di Daniele Madau
C’è stato un periodo in cui Fedez e Chiara Ferragni venivano incaricati di parlare ai giovani, rilasciavano dichiarazioni politiche a cui si dava ampio risalto, si atteggiavano a portatori di valori della sinistra.
Eppure, i ragazzi e le ragazze con cui ho parlato, non hanno mai indicato loro come modelli; eppure, sembrava da subito chiaro, il loro esempio, la loro vita e la loro testimonianza poco si sposavano con i valori della sinistra.
Anche sul loro ingegno, sul loro talento, sulle loro capacità imprenditoriali – non so – si potrebbe riflettere.
Pensiamo alla capacità comunicativa di Gianmarco Tamberi e Bebe Vio, unita alle loro qualità sportive, alla testimonianza di impegno, sacrificio, talento e, poi, vittoria. O sconfitta, ma sempre nella verità del reale incarnato nello sport. Pensiamo, poi, alla comunicazione fine a sè stessa, la comunicazione per la comunicazione – molto più di un ‘ars gratia artis’ -di Chiara Ferragni, con tanto di scuse paradossali, poi, sui ‘difetti di comunicazione’. Un enorme corto circuito, una contraddizione in termini, un mondo destinato a fallire perché poggiato sull’apparenza, sulla non consistenza.
Sull’abilità musicale di Fedez, de gustibus: certo è che, da un punto di vista artistico, non si è vista un’evoluzione, ma si è fermato agli sterili canoni del rap/trap degli anni 2000.
Il punto, però, non è questo: il problema è quando si dà risonanza senza riflessione, senza senso critico, cavalcando il successo.
Da dove viene questo senso di inferiorità di fronte a chi ha seguaci o , meglio, followers?
La classe politica non può permettersi questa sudditanza; eppure, da tempo, sembra in atto. C’è stato un periodo in cui, addirittura, la classe politica dirigente era stata sostituita, temporaneamente, da una piattaforma. Ora si vuole tornare indietro, faticosamente, alle radici della politica, della ‘polis’, della città. E’ forse per questo che si studia ancora il mondo greco antico, in cui è nata la democrazia, soprattutto al liceo classico? Ricordo una visita della Presidente del Consiglio Meloni in un istituto agrario, in cui disse: ‘E’ questo il vero liceo’. Ma che significa? Ho insegnato in un istituto agrario, ed è stata un’esperienza bellissima. Ogni scuola ha un indirizzo particolare, e la si sceglie – da articolo 147 del Codice Civile- ‘seguendo le proprie inclinazioni’ . Proprio per capire, poi, che una vita costruita sull’apparire e non sull’essere è una contraddizione in termini.
Dovrebbe testimoniarlo la classe politica ma, ora come ora – e so di generalizzare – sembra difficile. Mentre si usano ancora linguaggio e attitudini ‘social’, non si è resa conto che, dopo quarant’anni dalla sua morte, tutti rimpiangono e tutti pensano a Berlinguer.