limiti suoi e dell’intelligence, anche se un recente sondaggio rilevato che il 46% della popolazione israeliana è dalla sua parte . Ha promesso di riportare circa 70.000 israeliani nella zona a ridosso del confine libanese, fuggiti dopo gli attacchi del 07/10/2023, e come sopra citato i leader arabi non sarebbero dispiaciuti dell’annientamento di hetzbollah e della riduzione dell’influenza iraniana nella regione. Influenza che, per dire il vero, si è attenuata proprio con l’attacco di Hamas a Israele lo scorso anno. Gli Stati Uniti non condividono le ultime operazioni di Israele a Gaza. Qui la Harris si gioca la sua campagna presidenziale contro Trump, anche se, convinzione personale, Netanyahu sta proseguendo il suo piano fino ad arrivare proprio a queste elezioni americane, perchè spera vinca il Tycon che lo ha sempre appoggiato creando molti malumori in campo arabo. Il presidente turco Erdogan ha affermato che l’O.N.U dovrebbe autorizzare l’uso della forza per fermare Israele. Questa nuova guerra è esistenziale sia per Israele che per la Palestina, perchè , come già scritto sopra, la destra biblica vuole cacciare i palestinesi e restaurare le provincie di Samaria e Giudea oggi in Cisgiordania. Da parte di Hamas una reazione furente di Israele dopo il 7/10/23 era prevista nei suoi piani, perchè violando il tabù della Casa Sicura (Israele) per gli ebrei in Palestina (e nel mondo) ha creato una lacerazione nel popolo di Israele la cui reazione l’avrebbe portata all’attuale isolamento. Oggi Israele è sull’orlo di una guerra civile mai immaginata prima, con manifestazioni contro Netanyahu. In queste condizioni questo allargamento del conflitto è un’operazione ad alto rischio. Oggi Israele è meno sicuro di prima ed ora non lo sono neanche gli ebrei nel mondo. L’Iran non vuole entrare in guerra diretta con Israele, ma, ci domandiamo, quanto potrà resistere senza rispondere? L’Iran non ha le risorse per una guerra contro Israele ed ha paura inoltre di tirare dentro l’eventuale conflitto gli americani, situazione che Netanyahu vorrebbe provocare. Questa guerra sembra non avere una fine se non per decisione di Israele, con un cambio al vertice politico. Il Ministero della Difesa israeliano, specialmente l’aeronautica e perfino il tanto nominato Mossad e altri politici sono scettici su questa nuova fase del conflitto. L’UNIFIL, l’esercito di contrapposizione tra Israele e il Libano del sud, oggi a comando italiano con la Brigata Sassari, ha ricevuto l’ordine di restare chiusi nelle basi. Questo conflitto ha visto il riaccendersi dell’antisemitismo con le ingiurie a Liliana Segre, 94 anni, che dopo l’esperienza della Shoah parla di pace e di rispetto delle fasce più deboli della popolazione in guerra, che insieme all’anti-ebraismo, perpetrato dalla Chiesa Cattolica per secoli, e all’anti-sionismo che delegittima la decisione dell’ONU nello spartire il territorio fra israeliani e palestinesi avvenuto nel 1948, intrecciano questi tre fenomeni. Rigurgiti antisemiti in Europa ed aumento della presenza di partiti di estrema destra come in Francia ed Austria (AFO), xenofobi, razzisti, neonazisti anti europeisti e contro l’immigrazione. L’antisemitismo odierno va visto come un sintomo di crisi culturale generale. Il Ministro Tajani invita a isolare i fenomeni neonazisti, gli risponde Salvini che giudica queste affermazioni come fatte da chi non ha dormito bene la notte.
Beh, che può dire colui che è stato eletto coi voti di Casapound? In realtà stiamo attraversando un momento storico di grandi cambiamenti epocali, dal sistema digitale all’intelligenza artificiale, al cambio di egemonia mondiale: gli U.S.A. non detengono più la posizione di un tempo, masse di popolazioni che si spostano da zone inabitabili, cambiamento climatico. Tutto questo crea paura e se qualcuno propone una soluzione facile per problemi complessi, ecco che si vota a destra, anche se la sinistra ha perso lo slancio, adagiata su valori oggi sgretolati.