di Daniele Madau

Già dalla presentazione, si può comprendere la necessità di leggere un libro come questo: ‘Pasolini e De André erano ladri che rubavano le vite degli altri per metterle nelle loro opere, dove c’è il buio, la luce, il mistero dell’esistenza, la morte. Due atei a modo loro che hanno sentito il bisogno di raccontare Cristo come uomo in una visione del mondo di tipo epico-religioso. ‘Dio è gratis, il prossimo costa’ ripercorre in parallelo vita e pensiero dei due grandi poeti del Novecento e, attraverso le loro parole, cerca di rispondere alla domanda su chi è Cristo al giorno d’oggi. Alfredo Franchini mette a confronto il pensiero anticonformista dei due poeti corsari, di diversa formazione (Fabrizio anarchico, Pier Paolo marxista), ma con l’identico agire culturale. Scelte diverse nel racconto dei rispettivi vangeli (De André si basa sui testi apocrifi, Pasolini su san Matteo), messaggio identico. Il libro scorre in parallelo nelle comuni passioni dei due artisti: la poesia, i dialetti, la natura, la musica. Anche Pasolini era un musicista, autore di saggi critici su Bach e di canzoni per Domenico Modugno e Sergio Endrigo. In definitiva, chi è Gesù oggi, nell’intreccio millenario tra religione ed economia? Per Pasolini l’immagine è sdoppiata tra una figura estremistica, o vista come tale dai pochi cattolici credenti, e un’altra convenzionale, pura figura di potere. Per De André è probabilmente quell’uomo che, incontrando gli ultimi della società, si riconosce in loro’ . E’ un piacere, allora, incontrare l’autore, Alfredo Franchini.
Alfredo, nel tuo ultimo libro, appena uscito (‘Dio è gratis, il prossimo costa. Il Vangelo di De André e Pasolini ‘, Edizioni Arcana), analizzi, in parallelo, alcuni aspetti della poetica di Pasolini e De André, due artisti per alcuni versi antitetici, per altri affini. Ormai, però, due classici in quanto, come i classici, parlano in ogni età e tempo. Quale provocazione portano ai nostri tempi? E l’idea di ‘vangelo’ nel titolo, è strettamente religiosa o è una ‘buona novella’ in senso più ampio?
Il libro è un modo per rilanciare i temi della politica e dell’economia, usando le parole di Fabrizio e Pasolini. Uno anarchico, l’altro un marxista eretico, due miscredenti devoti. La loro fu una spiritualità laica, intendendo come ‘laico’ non ‘non religioso’: lo preciso dato che, ormai, c’è una divisione tra spiritualismo e cattolicismo; spesso, infatti, i meno attenti non sanno di cosa si sta parlando, quando si affrontano questi temi. La spiritualità non è proprietà esclusiva di nessuna chiesa e la laicità non è possesso di nessun ateo. De André era un animista, vedeva la divinità in tutto e anche Pasolini scorgeva la sacralità dappertutto . Io, poi, analizzo soprattutto ‘Il Vangelo secondo Matteo’ e ‘La buona novella’, in cui – è bene precisarlo- Gesù non parla, il punto di vista è quello di Maria. Per entrambi quella della predicazione di Gesù è stata la sola rivoluzione riuscita in quanto, mentre per le altre l’esito è stato una sostituzione di poteri, al contrario quella di Cristo è stata contro il potere. La ‘buona novella’ evangelica del titolo va, in effetti, intesa in senso più ampio e riguarda soprattutto lo sfruttamento del sacro in politica. Penso a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che non possono dirsi cristiani. Penso anche a Bolsonaro, Orban e tanti altri. Uso e abuso di rosari, crocefissi, madonne. Salvini che porta la felpa in cui è scritto ‘Il mio papa è Benedetto’. La domanda che io mi faccio è come possano essere silenti oggi i cristiani di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze, come si possa essere silenti davanti a Salvini. De André e Pasolini erano, in riferimento a tutta la deriva a cui assistiamo, profetici, contro l’idea – a esempio- che tutto si può comprare. Fabrizio canta di un mercato di fegati e polmoni e di una una pace terrificante: quanto di più profetico, con due guerre in corso? Pier Paolo, in ‘Petrolio’, ci parla addirittura di un mondo non popolato da uomini ma da macchine .
Incontriamo più da vicino questi due giganti, riprendendo la domanda precedente: quali sono i principali aspetti comuni ?
La loro comunanza più rilevante riguarda proprio la capacità profetica, grazie alla quale distinguono tra progresso e sviluppo, con quest’ultimo a vantaggio di un potere che loro hanno sempre denunciato. Potere politico che, ora, sfrutta il sacro.
Hai conosciuto bene Fabrizio De André e so quanto tu conservi con cura il suo ricordo. Son passati 25 anni dalla sua morte: c’è qualcosa di nuovo che- scrivendo questo libro- hai scoperto di Faber, grazie alla distanza di questi anni?
Sì, è capitato. Vivendo con lui, si viveva nella vita quotidiana, in cui lui non faceva mai pesare la sua cultura. Poi, riprendi in mano certi testi e scopre la sua grandezza. Ellade Bandini – che ha accompagnato, come musicista, gran parte della sua carriera- diceva che, mentre suonava, non si rendeva conto della grandezza dei testi. Poi sentendo i versi declamati da un attore ha capito cos’ha suonato. Quando lui era presente, ti soffermavi più sui semplici gesti, sull’arancia che sbucciava in cucina, sulle sue battute. Su ‘La buona novella’, mentre io ne rimarcavo la grandezza, lui rispondeva: ‘Ci ho guadagnato un sacco di soldi’. Voleva sempre sminuire…
Presenta il libro: com’è è strutturato, quale la scintilla originaria da cui è scaturita l’idea?
