L’informazione nell’era digitale: strumento di libertà o disuguaglianza?

di Cristiana Meloni

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca come 47° presidente degli Stati Uniti segna un nuovo capitolo nella politica americana e globale. Al centro del suo discorso di insediamento, temi come la libertà di espressione, l’energia e la politica internazionale si intrecciano con il ruolo sempre più cruciale delle piattaforme digitali. Con la partecipazione di Mark Zuckerberg ed Elon Musk, protagonisti del mondo tecnologico, si apre un dibattito sulle potenzialità e i rischi dei social network, strumenti che promettono connessione ma nascondono insidie legate a manipolazione e controllo.

Il 20 gennaio Donald Trump ha fatto il suo ritorno alla Casa Bianca, assumendo ufficialmente l’incarico di 47° presidente degli Stati Uniti. La cerimonia di insediamento, tenutasi all’interno del Campidoglio a Washington D.C., si è svolta davanti a circa 700 persone, una partecipazione contenuta a causa delle condizioni meteorologiche avverse.

Nel suo primo discorso presidenziale, Trump ha delineato una serie di ordini esecutivi che plasmeranno la sua agenda politica nei prossimi anni. Tra le priorità, la difesa della libertà di parola, con l’obiettivo di porre fine a quella che ha definito come “censura governativa”, un riferimento velato ma diretto alla moderazione dei contenuti sui social media. Il neo-presidente ha anche affrontato il tema dell’energia, dichiarando l’urgenza di proclamare uno stato di emergenza energetica per potenziare la produzione petrolifera nazionale. A ciò si aggiunge la decisione di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, marcando un allontanamento dalle politiche climatiche globali. 

Per quanto riguarda la politica estera, Trump ha citato il conflitto tra Israele e Hamas, suggerendo un approccio più deciso e, parallelamente, ha menzionato un ambizioso piano per la colonizzazione di Marte, che secondo lui rappresenterebbe una nuova frontiera per l’America. Non meno controversa è stata la promessa di revocare le politiche di diversità, equità e inclusione adottate dal suo predecessore Joe Biden, ripristinando il riconoscimento ufficiale di soli due generi, maschile e femminile. In chiusura, ha ribadito l’intenzione di rafforzare la posizione degli Stati Uniti come potenza leader mondiale, dichiarando: non bisogna credere che qualcosa sia impossibile da fare in America.

Tra le personalità presenti alla cerimonia di insediamento spiccano due figure di rilievo del mondo tecnologico e imprenditoriale: Mark Zuckerberg ed Elon Musk. Zuckerberg, celebre informatico e imprenditore statunitense, è noto per essere il cofondatore di Facebook e dal 2004 presidente e amministratore di Meta Inc., azienda che continua a plasmare il panorama digitale globale. Al suo fianco, Elon Musk, amministratore delegato di Tesla e figura chiave dell’innovazione tecnologica, che ricopre anche il ruolo di cofondatore di OpenAI, oltre a essere proprietario e presidente di X.

Negli ultimi giorni, numerosi articoli hanno analizzato la loro presenza all’evento, sollevando questioni importanti. La loro partecipazione ha suscitato grande interesse, soprattutto in relazione alle critiche legate alla gestione delle loro piattaforme. Se da un lato le tecnologie digitali hanno reso le notizie immediatamente accessibili, aprendo nuovi spazi di dibattito, dall’altro hanno sollevato sfide complesse legate alla manipolazione delle notizie e a una crescente disinformazione. Tale aspetto è ancora più vero se si tiene in considerazione lo stretto legame che intercorre tra politica e tecnologia. Un legame che si manifesta spesso in dinamiche poco trasparenti, dove il confine tra le due sfere si fa sempre più labile. La rete ha, infatti, trasformato la politica in un fenomeno mediatico, influenzando le campagne elettorali e amplificando ideali che, in alcuni casi, non rispettano i principi democratici. 

La presenza e l’entusiasmo di Zuckerberg e Musk assumono un significato particolarmente controverso, soprattutto alla luce di uno dei temi centrali del discorso di Trump. Il neo-presidente ha annunciato che non vi sarà più alcun controllo sulle notizie condivise, proclamando una difesa della libertà di espressione e di parola. Sebbene questa dichiarazione possa inizialmente sembrare una tutela di uno dei diritti fondamentali dell’individuo, essa nasconde delle implicazioni più complesse. La nazione più potente al mondo si trova ora sotto la guida di una figura politica che, in passato, non sempre ha dato prova di oggettività e lealtà nella divulgazione delle informazioni, ed è affiancata da alcuni tra i più influenti attori dei media globali. Questo connubio tra un leader controverso e i magnati dell’informazione solleva importanti interrogativi su come la verità possa essere in realtà espressione di “pochi”, di chi in fondo detiene il controllo.

Una realtà inquietante che rischia di annullare i principi fondanti dei social network. Questi, infatti, nascono con l’intento di offrire a ciascuno la possibilità di far sentire la propria voce, creando spazi di confronto e connessione aperti a tutti. Lungi dal sostituire le relazioni umane reali, dovrebbero rappresentare uno strumento complementare, capace di rendere l’uomo più libero, più consapevole e in grado di ampliare i propri orizzonti.

Tuttavia, questa libertà non può e non deve essere esercitata a discapito degli altri. Al contrario, deve scaturire da una saggezza che si esprime con rispetto, orientandosi verso il dialogo e la costruzione di ponti. Anche se ciascuno è chiamato a esprimere la propria opinione, l’obiettivo finale dovrebbe essere quello di creare un’unica voce collettiva, capace di perseguire il bene comune.

Nel loro potenziale più elevato, i social media riescono proprio in questo: dare voce a chi altrimenti ne sarebbe privo, denunciare ingiustizie e discriminazioni, e favorire il dibattito su temi cruciali per la società. Affinché ciò avvenga, però, è essenziale che l’espressione personale si orienti verso un obiettivo condiviso, dove il bene collettivo prevale sugli interessi individuali o di parte. Purtroppo, questi presupposti sembrano venire meno con la politica di Trump, che, nella sua ricerca di una libertà senza freni, rischia di svuotare i social della loro funzione di dialogo costruttivo e inclusivo, promuovendo piuttosto una narrazione unilaterale e polarizzante.

In conclusione, sorgono spontanei alcuni interrogativi: i social rendono l’uomo davvero parte attiva nella costruzione di una società più equa e moderna, o lo trasformano in un elemento passivo, simile a un burattino che crede di muoversi liberamente, mentre in realtà sono altri a tirare i fili? E ancora, l’idea di Trump secondo cui “non bisogna credere che qualcosa sia impossibile da fare in America” può essere applicata anche al mondo digitale? Siamo davvero in grado di trasformare queste piattaforme in strumenti che promuovano libertà, inclusione e progresso, o resteranno vincolate agli interessi di pochi, alimentando divisioni e disuguaglianze?

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora