di Daniele Madau
Unipol Domus, XXI giornata serie A/ Cagliari- Lecce: 4- 1(42mo Pierotti, 60mo Gaetano, 65mo Luperto, 79mo Zortea, 84mo Obert)
CAGLIARI (4-4-1-1): Caprile 5.5; Zappa 6, Mina 6.5, Luperto 6.5, Obert 7, Zortea 6.5, Makoumbou 6 (Marin 54mo, 7), Adopo6 (Deiola 54mo, 7), Felici 6 (Augello 73mo, 7); Viola 6(Gaetano 54mo, 7); Piccoli 6. All. Nicola.
In panchina: Iliev, Sherri, Augello, Lapadula, Deiola, Prati, Marin, Jankto, Wieteska, Palomino, Pavoletti, Azzi, Gaetano, Kingstone.
LECCE (4-3-3): Falcone; Guilbert, Baschirotto, Jean, Dorgu; Coulibaly (Karlsson), Pierret, Helgason (Ramadani 63mo); Pierotti (Bonifazi 56mo), Krstovic (Rebic 63mo), Tete Morente. All. Giampaolo.
Arbitro: Sacchi /Assistenti: Perrotti- Dei Giudici/ Quarto ufficiale: Aureliano/ Var: Serra- Mazzoleni
Espulsi: Rebic 72mo
Spettatori: 16.306


Sulla destra della tribuna stampa, oltre la Curva Futura- cuore del tifo rossoblu’ insieme alla Curva Nord- , si intravedono i palazzi di S. Elia: storicamente, uno dei quartieri più a rischio povertà e criminalità di Cagliari. È lì che ho lasciato la macchina, in un parcheggio libero per il quale ho dovuto dare qualche moneta a un signore del posto, per controllarla.
Tutt’intorno, ancora, il degrado: una città che, tramite uno sport di così grande impatto come il calcio, non è riuscita ad affrancare S.Elia e la sua gente da un destino di strade non asfaltate e grigiore di cemento.
Ho deciso, allora, prima ancora di entrare allo stadio, il titolo dell’articolo.
Del resto, la bellezza dovrebbe essere dappertutto, come un diritto: dal raggio di sole che, smentendo le previsioni, ferisce di luce il terreno dell’Unipol, all’interpretazione di gioco delle due squadre che- nelle intenzioni degli allenatori- dovrebbero conquistare il campo e offrire sprazzi di bel gioco.
Sono entrambi in piedi, gli allenatori, con Giampaolo che, forse per rendere omaggio al più celebre allenatore pugliese, Oronzo Cana’, sembra più agitato del solito.
Dopo 15 minuti di equilibrio- con un tiro da ottima posizione di Krstovic che – scoordinato- tira inevitabilmente alto, il Cagliari prende il controllo. Felici, Adopo e Luperto minacciano la porta pugliese, prima di un nuovo tentativo di Krstovic e di due nuovi tentativi, entrambi in acrobazia -testa e tacco- di Piccoli e Luperto.
Bellezza può anche essere la salvezza: è questo che si giocano le squadre e, per farlo, il Cagliari recupera Mina e preferisce Viola a Gaetano.
La linea di difesa rossoblu’ è alta ma il dominio non è completo: così al 42mo, su contropiede e cambio di gioco rasoterra da sinistra a destra, Pierotti- sempre con un rasoterra dal limite- prende in contropiede Caprile e, per l’incontenibile gioia dei tifosi ospiti, porta in vantaggio il Lecce. Poco prima a Viola era stato annullato un goal per una spalla in fuorigioco: e sì che la regola dovrebbe cambiare, ma sarà sempre troppo tardi…
Nel secondo tempo, Marin, subentrato, prova a prendere subito la regia del film cagliaritano, per cambiare il finale. Piccoli, però, interpreta male la parte e, di testa, tira a lato.
Magnifici interpreti, invece, del pareggio sono Deiola e Gaetano: tacco del primo e pallonetto- a tu per tu col portiere- del secondo. Gran classe, inaspettata. Trama in crescendo: Deiola, da lontanissimo, costringe in angolo il portiere avversario e, sugli sviluppi, Luperto, con un tocco impercettibile e forse involontario, capovolge il risultato. Sarà stato voluto? Resterà un mistero della sceneggiatura. Per re Davide e per il pubblico- che pure ha pagato il biglietto- il film potrebbe finire qui, ma lo spettacolo deve andare avanti, anche perché il meglio deve ancora venire, sempre tinto di rossublu’. Al 72mo viene espulso Rebic, al 78mo Augello calcia a lato di poco, all’80mo Zortea, in odore di nazionale, incorna per il 3-1.
Soprattutto, però, all’84mo Obert segna un goal che neanche Messi…esageriamo, ma è bello questo finale da sogno, da salvezza, da festa. Da grande bellezza.