di Daniele Madau
Nel XVIII secolo, il giurista inglese Blackstone fu il primo a citare l’impiego del principio giuridico dell’habeas corpus già nel 1305. Tale principio è garanzia dell’irrevocabilita’ dei diritti fondamentali – dovuti dal fatto di possedere un corpo- di coloro che sono in stato di detenzione. È la base della giurisdizione moderna e delle democrazie.
Nasce nel periodo e nell’ambito delle monarchie, di cui vuole limitare il potere, perché non diventi assoluto. Il potere assoluto è solo quello delle leggi, a cui si sottoposero coscientemente, pena la vita, anche Socrate e Gesù.
Tale principio fu un ponte verso l’umanesimo e la modernità in generale ed è talmente fondante da essere sempre oggetto di riflessione, anche ai giorni nostri.
È nel patrimonio politico del centro destra il concetto di sicurezza, per cui tutti noi rinunciamo a una parte delle libertà personali, per vivere in serenità e, appunto, sicurezza.
Anche questo concetto, però, non deve diventare assoluto e ledere libertà e diritti personali fondamentali, quali quelli dell’integrità psicofisica della nostra persona. Lo Stato, lungi dal promulgare leggi che possano ledere tali diritti dovrebbe essere garante di queste libertà fondamentali: e, questo, soprattutto con le forze dell’ordine. Noi non dobbiamo temere le forze dell’ordine, dobbiamo avvertirle sempre come custodi dei nostri diritti fondamentali, dalla nostra parte.
I ministri, etimologicamente servitori, e il potere politico in genere, ha il dovere, perciò, di mostrare equità nell’indicare, promuovere e valorizzare il rispetto verso l’autorità e le forze dell’ordine, così come quello di pretendere dalle stesse il mantenimento del principio dell’habeas corpus.
I decreti sicurezza, la nuova normativa del codice della strada, il linguaggio -che sia quello di Meloni, Salvini o dei carabinieri che inseguivano Ramy – per non parlare, poi, di comportamenti criminali passati come quelli contro Stefano Cucchi, nascondono- chi più, chiaramente, chi meno- il rischio, sempre presente, che quel principio fondamentale sia disatteso: sarebbe un rischio grave, da non sottovalutare.
Tutto questo non giustifica le violenze delle proteste di Roma, anzi: chi lotta per i diritti lo dovrebbe sempre fare pacificamente, con la forza delle leggi, sul principio dell‘ habeas corpus. Tali inaccettabili violenze, tuttavia, le avrei definite ‘gravissime’ e non ‘ignobili’, termine violento della malavita.
Anzi, avrei sottoscritto – e presentato ai contestatori- quanto detto dal padre di Ramy: ‘non accettiamo le violenze, vogliamo solo giustizia’