di Cristiana Meloni


Da oltre 800 anni, Francesco d’Assisi continua a parlare al cuore dell’umanità, ispirando generazioni con il suo messaggio di umiltà, bellezza e fraternità universale. La sua figura, ancora oggi oggetto di studi, ammirazione e dibattiti, attraversa i secoli senza perdere né forza né rilevanza. Lo testimoniano le innumerevoli mostre, trasmissioni televisive, rappresentazioni teatrali e libri che ne celebrano la figura. In occasione dell’ottavo centenario del Cantico delle Creature, anche La Riflessione si unisce a questa memoria con un contributo che ne approfondisce la straordinaria attualità.
Scriveva Dante Alighieri nel XI Canto del Paradiso che “nacque al mondo un sole” (v. 50). Quale immagine poetica migliore per rendere omaggio a Francesco d’Assisi, figura centrale della spiritualità cristiana e della storia culturale e umana del nostro Paese. Egli fu un uomo rivoluzionario e straordinariamente moderno, capace di guardare con lucidità e senza pregiudizi un’epoca segnata da violenza, sopraffazioni e disprezzo per i più deboli, quale fu il XIII secolo. Questo periodo, infatti, era attraversato da grandi contraddizioni: da un lato, l’Europa viveva un’importante espansione economica e urbana, con l’Italia al centro di intensi scambi commerciali e culturali. Dall’altro, la Chiesa, pur detenendo un immenso potere spirituale e temporale, si trovava a fare i conti con fenomeni di corruzione e “politicizzazione”, che compromettevano il legame con le esigenze più autentiche dei fedeli. In questo contesto di tensione e crisi, Francesco divenne portatore di un messaggio controcorrente, basato sull’umiltà, sulla povertà e sul ritorno alla purezza evangelica. La sua testimonianza rispondeva con forza al bisogno di rinnovamento spirituale e sociale, offrendo un’alternativa concreta al declino di valori che segnava il secolo.
Proprio in queste ultime settimane si sono aperte le celebrazioni per l’ottavo centenario del Cantico delle Creature, l’opera più famosa e studiata del santo di Assisi. Secondo le fonti biografiche, venne composta in una fredda mattina di primavera del 1225, mentre si trovava a San Damiano, gravemente provato da una malattia agli occhi che lo rese cieco. Le sue condizioni erano tali che perfino un solo raggio di sole gli causava un dolore insopportabile. Eppure, così si apre il testo:
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
Questo importante anniversario rappresenta, dunque, un’occasione preziosa per riflettere ancora oggi sull’eredità spirituale e letteraria di Francesco, il quale, a distanza di secoli, continua ad ispirare intere generazioni di uomini e donne. Infatti, nonostante la quantità ingente di studi e scritti, la sua voce non smette di aprire interessanti e profondi spazi di riflessione, sorprendentemente attuali.
Laudato sie, mi' Signore. cu, tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te Altissimo, porta significatione.
Uno dei suoi aspetti più affascinanti risiede, senza dubbio, nel non appartenere esclusivamente a chi professa un credo, ma nell’essere davvero quel “fratello di tutti”, disponibile a un dialogo rispettoso e inclusivo che supera ogni barriera: dalle religiose alle culturali e sociali. Questa visione universale si riflette pienamente nel Cantico, dove ogni elemento del creato viene percepito come parte di una grande fraternità. Le creature non sono semplicemente oggetti da contemplare, ma manifestazioni del divino, fratelli e sorelle che condividono con l’uomo e la donna il dono dell’esistenza.
Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
Il creato – dal sole alla luna, dalle stelle al fuoco e all’acqua – è un dono prezioso da cui si riceve “sustentamento” continuo. Questo legame profondo con la natura richiama con urgenza la crisi ecologica attuale, invitando a riscoprire un rapporto di responsabilità verso l’ambiente. Non si è padroni del creato, ma custodi, chiamati a preservare e rispettare ciò che è stato affidato all’umanità. Riconoscere quanto si dipenda dai doni di “sora nostra matre Terra” e quanto essa necessiti di cure è una consapevolezza che richiede un impegno concreto, rivolto non solo al presente, ma anche alle generazioni future.
Laudato si', mi' Signore, per sor'Aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
La profondità del testo risiede, inoltre, in uno sguardo che va oltre la superficie, capace di non lasciarsi sopraffare dalla durezza della vita e di scorgere bellezza e luce anche nei momenti di dolore e sofferenza. Lo sguardo di Francesco non è quello di chi si sottrae alla realtà, ma di chi la accoglie in tutta la sua complessità, senza giudicarla ma abbracciandola. I versi del componimento si traducono così in gesti concreti, incontri significativi, scelte coraggiose e in un continuo cammino verso l’altro. Il santo di Assisi è, infatti, l’uomo dell’azione: non si limita a contemplare o a lodare, ma agisce. La sua è una fede che si incarna nel quotidiano, che osa mettersi in gioco per costruire ponti e lottare per il bene difficile contro il male facile.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructu con coloriti flori et herba.
Il celebre incontro con il sultano Malik al-Kamil, durante la Quinta Crociata, è emblematico di questo sguardo profetico. Il gesto audace rappresenta un’alternativa di pace in un contesto di guerra interminabile e infruttuosa. Attraverso il dialogo con coloro che venivano considerati “infedeli”, Francesco traccia un percorso nuovo, una strada di comprensione e riconciliazione, da percorrere con fiducia.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosteranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano, incoronati.
In questo senso, anche la scelta del volgare rispetto al latino assume un significato profondo: non è una semplice preferenza linguistica, ma un atto di apertura e inclusività. Francesco desidera che il suo messaggio sia comprensibile e accessibile a tutti, affinché ciascuno, indipendentemente dalla propria condizione sociale, possa sentirsi parte di una fraternità universale.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Il componimento si chiude con un invito alla lode persino per la morte, chiamata affettuosamente “sora”. Una scelta che può sembrare paradossale o persino inquietante, ma che racchiude un messaggio importante e profondamente umano: accettare la fragilità dell’esistenza è ciò che conferisce valore e autenticità a ogni istante della vita. Questa consapevolezza non annulla il dolore, ma lo trasfigura, rendendo eterno ciò che si vive e lasciando un segno capace di sopravvivere al tempo e alla storia.
Forse non è un caso, dunque, che le prime pagine della nostra letteratura si aprano con un inno di lode. Francesco, nel suo Cantico, sembra voler ricordare ancora che, nonostante le ferite e le difficoltà che attraversano ogni epoca, è sempre la bellezza a sopravvivere. Una bellezza che diventa un faro e illumina il cammino di ciascuno, verso qualcosa di più grande.
Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cu, grande humilitate.
Una opinione su "Una Lode che supera il tempo"