Il racconto del Cagliari: tra Davide e Golia, questa volta passa la dea Atalanta.  E corre verso lo scudetto.

di Daniele Madau

Carnesecchi vola su Piccoli- foto Eurosport

XVI giornata, Unipol Domus/CAGLIARI-ATALANTA 0-1

Cagliari (4-3-2-1): Sherri 6; Zappa 6, Mina 7, Luperto 6.5, Augello 6 (71’ Obert); Makoumbou 6 (77’ R. Marin), Adopo 6, Deiola 6.5 (71’ Gaetano); Zortea 5.5(77’ Pavoletti), Luvumbo 5.5 (52’ Felici); Piccoli 6. All.: Nicola.

Atalanta (3-4-2-1): Carnesecchi; Kossounou, Hien (46’ Djimsiti), Kolasinac; Bellanova, Pasalic (64’ Samardzic), Ederson (64’ Zaniolo), Ruggeri; Brescianini (46’ De Roon), De Ketelaere; Retegui (46’ Lookman). All.: Gasperini.

Arbitro: Luca Pairetto di Nichelino.

Gol: 66’ Zaniolo (A).

Assist: Bellanova (A, 0-1).

Note – Recupero: 2+4. Ammoniti: Luperto, De Roon, Augello, Zaniolo, Obert, Kolasinac.

Nella sfida tra la dea Atalanta e il re Davide, poteva finire pari o, addirittura, poteva vincere il piccolo Davide, in una variante della sfida contro Golia. Ma se è vero – come ha detto Fonseca- che giocare col Cagliari è più difficile che giocare contro il Real Madrid, l’Atalanta -pur avendo vinto, mentre aveva perso proprio con il Real Madrid tre giorni fa,- questa vittoria l’ha sudata. I bergamaschi, infatti, sono sembrati meno propositivi, meno oppressivi e meno dinamici del solito, pur tenendo sempre la squadra alta; mentre i rossoblu, soprattutto nel primo tempo e nell’arrembante finale di partita, hanno occupato bene la metà campo avversaria, tenendo stretti i reparti e a volte anche provando a verticalizzare e a sorprendere alle spalle gli avversari. Per entrambe le squadre le occasioni si sono avute nel primo tempo, inaugurate da Brescianini e poi, in serie, tutte per i padroni di casa che, in tre circostanze di seguito, hanno tirato addosso al portiere da distanza molto ravvicinata; oppure è il portiere che è stato particolarmente bravo a chiudere la porta: punti di vista. Quando, invece, puoi inserire dalla panchina  Zaniolo e Lookman, non è più questione di punti di vista ma di risorse che solo una squadra che lotta per lo scudetto può tenere nella riserva aurea della panchina. Il primo, infatti, segna di piatto su traversone dalla destra, su l’unica vera disattenzione della difesa; il secondo, sull’altra fascia, semina il panico e i suoi avversari come in una discesa di supergigante e con il suo classico tiro a rientrare sul primo palo quel palo lo colpisce, per poi vedere il pallone percorrere la linea di porta e uscire. Escono allo scoperto tutti i tifosi lombardi presenti in tribuna, che è sempre un bel melting pot, un crogiuolo di provenienza  diverse e tifo diverso, dato che dietro di me i più accaniti tifosi sembrano proprio di origine napoletana, e tifano Cagliari, nonostante la tradizionale rivalità tra i rossoblu’ e i partenopei. Ci sono anche tanti bambini tifosi del dell’Atalanta che, mentre tifano i loro beniamini, guardano alla curva Futura, piena di bambini delle elementari che tifano il Cagliari e, si vede, che vorrebbero stare con loro: sarebbe bello, sarebbe davvero un bell’ esperimento vedere le due piccole tifoserie insieme, mentre i quattro minuti di recupero svaniscono e l’Atalanta ha la certezza di restare in testa alla classifica e conquista la dodicesima vittoria: per dire, ne ha sei in più della Juve. E, se, come si dice sempre, lo scudetto passa anche per queste vittorie un po’ sporche, furbe e poco meritate, la dea – o, meglio, l’eroina- Atalanta quest’anno potrebbe davvero concludere la sua corsa non con un matrimonio col suo pretendente ma con uno scudetto

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