di Daniele Madau

Al netto di ogni trionfalismo da parte del governo in carica- che rientra nel gioco delle parti- l’ enorme divario che ci separa, in termini di benessere e tenore di vita, dai Paesi che fino agli anni Ottanta erano i nostri diretti competitori, Germania Gran Bretagna e Francia – per non parlare degli Stati del nord- , ha tra le altre cause anche la considerazione che si ha, e si è avuto, della scuola negli ultimi decenni. L’ultima riforma organica, tra luci e ombre, è stata quella del governo Renzi, poi smantellata in sede di accordi sindacali. Dopo una miopia sinceramente inquietante, assai poco lungimirante e colpevole, tutti adesso ne paghiamo le colpe. E se la destra, o il centro-destra, al governo ha mantenuto fede alla sua visione antistatale- a volte con tratti ideologici- e imprenditoriale poco attenta al valore anche economico della cultura, commettendo così un clamoroso errore di prospettiva, il centro-sinistra ha tradito Gramsci, il concetto di nobiltà e di elevazione dato dalla cultura anche per i ceti meno abbienti e l’idea dell’istruzione come ascensore sociale, a cui i nostri genitori hanno creduto, perché questo avevano vissuto, e per la quale hanno sostenuto anche ingenti spese. E così mentre gli Stati citati sopra hanno raggiunto un benessere sociale tale da attrarre i nostri giovani in una drammatica emigrazione di massa, soprattutto culturale, i nostri governi sono riusciti a ottenere una incredibile serie di risultati tali da portarci agli ultimi posti di tutte le graduatorie europee riferite ad aspetti positivi della società civile. l’Italia è invecchiata, sta attraversando un inverno demografico e offre stipendi che, unici tra gli altri Stati, sono decresciuti negli ultimi anni. In poche parole non ha speranza. Ha tradito, poi, tutte le componenti della scuola: gli studenti che, una volta concluso il ciclo di studi superiori, ha trovato un’università in preda ai baroni che spesso bloccavano il loro ingresso nel mondo della ricerca; ha tradito gli insegnanti, che non hanno visto valorizzato i loro impegno; anzi, hanno visto perdere il prestigio sociale e aumentare a dismisura le incombenze. Hanno tradito le famiglie, i collaboratori scolastici e i dirigenti: tutti coloro che concorrono a far sì che la scuola sia un ambiente educante. Esemplificativo di questo modo lunare e paradossale di rapportarsi con la scuola, sono alcune uscite di Giorgia Meloni e del ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, eredi del berlusconismo gelminiano, che favoriva le olgettine rispetto ai meritevoli. La presidente del consiglio in un istituto agrario ha affermato: ‘Questo è il vero liceo’ . Le ha fatto eco il ministro che, oltre ad aver aperto le porte a un possibile bonus da 1400 euro per ogni iscritto a un istituto privato, ha affermato che sarebbe andato in ogni terza media per sostenere le iscrizioni agli istituti professionali o tecnici. Ha davvero poco senso, oltre che essere nociva, questa competizione e questa discriminazione del liceo: se non altro per la tradizione che i nostri studi classici hanno avuto e per l’influenza di De Santis e Croce. Soprattutto, però, Meloni e Valditara ignorano il buon senso e l’articolo 147 del codice civile, che indica come i ragazzi debbano essere sostenuti nelle scelte secondo le ‘proprie inclinazioni’: solo questo, solo questa è la luce. Ma qui siamo davanti alle tenebre, quelle dell’ignoranza. E l’ignoranza produce mostri, dei quali la vittima preferita è la scuola. E con essa tutti noi.