‘Non sono ricattabile’: i perché non sembra essere una verità

di Daniele Madau

Excusatio non petita, accusatio manifesta, una scusa non richiesta è una manifesta accusa: la saggezza del mondo classico sembra ben adattarsi al videomessaggio in cui la presidente Meloni avvisa gli italiani di aver ricevuto una denuncia da un cittadino.’Non sono ricattabile’, infatti, ha detto in conclusione, con una sorta di excusatio non petita.

Ripercorriamo quanto successo: l’avvocato Li Gotti ha denunciato Giorgia Meloni e i ministri Nordio e Piantedosi per favoreggiamento e peculato nella vicenda Almasri, il torturatore libico rilasciato in patria con volo di Stato, a fronte di una richiesta di arresto della Corte Penale Internazionale. La procura che ha ricevuto la denuncia ha poi, come da procedura, trasmesso gli atti al tribunale dei ministri, ‘omessa ogni indagine’, cioè senza effettuare indagini.

La presidente, però, con una informazione non corretta non si sa quanto cosciente, ha parlato di ‘avviso di garanzia’; ed è stata solo la prima di una lunga serie di inesattezze, alcune anche paradossali, rasentanti, dispiace ammetterlo, il ridicolo: come quando ha definito Li Gotti uomo di sinistra. Omettendo il suo passato nel Movimento Sociale. In più, si potrebbe dire impunemente, lo ha anche accusato, davanti agli italiani,  di aver difeso i mafiosi, quando Li Gotti ha difeso i collaboratori di giustizia pentiti, quindi, piu’ precisamente,  contro la mafia.

Bisogna riflettere, con verità e durezza, quando è necessario. È dovere del giornalismo, come contropotere. È molto grave quanto successo, dovrebbe essere un punto di non ritorno nella coscienza degli italiani. Ma, come disse Flaiano, spesso, in Italia, la situazione è grave ma non è seria. Rasenta talvolta il ridicolo, come già detto. Se ne sono accorti, purtroppo,  in Libia, come da video dell’accoglienza trionfale in patria di Almasri tra gli sbeffeggi per gli italiani. Non del governo, non di Piantedosi e Meloni: degli italiani.  Di noi che facciamo sacrifici, paghiamo le tasse, lavoriamo ogni giorno per quel po’ di serenità nostra e dei nostri cari. Sbeffeggiati perché il ministro degli interni ha liberato un terrorista in quanto era ‘di estrema pericolosità ‘, con un ossimoro così palese da lasciare come stupefatti davanti a questa sorta di incompetenza. Perché la presidente del consiglio, dopo aver ripetuto piu’ volte che non avrebbe lasciato tregua ai trafficanti di uomini, è costretta a liberarne uno, mentre 40 migranti venivano portati, quasi contemporaneamente, in Albania.  Questo perché, contrariamente a quanto ripetuto- senza l’efficacia della prima volta- sembra, purtroppo, ricattabile: se non avesse consegnato Almasri, sarebbero aumentati i migranti dalla Libia. Questo è,  propriamente,  un ricatto. Ciò accade quando si stabiliscono accordi con soggetti, e Stati, che non riconoscono il diritto. È capitato anche con altri governi, ma sembra la prima volta con un quadro ricamato di inesattezze. Quella sulla ricattabilita’ è, infatti, solo l’ultima di una serie: dirette, forse coscienti, quasi senza pudore. Il governo perde stabilità, trascinato da incompetenza e inesattezze, e quindi malcelato imbarazzo. È doveroso scorgerlo e ammetterlo.

I rappresentanti  politici che hanno sempre legittimamente parlato, come parte del loro patrimonio politico- e continuano a farlo nei videomessaggi-  di onore, testa alta, dovere, legalità, prima gli italiani, dovrebbero essere i primi a testimoniarlo, risparmiarci umiliazioni e inesattezze, se non vogliono rasentare il ridicolo. Vale per ogni partito e programma politico, è doveroso ricordarlo, e il giornalismo deve sempre essere pronto a mettere in pratica la preziosa arte della riflessione con chiunque, senza fomentare toni troppo forti. Anche ammettendo che, ormai, il ridicolo sembra una categoria politica. E noi, non da ora, purtroppo, ci stiamo abituando a situazioni gravi ma non serie.

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