Un gesto antiviolenza che salva le donne

di Nicola Altea, docente di Lettere Classiche al Liceo Classico Siotto di Cagliari, laureato in Giornalismo

Come da missione del nostro giornale, ci avviciniamo alla giornata del 25 novembre riflettendo sull’importanza dell’informazione e della sensibilizzazione nella lotta alla violenza di genere

Il pollice serrato entro le altre dita della mano che lo stringono e lo liberano a intervalli. È bastato un gesto così semplice a salvare da un’aggressione una donna romana di 39 anni. A trattenerla con forza in una strada nei pressi della stazione Termini a Roma un giovane tunisino di 38 anni che, dopo averle offerto del crack, le ha chiesto in cambio un rapporto sessuale. Al rifiuto di lei l’uomo ha iniziato a palpeggiarla e a minacciarla. Decisivo il passaggio di una volante della polizia: i militari, richiamati dal gesto antiviolenza della donna, l’hanno immediatamente soccorsa. Il tunisino, invece, è ora sottoposto a fermo di indiziato di delitto e si trova in custodia cautelare in carcere in attesa del completamento delle indagini e del pronunciamento delle competenti autorità giudiziarie. I fatti sono avvenuti lo scorso 2 novembre, ma la notizia è stata diffusa solo martedì.

La cronaca delle ultime ore ci restituisce, così, l’ennesimo caso di violenza contro le donne. Una mano usata con accortezza e la prontezza di alcuni agenti hanno fortunatamente evitato il peggio. 

Il “signal for help”, quelle dita che hanno imparato come chiedere aiuto, sono senz’altro figlie di una cultura dell’informazione e della prevenzione, che evidentemente sta dando qualche frutto. Investire risorse ed energie in questa direzione e incrementare nel contempo tutte le iniziative volte a diffondere presso gli uomini la cultura del rispetto e dello spossesso sono un passo fondamentale per affrontare con successo la piaga sociale della violenza di genere. 

Scuola, famiglia, istituzioni educative e culturali, attori politici sono chiamati a svolgere in tal senso la propria parte. Mi piace ricordare, allora, quanto possa essere stato importante, nel dicembre dello scorso anno, il laboratorio con cui la scuola in cui insegno ha sensibilizzato tanti giovani studenti e studentesse su un tema così attuale e delicato. Erano trascorse poche settimane dall’omicidio di Giulia Cecchettin, e in quella occasione tutti abbiamo imparato, tra l’altro, l’utilità e il significato proprio di quel semplice gesto antiviolenza che qualche giorno fa ha salvato la giovane donna romana. 

La violenza contro le donne resta un problema sempre vivo, anche in Sardegna. Mentre si avvicina la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il prossimo 25 novembre, il pensiero non può non correre al caso di Francesca Deidda, la giovane donna di San Sperate uccisa in casa lo scorso maggio e il cui corpo è stato ritrovato a luglio all’interno di un borsone nelle campagne lungo la statale 125; in carcere con l’accusa di omicidio il marito Igor Sollai. In una recente intervista la garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, promotrice degli Stati Generali dell’Infanzia tenutisi a Sassari il 25 e 26 ottobre scorsi, ha lanciato l’allarme, affermando che nell’ultimo anno i femminicidi nell’Isola sono aumentati del 200% rispetto all’anno precedente.  

Il cammino nel nostro Paese e nella nostra regione per un cambio di paradigma culturale è ancora lungo, ma occorre insistere nella formazione e nella prevenzione, affinché gli episodi di violenza contro le donne finiscano. Perché le mani delle nostre donne sempre meno si stringano a chiedere aiuto e invece si aprano sempre più a ricevere gesti di rispetto. 

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