Nel terzo capitolo c’è la scintilla originaria: chi è Cristo oggi? Forse avrei dovuto iniziare da lì, però ho deciso di dare l’avvio al libro con un capitolo intitolato ‘Vite corsare’, in cui ripercorro la loro biografia. Il secondo capitolo va dentro l’opera: per quanto tutte le loro opere abbiano il filo rosso della spiritualità laica, ‘Il vangelo secondo Matteo’ e ‘La buona novella’ ne sono il punto centrale. Poi, ho approfondito il discorso sul potere, sulla musica (anche Pier Paolo era musicista), sul dialetto (friulano e romanesco per Pasolini, genovese, gallurese, logudorese, napoletano per Faber), sulla natura (per De André era l’assoluto). Infine, scrivo di vincitori e vinti, del prossimo, riprendendo il terzo capitolo e richiamando il titolo. Mentre è semplice, infatti, invocare Dio, non lo è aiutare un migrante. Il libro si conclude poi, in appendice, con un’intervista a Don Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al porto, che accoglie persone in difficoltà. Don Gallo aggiungeva ai vangeli canonici, un quinto vangelo: quello di Fabrizio. Affermava che la chiesa è cristiana solo quando è umana, laica e povera. Tra l’altro Fabrizio con Don Gallo portava avanti bellissimi dialoghi, in cui gli diceva: ‘Tu sei l’unico prete che non vuole mandarmi in paradiso’. Era opportuno concludere così.
C’è una poetica che sta alla base, pur nella varietà dei temi, dei tuoi libri? Cosa ti guida nello scegliere cosa scrivere?
Tenendo sempre fermo il faro di De André, tutto quello che mi suscita interessa o indignazione tra cui, come detto, Salvini con le felpe. Questo uso del sacro mi ha riportato a De André e Pasolini: è stata un’urgenza scrivere questo libro, contro i populismi che sfruttano il cristianesimo. I partiti di destra stanno portando avanti una prospettiva ideologica di ‘tutti contro’ : dall’ Islam ai migranti, e fanno un uso aberrante del cristianesimo. E sono tanti gli esempi: Salvini, Trump, Putin, Bolsonaro…
L’argomento che hai scelto può essere anche divisivo. Mi hai raccontato delle reazioni che ha avuto l’annuncio dell’uscita del libro. Tra migliaia di commenti entusiastici, qualche provocatore social ha commentato in maniera pesante l’argomento del tuo libro. Io penso che Fabrizio avrebbe qualcosa da dir loro, sei d’accordo?
Ho fatto lo stesso errore che faceva Fabrizio. Fabrizio scendeva dal solo che lo contestava in concerto e chiedeva: ‘ Perché mi hai detto così?’ . E lì iniziava la discussione. Ho risposto anche io ma non si deve dare loro spazio, anche se ti viene normale e spontaneo. A chi afferma che non si può accostare Dio e l’economia, forse sarebbe meglio non dire niente.
Nella prima domanda parlavo di Fabrizio e Pasolini come ‘classici’, e i classici si studiano nelle scuole: cosa si può trarre dal tuo libro per gli studenti di oggi?
Rispondo augurandomi che si porti in classe ‘La buona novella’, ‘Non al denaro, non all’amore né al cielo’ e discuterne. Sono lavori universali, contro la moda. Sono eterni, scritti da chi non si è mai piegato al volere del mercato e ha fatto opere scandalose. In questo, però, c’è un rischio: che l’autore diventi un’icona, un santino, come con le magliette di Che Guevara.
Scrivendo questo libro, è cambiata la tua spiritualità?
La mia spiritualità è quello che ho visto attraverso Fabrizio, standogli vicino. Aiutare tutti, non discriminare nessuno, riconoscersi negli uomini. in ‘Khorakhanè’ Fabrizio cantava: ‘Finché un uomo ti incontra e non si riconosce E ogni terra si accende e si arrende la pace ‘ . Se uno si riconosce, non si scontra. Ho visto come si comportava coi contadini, con la gente più umile. Ha fatto tanta beneficienza, a Tempio lo sanno benissimo, sappiamo nomi e cognomi. Il messaggio evangelico lo ha vissuto appieno. Ho cercato le mie risposte attraverso De André e Pasolini. Loro danno uno sguardo sul mondo e sulle relazioni e ci fanno capire che Cristo oggi si riconoscerebbe negli ultimi.
Il libro è anche una critica agli intellettuali di oggi?
Oggi non c’è più una ricerca di carattere culturale. Negli anni ’70 Pasolini e Visconti frequentavano le sedi dei partiti, aperte gli intellettuali. Ora gli intellettuali vanno nei talk show o sono chiusi nelle università. La sinistra rappresentava la capacità di individuare strade nuove e alternative. In Russia la rivolta di ottobre del 1917 diceva che tutto poteva essere cambiato. Riprendere in mano Faber e Pier Paolo ha significato, a esempio, riprendere in mano Gramsci. Fabrizio diceva che l’intellettuale può essere anche un ciabattino che, magari, rientrato a casa doveva fare i conti con le sue ristrettezze economiche. Gli artisti, poi, quando sono liberi, son un anticorpo della società. Abbiamo bisogno di artisti e intellettuali liberi. Oggi gli intellettuali dove stanno?